scritto da francesca il 21 08 2017

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E' la malattia del secolo: I SELFIE. Selfie ad ogni costo, fino ad arrivare all'attrazione morbosa verso lo spettacolo della morte.

  ATTENTION EDITORS - VISUALS COVERAGE OF SCENES OF DEATH AND INJURY: People attend to injured persons at the scene after a van crashed into pedestrians near the Las Ramblas avenue in central Barcelona, Spain August 17, 2017. REUTERS/Giselle Loots SPAIN OUT. MANDATORY CREDIT.

Ultimo di questi giorni quello di un cretino (italiano, ma evito di scrivere il nome) che ha postato sul suo profilo social un selfie di lui sorridente sulle Ramblas con le ambulanze alle spalle, scrivendo: "Sono a Barcellona nel bel mezzo dell'attentato terroristico. Non vi preoccupate, tutto apposto...". Tutto apposto..??? 14 morti, 130 feriti e tu, pezzo di imbecille, scrivi "tutto apposto"?

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Ma non finisce qui. Sempre in Spagna, la scorsa settimana, un cucciolo di delfino spiaggiato, muore tra i bagnanti che, invece di aiutarlo a riprendere il mare, si fanno selfie. Egoismo, stupidità umana. Un selfie con un delfino a tutti i costi. Poco importa se è a rischio la sua vita. E così è stato.

 

Gli psicologi spiegano questo fenomeno-malattia come quella cosa che crea code in autostrada nella corsia opposta a quella dove è avvenuto l'incidente. La curiosità morbosa di chi vuol vedere.  E' la stessa che fa assiepare gli spettatori di una gara automobilistica in prossimità dello stesso tratto di pista dove, nella gara precedente, c'è magari stato un incidente spettacolare, nell'inconfessata speranza che se ne verifichi un altro!

Roba da pazzi!!!

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E vogliamo non ricordare i selfie dei turisti che, a centinaia, sono andati apposta da tutta Italia per farsi fotografare davanti alla carcassa della Costa Concordia adagiata su un fianco davanti alle bellissime spiaggie dell'isola del Giglio? Certo, era un tremendo colpo d'occhio, immagini che avevano una forza evocativa straordinaria e altissima, è indiscutibile questo. Ma in quel relitto morente avevano perso la vita 32 persone. E mentre le coppiette e le famigliole si mettevano in posa sorridenti, lì sotto c'erano ancora corpi da recuperare.

 

COM'E' CHE SI PERDE IL SENSO DELLE COSE, E DEL RISPETTO, IN QUESTA MANIERA?

A Rigopiano, davanti ai resti dell'albergo dove il 18 gennaio scorso persero la vita 29 persone, si sono fermate delle auto. Ne sono scese due famiglie con due bambini e hanno incominciato a mettersi in posa e fare foto sui resti dell'albergo. Alcune di queste foto sono state postate sui social. Il custode giudiziale di quello che resta dell'albergo ha preso i numeri di targa delle auto e ha denunciato l'intrusione alla Procura. Dal momento che il nostro Codice Penale non prevede il reato di STUPIDITA' gli intrusi sono stati denunciati per violazione di un'area sottoposta a sequestro. Bene ha fatto il custode giudiziale, ora speriamo che la Procura li punisca come si meritano. Bell'esempio per i bambini, davvero complimenti a questi genitori dementi!

 

Ecco perchè ho mentalmente applaudito al sindaco di Amatrice quando, pochi giorni fa, ho visto in televisione un cartello posto nei pressi dei cumuli di macerie causati dal terremoto di un anno fa, che diceva: "E' vietato fare selfie".

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Ma dico io, il buonsenso dove sta? C'è proprio bisogno di dirle queste cose alla gente? Possibile che non ci si arrivi da soli a capire che, oltre al perverso gusto dell'orrido c'è anche la profanazione di luoghi dove hanno perso la vita centinaia di persone?

Non parliamo poi dell'ultima folle moda dei ragazzini che si stendono in strada o sui binari per farsi un selfie con l'auto o il treno in arrivo: spesso ci rimettono la vita, ma quel che conta è condividere l'impresa sui social.

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Sono indignata. Piantiamola con questi selfie sui luoghi delle tragedie!! E' vergognoso. Sono comportamenti all'insegna della mancanza di rispetto e di un totale vuoto di valori da parte di chi li agisce. Dipendesse da me adotterei immediatamente un Decreto Legislativo col quale punirei con ammende salatissime gli idioti "turisti del dolore".

 

Francesca

scritto da francesca il 18 08 2017
  A woman places flowers on a memorial after a van attack that killed at least 13, in central Barcelona, Spain, Friday, Aug. 18, 2017. Police on Friday shot and killed five people carrying bomb belts who were connected to the Barcelona van attack, as the manhunt intensified for the perpetrators of Europe's latest rampage claimed by the Islamic State group. (ANSA/AP Photo/Emilio Morenatti) [CopyrightNotice: Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.]  

Non si può non parlarne, non si può far finta di niente. La situazione è di alta tensione, fortemente drammatica. Ci siamo dentro tutti, inutile ignorarlo. Quei ragazzi erano i nostri "figli". Quei bambini i nostri "nipoti". E tutti gli altri potremmo essere noi. Non ci si può voltare dall'altra parte anche se l'impotenza ci impedisce qualunque gesto, siamo impreparati ad affrontare il terrorismo, soprattutto quello di matrice islamista. Qualcuno sostiene che siamo ingessati di fronte a questa minaccia. Perciò non sto qui a chiedervi cosa si può fare, ciascuno dica la sua.

In meno di 24 ore:

  • Barcellona - Spagna (14 morti, centinaia i feriti)

  • Cambrils - Spagna (una donna morta e 5 attentatori uccisi)

  • Turku - Finlandia (2 morti, 6 feriti)

  • Wuppertal - Germania (1 morto, 1 ferito)

Io sono stata tante volte sulle Ramblas a Barcellona, in Finlandia, a Parigi al Bataclan e continuo a viaggiare sulle metropolitane di Milano e di Roma, a prendere aerei, treni e navi. Vado ai concerti, alle mostre, non voglio rinunciare alla mia libertà. E come me tantissima altra gente, il mondo intero si sposta ogni giorno con questi mezzi, frequenta gli stessi luoghi, sia per lavoro che per turismo. Con quale spirito, con quali timori si potrà continuare a farlo?

Francesca

P.S. - Mi rendo conto che l'argomento è di estremo impatto emotivo che può provocare, giustamente, divergenze e fratture d'opinione, ma prego i commentatori di usare un tono moderato. So di poter contare su di voi. GRAZIE!