scritto da francesca il 14 10 2017

Nel mio girovagar per l’Arte, sempre affamata di profonde emozioni, desiderosa di imprimere per l’ennesima volta nei miei occhi e nella mia mente quante più immagini mi sia possibile catturare, rubo nuovi significati, scopro nuovi elementi, nuovi dettagli da opere d’arte che magari ho visto e rivisto più volte.
Milano, che è la mia terra d’origine mi offre spesso questa opportunità lasciandomi solo l’imbarazzo della scelta. Così, nei pomeriggi liberi da impellenti impegni mi lascio trasportare fin dove i miei passi decidono di fermarsi. Oggi, per l’ennesima volta, tocca alla Pinacoteca di Brera. Tranquillizzatevi, non ho la minima intenzione di parlarvi del suo contenuto artistico, non basterebbe un’enciclopedia universale, ma vi parlerò invece di un dipinto davanti al quale mi soffermo spesso con immenso piacere perché mi infonde dolce emozione che risveglia in me l’animo da sognatrice qual io sono.

Pinacoteca di Brera
All’interno di Brera il dipinto è posizionato verso il termine del percorso perciò quando vi arrivo ho già la mente e gli occhi completamente saturi di immagini che mi hanno trasmesso sensazioni da estasi, e ne comprenderete benissimo il motivo…, per cui, giunta al dipinto respiro a fondo, mi siedo di fronte e, come ogni opera d’arte ha il suo linguaggio lascio che “lei” mi parli godendo appieno del suo romantico e affascinante contenuto.

Francesco Hayez
Francesco Hayez, non a caso è il pittore italiano considerato il massimo esponente del Romanticismo. Veneziano d’origine ma milanese d’adozione diventerà anche direttore dell’Accademia di Brera nel 1850. E, per quanto riguarda la sua biografia mi fermo qui, la si può copiare ovunque ma io non lo farò.
Vi racconterò, invece del dipinto attraverso la mia visione. Innanzitutto la sensualità che traspare, quasi di gusto moderno, precede l’invenzione di certe inquadrature cinematografiche: i due volti sono tenuti abbastanza nascosti in modo da concentrare tutta l’attenzione sull’incontro delle loro labbra. La grazia degli atteggiamenti, i corpi languidamente avvinti in un bacio che potrebbe sembrare di passione ma che è anche un bacio d’addio, mi imprimono un tocco magico che mi trasporta al di sopra dei due amanti, nell’ovattato silenzio creato dalla mia fantasia.
Vengo rapita dalla straordinaria dolcezza che pone l’uomo nel trattenere con la mano il volto dell’amata, dalla passione e, quasi dichiarazione di possesso che egli esprime nell’appoggiare la gamba sul gradino, quasi a voler completare l’abbraccio con tutto il corpo. Ella si abbandona leziosamente al dolce incontro di labbra poggiando il suo braccio sul petto di lui quasi a volerlo trattenere allontanando il più possibile il momento dell’inevitabile distacco. Anche Hayez è abilissimo nel dipingere effetti di luce-ombra. Luce nell’azzurro del bellissimo vestito indossato dalla protagonista, luce sul muro di fondo, ombre sfumate nel vano sulla sinistra che fa intravedere una misteriosa sagoma umana che si avvicina o si allontana dagli amanti.
Ma non pensiamo che il soggetto di questo quadro sia esclusivamente fresco e disimpegnato, in realtà il dipinto racchiude un forte messaggio politico e patriottico. Così i due giovani che Hayez ci presenta sono si avvinti in un bacio d’addio ma ad entrambi viene rivolto l’invito ad impegnarsi per la Patria: lui è già pronto per partire (ecco il vero significato del piede sullo scalino…..ma io sono solo romantica), mentre lei rimarrà a casa ad attenderlo. Pure i vivaci colori delle loro vesti, bianco, rosso, verde, azzurro simboleggiano le tinte delle due nazioni sorelle, Francia e Italia la cui alleanza tessuta da Cavour aveva reso possibile l’indipendenza d’Italia, ecco il contenuto dal significato risorgimentale.
Ma io voglio concludere con il significato simbolico che molti giovani innamorati attribuiscono al dipinto e cioè quello di due persone che si amano tantissimo, anzi una leggenda metropolitana racconta che addirittura porti fortuna alle coppie in procinto di sposarsi, baciarsi davanti a quel quadro e vi assicuro d’averli visti coi miei occhi. Ma quanto bene fa l’Arte all’anima, al cuore e alla mente?
Franci

"Bacio" edizione del 1861