Nei primi anni cinquanta l'atelier di modisteria di mia madre era uno dei più importanti della città , il laboratorio era insito nell'appartamento dove vivevamo nel pieno centro di Modena.
Era composto da uno stanzone , che era il laboratorio vero e proprio . L'ingresso della casa fungeva da sala di ricevimento delle clienti ed aveva un grande specchio che prendeva tutta una parete, vi era poi un piccolo ambiente adibito a magazzino senza finestre e dal quale si accedeva sia dal laboratorio che dal resto della casa.
Il team era formato da mia madre e da cinque "lavoranti " ed ognuna aveva un compito ben definito : Liliana era la stiratrice ufficiale e maneggiava un ferro da stiro che scaldava su di una stufa e lavorava i feltri sopra una forma di legno ,con una pezza di cotone costantemente imbibita d'acqua che mandava vapori durante la stiratura. Lelia aveva il privilegio di cucire a macchina , dico il privilegio , perché la Singer elettrica ultimo modello era quanto di più sofisticato potesse allora fornire la tecnica. Gianna era l'assemblatrice , incollava con la "para" pezzi che non potevano essere cuciti , metteva fiori finti, ornamenti, grogren e spesso paillettes .
Iole faceva i "lavori di fino" , piccole cuciture quasi invisibili, Paola , che a quel tempo aveva la mia età , faceva la "piccinina" , cioè portava i cappelli alle signore , teneva in ordine il magazzino e faceva piccoli lavori di finitura. Mia madre dirigeva, tagliava ,rifiniva , assemblava e "riceveva le signore ".






