scritto da francesca il 24 10 2017

Lo incontro spesso camminare appoggiato a due lunghe stampelle che sembrano attaccate sotto le ascelle. Sono i sostegni per le sue gambe contorte che roteano ad ogni passo. Quando mi vede mi saluta innalzando la stampella verso il cielo, capisco che mi devo fermare a scambiare due chiacchere che, poi, sono sempre le stesse domande e risposte: ma so che a lui fa piacere e anche a me. Alto e magrissimo, con l’eterna papalina in testa e l’immancabile mozzicone di sigaro toscano fra i denti. Credo sia vicino ai novant’anni, ma io l’ho sempre visto così: sono quelle persone che non invecchiano mai.

Ha il sorriso sempre stampato sulla faccia: come fai a non fermarti? Poi, conosceva mio padre ed erano entrambi cavatori e mi racconta sempre quei periodi: le lotte sindacali, lunghi scioperi, e le poche conquiste. Ci siamo appoggiati al cancello chiuso di una ditta di marmo, nel piazzale si vedevano allineati molti blocchi con la parte tagliata e levigata rivolta verso la via. Alza la stampella indicandomi il blocco sulla sinistra, poi, come se parlasse fra sé dice:

“Guarda che meraviglia! A me mi garba il marmo! Ci sono cresciuto, aveo quindici anni quando cominciai a fa’ il braschino,(1) po’ filista,(2) fino a conciammi storpiato così; però, è bellissimo. Guarda le venature come si rincorrono! L’arabescato è il marmo più bello delle Apuane, anche se al primo posto c’è lo statuario. Te le sai queste cose vero?”

Annuisco sorridendo. Anch’io seguo il rincorrersi delle venature d’un colore grigio-cielo che si ramificano nel fondo bianco formando disegni informi. E’ “una lirica” che ho sempre ascoltato, non posso certamente contraddirlo. Rimango sorpreso dal fatto che non ha nessun odio verso quel mondo di fatiche, eppure la sua vita è stata rovinata proprio dal marmo. Scivolò dentro una tagliata (3), la parte che doveva rotolare verso il basso si richiuse incastrando le gambe e il bacino. Fortuna volle che un compagno di lavoro mettesse prontamente una grossa zeppa di legno fra le due parti segate e evitò lo schiacciamento del corpo.

La sua abitazione è in prossimità di un piazzale dove arrivano camion che caricano e scaricano l’oro delle Apuane. In quei gesti, in quelle manovre di gru che con corde di acciaio sollevano tonnellate di blocchi, lui rivede in continuazione la sua vita il suo mondo: “Ma la cava è diversa, non ha piazzali” dice lui.

“ Qui il lavoro è facile , il piazzale è d’asfalto e non inciampi: non ci sono le scaglie (4) che ti troncano i piedi.

Qui la fatica non esiste, le gru sollevano il carico e lo depositano sul camion. Non c’è il pericolo che qualche pietra si stacchi dal monte e ti mandi all’altro mondo. Non c’è il vento che d’inverno ti penetra nelle ossa, o il sole che ti brucia d’estate. Qui non c’è la polvere che ti chiude il naso e la gola.

Qui non le fanno le nottate al filo (5). Te le sai queste cose vero ? Si! Queste cose vogliono dire che, oltre ad una misera pensione, se ci arrivi, significano: artrosi, sordità, silicosi, reumatismi…Lo saluto mentre mille pensieri mi frullano nella testa e mi riportano indietro negli anni. Uomini che hanno sofferto una vita, che hanno perso la vita, che hanno macchiato le scaglie del loro sangue per –cavar marmi- Si! Le so queste cose.

 

Il solito maledetto toscano: Giulio Salvatori

 

1- Braschino. Ragazzo , allievo,

2- Filista. Addetto alla segagione del marmo con il filo elicoidale

3- Tagliata. Parte del monte o del blocco di marmo

4- Scaglie. Residui, scarti, oggi utilizzati per le polveri e granulati

5- Vedi 2. Quando iniziava il taglio del monte,, gli addetti lavoravano giorno e notte facendo i turni

scritto da francesca il 22 10 2017

Les repasseus (le lavandaie) Edgar Degas 1884-1886

Due donne del popolo,colte di sorpresa in un aspetto apparentemente sguaiato, mentre a braccia nude svolgono il loro lavoro di lavandaie, nel XIX secolo fecero scandalo. Sono "Les Repasseus", ovvero le lavandaie di Edgar Degas.

E anche questo "sbadiglio" fece scandalo attirando molte critiche contro l'artista.. All'epoca vi si volle leggere pigrizia, volgarità e un affronto alle buone maniere. 

La critica di George Moore si esprimerà così: "Una cosa è dipingere delle lavandaie, un'altra raffigurarle mentre sbadigliano".

Tecnico esperto, Degas faceva spesso delle prove tanto del colore che dei supporti. Qui, per dare una visione ancora più realistica a queste donne al lavoro, dipinse direttamente su una tela grossolana, non preparata, cosa che conferisce al dipinto una tonalità incredibilmente rude.

Nota curiosa: nel 1891 questa tela venne venduta per 4000 franchi. Se oggi dovesse essere presentata ad un'asta, il suo prezzo potrebbe raggiungere decine di milioni di euro.

E' conservata al Musèe d'Orsay di Parigi.

Edgar Degas