scritto da francesca il 7 10 2017

Già in altra occasione si è parlato di questo argomento , ma leggendo un interessante articolo di Giulia Villoresi ho voluto riproporlo. La giornalista parlando delle teorie del matematico Joseph Mazur dice che ..." se qualcosa ha una pur minima possibilità di succedere , succederà".

Lo scienziato afferma..." le coincidenze sono molto più frequenti di quanto si creda , principalmente perché viviamo in un mondo molto più grande della nostra immaginazione e le notiamo solo quando hanno un significato per noi , lasciando intravedere delle connessioni con l'universo su larga scala".

Faccio un esempio classico : esco di casa , mi cade una tegola sulla testa e muoio... era destino ? Quella tegola era probabilmente messa male e prima o poi poteva cadere , io passo sotto quella casa abitualmente , quindi le probabilità che quella tegola mi cadesse sulla testa erano infinitamente maggiori che se avessi vinto la lotteria con un solo biglietto (se non si compera il biglietto della lotteria si è matematicamente certi che non si vincerà mai). Continuiamo con un altro lapalissiano esempio : se quella casa non avesse un tetto con le tegole ma un lastricato solare , potrei passare sotto quella casa per mille anni e una tegola in testa non mi potrebbe mai cadere .

Mazur dice..." per la legge dei grandi numeri se esiste UNA POSSIBILITA' ANCHE MINIMA che una cosa accada , prima o poi accadrà , poi c'è la legge dei numeri davvero grandi che dice che se un evento non ha zero possibilità di accadere , accadrà. Queste due leggi assieme alla teoria delle probabilità ci permettono di stimare la plausibilità di un evento".

E' chiaro che la difficoltà sta nel trovare tutte le variabili significative da inserire nel calcolo matematico. Dato che la formula di Bernoulli (per il calcolo delle probabilità) non la so ne usare , ne tantomeno spiegare e non so razionalmente prevedere se una tegola mi cadrà sulla testa , cercherò di evitare certi percorsi , poi se proprio non saprò spiegare l'evento ,"irrazionalmente " maledirò il fato.

Le nostre vite sono una sequenza di contingenze multiple dove regna il "caso".

Esaminiamo l'etimo di caso...e di caos , il primo significa "caduta o accadimento , il secondo "disordine " (accadimento nel disordine) . La stessa entropia dell'universo è spesso identificata come "disordine".

Senza inoltrarmi nella "teoria del caos" , possiamo dire che tutti gli avvenimenti che ci accompagnano nella vita sono frutto di probabilità con tante variabili che potrebbero essere matematicamente calcolate .

Escludo l'esistenza di un "libro divino" , dove è già scritto tutto , perché toglierebbe completamente le scelte ed il libero arbitrio e contemplerebbe un "dio cinico" che ha già stabilito le sofferenze e le gioie.

A questo punto cito sempre il Magnifico ..." del doman non vè certezza...", con quel tanto di fatalismo necessario per sopravvivere , ma dato che mi affanno a dire che il fato non esiste , con quel tanto di ottimismo che ci fa superare i dubbi e le casualità che tracciano la nostra vita .

 

Franco

scritto da francesca il 4 10 2017

Da diversi giorni trovo il tempo di andare a cercare i funghi. E’ una passione che ho sempre avuto. Ero ragazzino quando mio padre mi portava con lui e mi insegnava a “conoscere” il bosco. I funghi, a quel tempo, erano una risorsa per la gente del paese, si vendevano, si seccavano, si mettevano sott’olio…era una ricchezza mandata dal cielo.

Si aspettava che le prime piogge di settembre innaffiassero a sufficienza la boscaglia e dopo dieci-dodici giorni s’incominciava il raccolto. Si! Proprio il raccolto perché eravamo solo noi del paese ad andar per funghi. Oggi questo non avviene più, cercatori improvvisati aggrediscono il sottobosco, devastano, raspano con falci e bastoni: non si rendono conto del danno che fanno. A nulla servono i consigli e le raccomandazioni.

Per noi, gente dei monti, c’è un rapporto di rispetto verso il bosco che viene da lontano, la flora da selvaggia diventa amica. Si riconosce quell’alberello, quel ginepro, quel corbezzolo, l’erica contorta, l’ontano con i fiori penduli e quel pungitopo attorno al quale, sapevi, che avresti trovato i funghi: rossi, neri, biondi, finferli, mazze di tamburo ecc. Ecco che, sei tutt’uno con il territorio circostante, ci parli e lo leggi. Giri pagine che solo tu sai comprendere perché da piccolo te l’hanno insegnato. E quando trovi il primo fungo guardi con attenzione tutt’intorno perché non è mai solo: lasci quelli piccoli perché fra qualche giorno ritornerai.

Ginepro

Erica

Timo

Riconosci, mentre cammini, i profumi dell’erica, del timo, del ginepro…e quel pungitopo dai pallini rossi che s’innalza panciuto, ti chiedi chi l’ha ricamato. Una volta mi disse un famoso pittore che, nel bosco ci sono tutti i colori: aveva ragione. Se poi arrivi la mattina presto ch’è ancora buio, quando spunta il sole i raggi penetrano fra i rami in una danza leggera e argentata, è l’inizio dell’orchestra degli “abitanti” della selva. Non ti spaventa il fruscìo veloce perché sai che non può essere che una lucertola: gli altri animali, se non li disturbi, dormono, compresa la vipera. Magari sussulti al canto della ghiandaia o del picchio perché hai invaso il loro territorio e sfrecciano veloci fra i rami degli alberi sopra la tua testa.

Castagno

Tutti gli anni, rivedo quell’alberello di castagno col quale giocavo accovacciato sul ramo più alto sordo ai richiami del babbo. Ora è un gigante robusto: chissà se mi riconoscerà. E salgo sulla grotta con striature di quarzo che s’allunga verso il pendio, mi siedo nel solito punto e mentre mangio una mela osservo il rigagnolo che saltella laggiù fra sassi e rovi. Fatto il giro che da giorni avevo mentalmente studiato, ritorno a casa stanco ma gratificato, contento. Poso il canestro dei funghi sul tavolo e la solita domanda: babbo, dove li hai trovati?

 

Giulio