E mentre il sole, al crepuscolo, si coricava dentro le placide acque del Po, cominciavo ad assaporare quel gusto speciale che ha la città di notte. Torino…è ancora Natale, tra poco Capodanno, poi l’Epifania. Ma stasera è solo mia questa città che mi accoglie vestita a festa, tutta luccichio e splendore!
Abbandono la macchina e comincio a camminarci dentro trascinata da una folla che vuole essere festosa e in sintonia col periodo che non desidera pensieri. Ma i miei pensieri sono altri, non ho una meta precisa, cammino tra strade maggiori e quelle più piccole, laterali. Le più popolate e le più nascoste, le più illuminate e le più oscure.
I monumenti illuminati, le strade agghindate da luminarie strepitose a voler far credere che non c’è più nulla da temere, che tutto s’è aggiustato. I ragazzi che parlano, ridono, scherzano seduti sotto i grandi lampioni, ai tavolini dei bar, anche all’esterno. Si, perché oggi c’è un bel sole e quando c’è il sole torna la voglia di vivere, di rinascere. E cammino….la gente è quasi sparita, restano i tram che riaccompagnano gli ultimi rimasti.
Le strade semivuote mi cullano, le vie illuminate mi danno serenità, sicurezza. Mi rilasso in un’armonia silenziosa, è tutta per me questa città. Mi guardo intorno e penso a quanto sia bello emozionarsi per le cose semplici!
Francesca
(Foto e testo by me)
A volte il destino ti segna la strada dove camminare, tu come un'ebete la percorri senza renderti conto di dove stai andando.
Così è successo a me la notte di Natale. Io non avrei mai immaginato che nel mio quartiere esistesse una casa famiglia, per me erano tutte palazzine eleganti abitate da persone benestanti.
Un incontro casuale mi indica una chiesina all'interno di una di quelle palazzine. Come un automa mi incammino, ero curiosa di vedere con i miei occhi. Credevo, dopo 50 anni di dimora nello stesso quartiere, di sapere e conoscere tutto e tutti.
Non ero sola ma in compagnia di mia figlia Laura. Ci guardiamo e ci capiamo al volo, e andiamo verso un viale carico di luminarie.
Un suono di musica natalizia ci accoglie all'interno di un grande giardino pieno di luci nascoste tra gli arbusti di agrifoglio che spandevano frutti rossi come tante palline.
Non sapevo dove fossimo entrate e quasi quasi ero lì per tornare indietro, ma era presto per la Messa. Mentre formulo pensieri sul da farsi, mi viene incontro una bambina di colore e, porgendomi un ramoscello di vischio, mi dice “Buon Natale”.
Nel buio ho visto una persona vestita di nero, era una suora piccola di statura, mi ha fatto venire in mente Madre Teresa di Calcutta. Aveva però una carica che sprizzava energia, pareva un terremoto. Lei non ci conosceva, ci vedeva per la prima volta, eppure immediatamente ci ha indicato la porta invitandoci ad entrare.
Entriamo e restiamo a bocca aperta. Capisco che si trattava di una casa famiglia per bambini in difficoltà che, tutti insieme, festeggiavano il Natale. Vi erano persone di tutte le razze ed etnie, bimbi appartenenti a diverse culture religiose. E che importava? Gesù era per tutti.
In un grande salone decorato a festa c'erano tanti bimbi, alcuni soli, altri più fortunati con le loro mamme. Mi si avvicina un'educatrice che mi dice: "sono bambini che hanno viaggiato da soli sui barconi, hanno visto la morte in faccia e qui, ora, si sentono fortunati per essere sopravvissuti".
Mi sentivo piccola dentro, mi vergognavo dei miei ridicoli mugugni.
Ci viene offerto il pranzo non senza forte imbarazzo da parte mia, ma nello stesso tempo ero felice, mi sentivo serena e in pace circondata da quei bimbi e quelle persone. Questa era la miscela di sentimenti che provavo.
Tutti assieme, poi, ci siamo avviati nella piccola e intima chiesetta che si trovava all'interno dell'edificio, per la Messa di mezzanotte. Un bimbo in carne e ossa, di tre mesi, ha fatto il Gesù bambino. Era bellissimo color del del cioccolato.









