scritto da francesca il 11 04 2016
       

Nasce da un suggerimento di un'amica di Eldy.

 

A dire la verità questo esperimento lo avevamo già iniziato in questo blog pubblicando, a puntate, un libro scritto da Franco Muzzioli. La cosa ebbe, a suo tempo, un buon successo e così, su intelligente proposta di Alba, ho deciso di proseguire in questa interessante esperienza.

   

Con una differenza, però. Pubblicherò, di volta in volta, alcuni passi di libri noti, di autori contemporanei o meno, e il sunto del libro. Pubblicarlo per intero richiederebbe troppo spazio e tempo annoiando probabilmente il lettore.

   

Insieme ne commenteremo il contenuto, i concetti, la morale, il pensiero dell'autore, l'argomento e quant'altro può suggerirci la lettura.

 

Spero di fare cosa gradita e aspetto di leggervi.

   

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Inizio con una frase contenuta in questo libro che, sono certa, tutti conoscete:

 

"L'essenziale è invisibile agli occhi"

 

Avete capito vero? Si tratta de

 

"IL PICCOLO PRINCIPE"

 

 

Contrariamente a quanto si può pensare, non è un libro solo per bambini ma è adatto (e soprattutto, direi), anche agli adulti. Io personalmente, che l'ho letto almeno cinque o sei volte, trovo che le realistiche metafore dell'autore affrontino un tema attualissimo creando immagini di forte carica espressiva. Inoltre  trasmettono concetti umani e fondati che fanno parte del nostro essere e della nostra quotidianità.

   

Ed ora un breve riassunto per chi non conosce la storia.

 

Premetto che si tratta di un racconto autobiografico. Anzi, doppiamente autobiografico perchè l'autore, Antoine De Saint-Exupèry,  racconta un pò la sua storia, doppiandosi in un'altra parte di sè, il Piccolo Principe appunto.

   

Antoine all'età di sei anni perde il padre, e diventa malinconico coltivando il gusto della solitudine.

   

Così, nella sua immaginazione, diventa un pilota (cosa che realmente gli è accaduta in quanto lui fu anche pilota di professione).

   

La storia inizia quando lui ha un incidente col suo aereo, finendo nel deserto del Sahara. E qui fa la conoscenza con un bambino che non parla, o almeno, dice cose strane non rispondendo alle domande. Ma il nostro pilota, che  non ha dimenticato la sua infanzia di un tempo, è l’unico che riesce a capirlo. Così i due diventano amici. E il protagonista, che chiameremo Voce Narrante,  non sapendo che nome abbia,  lo chiama Piccolo Principe.

   

E da qui iniziano le loro avventure.

   

Il Piccolo Principe percorre il mondo alla ricerca di amici, incontra l’autore-narratore e gli racconta il suo itinerario in cui ogni tappa assume il valore simbolico di una lezione di vita.

Aveva lasciato la sua stella per prendere a poco a poco conoscenza di tutti gli altri pianeti che esistevano, olre al suo. Difficili da capire poichè sui pianeti gli adulti, dimentichi per la maggior parte del piccolo mondo della loro infanzia, avevano adottato un ragionamento a circolo vizioso.

   

L'ubriacone, per esempio, sul suo pianeta beveva per dimenticare che si vergognava. "Vergogna di che?" gli domanda il Piccolo Principe. "Vergogna di bere" gli aveva risposto prima di cadere in un silenzio definitivo.

   

Tutti altrettanto bizzarri gli altri pianeti:

   
  • quello del re che per esistere aveva bisogno di comandare anche se nel suo pianeta c'era solo lui;

  • quello del vanitoso che si accorgeva degli altri soltanto se si dichiaravano suoi ammiratori;

  • quello dell'uomo d'affari che passava il suo tempo a contare le stelle perchè credeva che contandole gli sarebbero appartenute e siccome erano gialle come l'oro credeva che possederne tante significasse essere ricco;

  • quello del geografo che basava le sue ricerche sugli esploratori, ma che non avendo nessun esploratore sotto mano, si crogiolava nell'ignoranza.

   

Durante il suo lungo viaggio incontra vari «adulti» che hanno perso il candore e il buon senso dell’infanzia. Nel deserto una volpe gli insegna che amicizia significa «essere addomesticati», rivelandogli anche che «l’essenziale è invisibile agli occhi».

   

Tutti questi «adulti» sono «strani», hanno tutti dimenticato ciò che conta nella vita e si agitano senza sapere perché.

   

Pagina dopo pagina il racconto del Piccolo Principe ci insegna a vivere, amare, a capire il mondo che ci circonda: si vive bene solo se si fanno prevalere i sentimenti; conoscere significa addomesticare, addomesticare ci fa diventare responsabili per sempre di ciò che si e'addomesticato. Ogni uomo è responsabile della sorte degli altri, e tutti assieme siamo responsabili del nostro pianeta.

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scritto da francesca il 6 04 2016

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"Vecchio

diranno che sei vecchio

con tutta quella forza che c'è in te.

Vecchio

quando non è finita , hai ancora tanta vita

e l'anima la grida e tu lo sai che c'è ......"

   

canta splendidamente Renato Zero.

   

Ieri mia figlia rivolta a sua madre ha detto che a settantacinque anni si deve accettare di essere vecchi e lo diceva riferendosi a tutte le donne di quell'età , che si rifanno per ottenere una novella impossibile giovinezza .

Non mi è piaciuta quella parola , perché quel "vecchio" detto così sembrava quasi una ghettizzazione ad una condizione anagrafica non sempre vera. Sia ben chiaro questo non giustifica le aberrazioni estetiche che condanno con tutto me stesso.

  vecchio    

Ma si sa è d'uso rottamare il vecchio , ridurlo a sola funzione di babysitter o a bancomat , si è solo vecchi non si ha più neppure la possibilità di parlare d'amore perché si è ridicoli.

   

Dicono che dobbiamo essere "saggi" ...ma della nostra saggezza i giovani non se ne fanno niente.

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Galimberti scrive : "Quando il tempo era ciclico e ogni anno il ritmo delle stagioni ripeteva se stesso , chi aveva visto di più ...sapeva di più, per questo "conoscere" è "ricordare", come annota Platone , il vecchio nell'accumulo del suo ricordo era ricco di "conoscenza" . Oggi con la concezione progressiva del tempo , non più ciclico nella sua ripetizione , ma freccia scagliata in un futuro senza meta ,la vecchiaia non è più deposito di sapere, ma ritardo, inadeguatezza , ansia per le novità che non si riescono più a controllare nella loro successione rapida ed assillante ".

Se la "saggezza" diventa quindi una specie di targhetta per dire "sei antico" , "obsoleto", depositario di memorie ed ideologie non più utili ...a che cosa serve il "vecchio" ? Solo a devolvere quello che faticosamente ha accumulato nella vita per un futuro più che incerto.

   

I cinquantenni , già rottamati dai trentenni , con una logica rivalsa giovanilistica devono pur mettere dei paletti alla vecchiaia , ma non vogliono sapere che esistono quattro età : quella anagrafica, quella biologica , quella psicologica e quella sociale. Che la vecchiaia arriva prima o dopo per fattori genetici, di salute e di vivacità mentale e che ci sono cinquantenni decrepiti e settantacinquenni giovani.

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Ora l'aspettativa di vita è cresciuta moltissimo e guardando uomini come Veronesi, Fo, Napolitano ecc. ci si rende conto che a settantacinque anni con aspettative di vita di oltre quindici anni non si può parlare certo di vecchiaia.

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In un mondo di individualismo sfrenato ,anche l'anziano (termine più consono) , libero dalle obbligatorietà lavorative , riscopre antiche passioni forse mai espresse per necessità di vita. Viaggia, si istruisce , legge ,scrive, socializza e ....ama.

   

Sempre Galimberti dice: " L'eros scaturisce da ciò che sei , non nelle fattezze del tuo corpo, scaturisce dall'età, che non avendo scopi, può finalmente capire cos'è l'amore fine a se stesso. Qui si annida il segreto dell'età , dove lo spirto della vita guizza come una folgore, lasciando muta la giovinezza incapace di capire. Forse il carattere e l'amore hanno bisogno di quegli anni in più che la lunga durata della vita ci concede".

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Se si ha un po' di salute e la mente sveglia, la nostra età è la più bella della vita , perché siamo finalmente noi stessi, possiamo coltivare la nostra crescita interiore , amare la natura , l'arte e gli altri come forse non riuscivamo da giovani ,liberi dai condizionamenti e dall'eccesso delle passioni , uomini liberi di fronte alla vita e non alla morte.

         

Franco