scritto da francesca il 17 11 2017
Ho cercato di fare un po’ di ordine fra le mie scartoffie e mi è capitata fra le mani una fotografia di mia madre quando era giovane. Ma non è sola, è in compagnia di altre donne più o meno della sua età. Tutte belle, semplici, ma felici. Sono sedute intorno ad un mucchio di lana stesa sopra un lenzuolo e si capisce che la stanno nettando. Ricordo che anche noi bambini si collaborava, seduti per terra si allargavano i ciuffi più aggrovigliati. Nei piccoli borghi, le donne si riunivano e si aiutavano fra di loro per rifare i materassi, la selezione delle castagne, La “scartocciata” del granturco…
In quelle facce, rivedo la mia infanzia e risento le loro voci e le risate. L’Orié, era quella che di solito dirigeva il lavoro. Le donne l’apprezzavano e la stimavano per la sua capacità e praticità. Il materasso, ritornava bello, gonfio e morbido.
Ho detto che facevo ordine, ma è una parola che io non conosco, avevo ricoperto tutto il tavolo di vecchie fotografie e cercavo di selezionarle, ma molto spesso mi fermavo e osservavo con attenzione.
Ecco che mi capita fra le mani un giovincello con i gradi di caporal maggiore istruttore con un cappello alpino, acc! Sono proprio io e, non ero neanche brutto: diciamo belloccio. Il grande Totò, diceva che è meglio abbondare. Leggo dietro: Secondo Reggimento Alpini, Compagnia Comando, Banda Reggimentale Cuneo. E intorno a me, riconosco gli amici di quel tempo: Facchini, Berti, Zanotta, Cracco… E’ passato qualche mese, ma il ricordo è nitido. Non so perché, ma mi è venuto di botto il raffreddore e mi lacrima un occhio. “ devo stare attento alle correnti d’aria”.
Ecco che arriva l’Angelo custode che mi richiama all’ordine: -“ non ti fa vedere che ti commuovi, sono cose passate, belle, dovresti essere contento di risentire le note dell’Inno degli Alpini, le parate, i giuramenti, alza bandiera, il silenzio. E quella sera che il Tenente di giornata ti ha fatto dormire sul” tavolaccio “. Sei finito dentro perché con Cracco avevi bevuto un goccetto di Grappa in più e, quando volevi fare il saluto, il cappello l’avevi sotto il braccio ”-
Ricordo, ricordo, abbiamo cantato tutta la notte: eravamo proprio addolorati. Il mattino, in sala musica, il maestro ci ha fatto una partaccia, ma soprattutto si rivolgeva a me. Già! Ero il graduato che doveva dare il buon esempio.
Ho detto che volevo fare un po’ d’ordine, ma frugando apparivano in continuazione frammenti di un lungo film. Ho ritrovato una busta con tanti zum panoramici: la fotografia mi appassionava e ho sempre cercato di cogliere i momenti più belli, almeno per me. Stavo ad aspettare che sorgesse il sole dalle cime delle Apuane e lo rincorrevo al tramonto. Le montagne, non avevano le ferite di oggi. Ecco anche il vecchio e robusto campanile inghirlandato con bandierine colorate sicuramente in un giorno di festa. L’orologio della gente semplice che ha scandito le ore e i giorni miei e della mia gente.
Non mi accorgo che ho fatto tardi. Rimetto alla rinfusa tutto quanto nel cassetto con la promessa di sistemare, un giorno, il tutto.
Quanti momenti racchiude un piccolo spazio. Gioie e dolori, e il pensiero vola a coloro che non sono più con noi. Ho lasciato fuori una foto, un ramo di rose che, ricordo bene, fotografai una mattina presto ché il sole illuminava appena appena il giardino. Una goccia d’acqua colava dal bocciolo, prima che cadesse la fissai con un clic. Sembra un diamante con tanti riflessi. La farò ingrandire e ne farò una copia da donare a chi, come me, rincorre ricordi indelebili.

E’ un po’ difficile questa volta firmarmi –Il maledetto toscano-