scritto da francesca il 20 04 2016

"Genova per noi

che stiamo in fondo alla campagna

e abbiamo il sole in piazza rare volte

e il resto è pioggia che ci bagna".

     

Così recita una canzone del mio concittadino Paolo Conte.

     

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Ma questa volta a "bagnare" Genova non è la pioggia ma uno sversamento di petrolio nei torrenti.

Domenica sera un'esplosione alle condutture della raffineria Iplom ha causato uno sversamento di petrolio nel torrente Polcevera. È subito scattato l'allarme e sono state avviate le procedure di bonifica ma a farne le spese finora sono stati gli animali.

 

Ma non solo...

 

Per evitare la catastrofe, cioè che il liquame raggiungesse il mare, sono stati innalzati sbarramenti a circa 100 metri dalla foce. Ma malgrado ciò, alcune piccole chiazze di greggio, sospinte dal vento e dalle correnti, sono sfuggite alle panne e si stanno indirizzando verso il largo.

 

Decine di esemplari di anatre, aironi, papere, germani e oche  intossicati, intrisi di petrolio vengono soccorsi dai volontari dell'Enpa che sono intervenuti per pulire le piume dei poveri animali dal pericoloso liquame. Loro stessi però spiegano, con grande preoccupazione che non è soltanto la fase strettamente emergenziale ma anche e soprattutto il ‘dopo’, poiché i danni causati dallo sversamento sembrano destinati a produrre conseguenze durature sull'ecosistema e la biodiversità , gravemente colpiti dal disastro. Non resta altro che incrociare le dita, sperando che i livelli di intossicazione non siano letali.

     

E per l'uomo..???

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scritto da francesca il 19 04 2016
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Ancora una volta il Mediterraneo è un mare/tomba , si è capovolto l’ennesimo gommone e sembra che i morti possano essere 400, tra somali, eritrei ed etiopi.

Donne e bambini compresi.

 

Queste notizie arrivano dalle televisioni con la freddezza di annunci economici e con un’ ineluttabilità impietosa che sconvolge.

 

 

Tutto questo succede nel giorno dell'anniversario della più grande strage dell'immigrazione mai avvenuta nel Mediterraneo. Ricordiamoci gli 800 disperati che nell'aprile dello scorso anno sono finiti in mare nel canale di Sicilia.

   

E le coscienze d'Europa che fanno? Si dividono e costruiscono muri.

     

Anche il Presidente della Repubblica ha detto che  "c'è veramente bisogno di pensare".

   

Purtroppo ci stiamo abituando alle tragedie peggiori.

Ma  se, mentre mangiamo, ascoltiamo la notizia di tutti quei bimbi morti annegati,  facciamo fatica a portare il cibo alla bocca, forse qualcosa in noi si sta smuovendo. Altrimenti la routine della quotidiana tragedia ci lascia ancora, e per l'ennesima volta, imperdonabilmente impassibili.

Ascoltiamo le parole del Papa e carichiamoci personalmente di ogni lutto.

   

Franco