scritto da francesca il 29 05 2017

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Attualmente si combatte in ventiquattro stati africani , nelle nazioni dell'est dell'ex Unione Sovietica , in buona parte degli stati asiatici sudorientali , in guerriglie permanenti nell'America latina e nei noti martoriati stati asiatici: Afghanistan , Iran , Iraq , Siria, Egitto e Turchia ,oltre alla "guerra " terroristica anche in casa nostra. Gli italiani pacifici e colti , non stanchi di queste guerre che ci vengono propinate quotidianamente dai media , strisciano tra i cespugli col kalashnikov finto che spara proiettili di vernice (paintboll) , in tuta mimetica , camuffati tra la vegetazione in attesa "del nemico".

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Per "giocare alla guerra" inoltre si spendono moltissimi soldi per le attrezzature e per realizzare i "campi" , soldi che potrebbero esser spesi in ben altre pacifiche ed altruistiche attività.

Ci sono vari club in Italia , ne cito alcuni : "i soldati lombardi" , "le pantere di Bergamo", gli "Spartani race"...sì perché ci sono anche gli spartani che ad Orte fanno giochi ancor più masochistici e a mio parere, privi di alcun senso.

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Ma questi arditi guerrieri "dè casa nostra" hanno dei figli , che ovviamente giocano alla guerra se non altro con la playstation .

Non voglio fare discorsi psicoanalitici perché non ne ho titolo, ma vorrei sentire dei pareri per capire se sono solo io che ritengo questi "sport" demenziali.

Faccio mia una poesia di B. Brecht della quale pubblico un brano:

"I bambini giocano alla guerra

è raro che giochino alla pace

perché gli adulti

da sempre fanno la guerra.

Tu fai "pum" e ridi

il soldato spara

e un altro uomo

non ride più ".

Mi domando perché è necessario sfogare tante aggressività in questo modo , quando esistono sport bellissimi (senza fucili, mimetiche o pallottole) , che possono far smaltire l'adrenalina di chi ne ha in eccesso e in modo più sano ed intelligente , ma soprattutto che mandano ai bambini e ai giovani messaggi di sana competizione e pace.

Spero, come dice il poeta Carl Sandburg che ..." un giorno faranno la guerra e nessuno vi parteciperà".

Ma termino con una frase al femminile , perché "guerra" , anche se è un sostantivo femminile è assolutamente maschile ...anzi maschilista. Prendo un aforisma della poetessa Eve Merriam che è una speranza..." Sogno di dare alla luce un bambino che mi chieda "mamma che cos'è la guerra ?".

 

Franco

scritto da francesca il 27 05 2017

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Il salone è enorme, le tavolate sono posizionate a ferro di cavallo. Appena entro mi colpisce il quadro “costruito” da mio papà, con cornice artigianale, che contiene la gigantografia, a colori, dei dieci fratelli. Sorrido, mi commuovo. Lui non è qui, ma c’è. E con lui anche gli altri sette, tra fratelli e sorelle, che sono “volati” oltre l’infinito. A gruppetti entrano anche gli altri, zii, cugini, nipoti, figli dei figli, figli dei cugini. Siamo un bel numero. Quattro generazioni: quella di mio papà, la mia, quella dei miei figli e quella dei figli dei miei figli. C’è allegria, ed è contagiosa. Ci stiamo riunendo intorno ad una grande tavolata per un pranzo di ricordi e affetto. E’ il pranzo annuale della nostra grande famiglia ed è, per tutti noi, enorme motivo di orgoglio. Significa che quel legame affettivo che ci teneva uniti da piccoli e che, prima di noi, teneva uniti i nostri genitori con i loro fratelli, sorelle e cognati, non si è mai spezzato, continua (..e continuerà..) a vivere! Al di là dei lutti, dei singoli problemi di salute, delle distanze. C’è chi abita in Piemonte, chi in Lombardia, chi in Veneto, chi addirittura in Sicilia. Ma a questo appuntamento nessuno rinuncia. Dopo il saluto di benvenuto provo fortissimo il desiderio di ricordare i sette fratelli mancanti, tra i quali mio papà, rivolgendo un pensiero a ciascuno di loro.

La voce mi trema, sono emozionata, ma le parole escono dal cuore:

 

"Eccoli là, tutti e sette comodamente seduti come davanti al televisore. Aspettano, aspettano di vedere noi, la nostra Festa. So che ci sono, sono qua, semplicemente sono invisibili a noi, ma ci sono. Vedo zio Luigi che, con la sua intramontabile calma spiega ai fratelli come funziona lassù, lui c’è arrivato per primo e ormai conosce tutti. Si avvicina zia Rina, non sopporta di vederlo fumare, finge di sgridarlo, bonariamente lo abbraccia. Ridono, divertiti e guardandosi con aria complice si dicono: “tanto il Padrone non c’è…si può fare”. Zia Agnese è indaffarata a preparare il pranzo, dalla cucina-paradiso arriva un profumino che fa levare i morti (vabbè, passatemi la battutaccia..). “Ragazzi, a tavola, è pronto” grida zia Agnese avanzando con una fumante zuppiera carica di pastasciutta al ragù. Manca qualcuno, però. Zia Zobeida trafelata corre da una parte all’altra: “le mie ciabatte, m’hanno preso le ciabatte e mi servono…”. Calmati, calmati le risponde zia Maria, entrata in quell’istante, io non trovo il mio battipanni che pure mi serve un sacco…sapessi..!! Finalmente riescono a trovare i loro oggetti dispersi e a sedersi a tavola. Ma….dov’è zia Elena? Eccola, entra col suo passo elegante, vestita come una giovincella. Scarpette alla moda, pettinatura inappuntabile. E’ bella e le piace ballare. Saluta tutti con un bacio e si ferma davanti a mio papà: “Piero, perché non ci suoni qualcosa con la tua armonica?”. Papà non aspetta altro, tira fuori la sua fedele Golden Cup e attacca. Cala il silenzio…che nostalgia, mi pare di sentirlo.

Ciao papà, continua a suonare per i tuoi fratelli e un po’ anche per gli angeli del vostro Paradiso. Noi da qui vi salutiamo, ci mancate, ma avete visto quanti siamo? Levitiamo sempre più inseguendo il vostro sogno: quello di ritrovarci ogni anno, tutti assieme, generazioni su generazioni. E oggi ce ne sono ben quattro! Grazie per averci insegnato tutto questo. Grazie per averci insegnato che la Vita è CONDIVIDERE!"

 

Mi rendo conto che il mio pensiero, per quanto volesse essere ironico, è intriso di sentimento e passione, e ha commosso parecchie persone.  Ci scappa qualche lacrima. Momenti da non dimenticare. Momenti che ci lasciano stupiti. Ciascuno ha qualcosa da ricordare col vicino, da raccontare. Anche se ogni anno abbiamo una ruga in più e qualche preoccupazione in più, c’è gioia nei nostri cuori, ridiamo dei nostri trascorsi, delle marachelle combinate da giovani, ci scambiamo ricordi e reminiscenze dei nostri percorsi di vita. Che bei tempi! E quanta felicità e soddisfazione nel ricordarli, vedere i nostri figli crescere, farsi una famiglia e raggiungere obiettivi importanti. E guardiamo con commozione i nuovi nati, i piccolini che muovono i primi passi all’interno delle nostre quattro generazioni. A fine pranzo ci siamo attardati coi saluti, pareva che nessuno avesse il coraggio di andarsene, quasi a voler prolungare quell’incontro il più a lungo possibile. Avevamo sempre ancora qualcosa da dire, da raccontarci. Purtroppo, a malincuore, ci siamo dovuti separare ma con la solenne promessa che torneremo tra un anno, ancora più numerosi, intorno a quel tavolo a scambiarci emozioni e affetto.

Anche questa è VITA!

Francesca