scritto da francesca il 24 05 2017

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Il titolo che ho dato a questo post ha un significato che tutti conosciamo. La frase significa che nessuno è profeta a casa sua, che insomma spesso si fa fatica a vedersi riconoscere le proprie attitudini, le proprie competenze, le proprie capacità. Il significato letterale della frase è quello dell'amara constatazione che spesso i nostri meriti non ci vengono riconosciuti, là dove vorremmo.

 

L'elenco delle persone che oggi possono pronunciare una frase del genere è molto lungo. Ma voglio prendere ad esempio un nome a caso, questo: quello della Dott.ssa Sabina Berretta. La sua storia, quantomeno emblematica da me letta qualche giorno fa su un giornale, è di un paese che fa fatica a riconoscere i talenti e le eccellenze che si trova in casa, una patria ingrata insomma, cieca e sorda verso i suoi figli migliori.

 

Dopo essersi laureata in medicina a Catania con la specializzazione in neurologia, nel tentativo di restare all'interno dell'istituto e continuare il suo lavoro di volontaria non retribuita, la dottoressa Berretta partecipa al concorso per bidella nello stesso istituto. La sua speranza è quella di potersi mantenere, di diventare autonoma economicamente per continuare a studiare e a frequentare l'istituto di neurologia.

 

"In quell'istituto si liberava un posto da bidello: pensai che poteva essere un modo per guadagnare dei soldi continuando a studiare. Dopo aver spazzato i pavimenti, insomma, potevo andare in laboratorio e proseguire le ricerche con uno stipendio su cui contare".

 

Così sperava la Dott.ssa Berretta. Ma quel concorso però la dottoressa non lo vince. Allora partecipa ad un altro concorso,e vince una borsa di studio del CNR per studiare un anno all'estero. Sceglie di andare negli Stati Uniti presso l'Istituto di neurologia di Boston,  una delle più prestigiose Università del mondo, una fucina che ha sfornato ben 78 premi Nobel, tanto per capirci.

 

Alla fine dell'anno, terminata la borsa di studio, accade l'incredibile. La dottoressa che non andava bene per fare la bidella in Italia, viene accolta al MIT di Boston che le offre il suo primo contratto di lavoro.

 

Oggi la Dott.ssa Berretta è il capo della più grande banca di cervelli del mondo che si trova presso il McLean Hospital di Boston, un centro dove si conservano e si studiano cervelli umani. Una specie di banca della materia grigia che conserva, seleziona, cataloga e studia il nostro organo più importante e misterioso e mette a disposizione campioni per la ricerca a tutti gli istituti di neurologia del mondo che ne fanno richiesta. Una banca indispensabile per studiare la genesi di malattie come l'Alzheimer e altre patologie neurologiche per le quali oggi non esistono nè terapie nè conoscenze sufficienti per approntarne una. 

 

Un cervello in fuga insomma che diventa direttore di una banca di cervelli.Ma in Italia non era adatta neppure a fare la bidella...!!

 

Il destino a volte si diverte davvero a giocare strani scherzi non c'è che dire. La dott.ssa Berretta ci ride su e ha spiegato che le Università americane sono piene di ragazzi che cominciano come ha fatto lei.

 

Noi non possiamo che essere contenti per quei giovani che, all'interno delle più prestigiose Università del mondo riescono a fare carriera ottenendo ciò che desiderano dalla vita, ma il punto è che quei giovani sono il nostro futuro e per ognuno di loro che non torna indietro è come se noi avessimo perso un pò del nostro patrimonio, come se le nostre risorse si assottigliassero sempre di più e noi ci impoverissimo sempre di più, ogni giorno che passa per ogni studente che non torna indietro.

 

Quei giovani sono quelli sui quali un paese intero ha investito consentendo loro di frequentare gratis, o quasi, prestigiose Università pubbliche italiane nelle quali continuano peraltro a studiare, a prepararsi per il futuro del loro Paese. Ma questi giovani però, una volta terminati gli studi si ritrovano in un mondo che li espelle, che dichiara di non aver bisogno di loro. Un mercato dove trovare lavoro è un'impresa ai limiti della disperazione e dove anche quelli più bravi faticano a vincere un concorso per diventare bidella.

 

Eppure una recente ricerca ha confermato che gli italiani sono tra i più bravi ricercatori del mondo.

 

E' LA RICERCA CHE LANGUE NEL NOSTRO PAESE, NON I RICERCATORI.

 

E allora dovremo avere il rimpianto di vederci portar via sotto il naso i migliori ricercatori, dopo averli formati a casa nostra?

 

A questo punto la mia domanda è: che futuro ha un paese che dilapida così le proprie risorse, il proprio patrimonio intellettuale? Nessuno è profeta in patria, anche perchè come diceva Hector Berlioz: "...la fortuna di avere talento non basta, bisogna anche avere il talento di avere fortuna..".

   

Francesca

scritto da francesca il 23 05 2017
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Il rischio, in questi momenti, è di cadere nella retorica. E io non voglio correrlo, perciò solo poche parole, magari un pò contro-corrente, com'è nella mia natura.

Da 25 anni ormai tutti partecipano alla "santificazione" di Falcone, tutti dicono di essere stati amici di quel galantuomo. Ma quanti errori, quanti osteggiatori per il lavoro di Giovanni Falcone, quante limitazioni di potere nei suoi confronti. E anche quante beghe di corridoio, invidie professionali, tensioni politiche insomma. Che però facevano il gioco di quelli che temevano le sue indagini.

In tanti pensarono e scrissero che lui aveva mire politiche. Falcone non replico' mai a quelle accuse ma quelle critiche lo amareggiarono molto. Sarebbe onesto che chi lo osteggiò allora, chi lo ostacolò, chi dubitò della sua integrità morale avviasse oggi un pubblico ripensamento.

Sono passati 25 anni dalla sua morte, non è tardi per chiedere scusa. Ma se proprio non vi riesce di chiedere scusa, almeno state zitti.