scritto da francesca il 2 04 2016
SACRA DI SAN MICHELE

SACRA DI SAN MICHELE

Quando sono salita lassù, tra le Alpi Cozie e il Rocciamelone, ammirando incantata quel gigantesco “guerriero” di pietra che domina la sottostante vallata, qualcuno mi ha raccontato una storia che mi ha affascinata. E’ la leggenda della “Bell’Alda” che da molti secoli i piemontesi hanno racchiuso all’interno della SACRA DI SAN MICHELE. Ve la voglio raccontare.

La Torre della Bell'Alda

La Torre della Bell'Alda

Si racconta che Alda, una fanciulla di rara bellezza, attorno al XVI secolo, per sfuggire all’inseguimento dei soldati e salvare la sua verginità, si rifugiò dentro la “Sacra” e si gettò, da una torre, nel sottostante dirupo. Miracolosamente si salvò e i soldati, spaventati, fuggirono. Orgogliosamente fiera della grazia ricevuta tentò nuovamente il “volo” ma questa volta si sfracellò contro le rocce.

Devo dirvi che, visitando questo luogo, la mescolanza tra leggenda e storia mi ha trasportata in una sottile atmosfera di mistero e inusitata bellezza come di un luogo fatto di presenze affascinanti e, al tempo stesso, inquietanti. Ma partiamo dall’inizio.

Questo imponente monumento, costruito fra il 984 e il 990 è situato all’imbocco della Valle di Susa.

Lasciata la tangenziale che da Torino si immette sulla strada del Frejus, sullo sfondo già si staglia la scura sagoma dell’abbazia. Ancora confusa per la lontananza, sembra che la natura, in un momento di bizzarria, abbia “costruito” sulle rocce le torri e i muraglioni.

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Costeggiando uno dei due laghi di Avigliana si inizia la salita e questo gigante di pietra appare e scompare, a tratti, animandosi improvvisamente stagliato contro un cielo azzurro che ne addolcisce le forme e creando uno strano contrasto fra le pietre e il vuoto che sembra sostenerle. Tutt’intorno boschi di castagni e betulle alternano salite erte e brevi discese.

Sepolcro dei Monaci

Sepolcro dei Monaci

Arriviamo finalmente sul piazzale del “sepolcro dei monaci”. Uno spazio che pare sospeso nel vuoto. Qui i Frati Benedettini avevano il loro cimitero, eretto sulle rovine di un antico tempio pagano. Imbocchiamo il viale che porta all’entrata dell’abbazia. Le pareti laterali della montagna, a strapiombo, mi danno la sensazione di entrare in una dimensione non abituale, quasi di sospensione sul vuoto e di distacco dal paesaggio circostante. Sensazione che aumenta con il vento che soffiando tra le chiome dei cipressi, compone voci e rumori e crea un’invisibile barriera che separa dal resto del mondo.

Porta di Ferro

Porta di Ferro

La "Porta di Ferro" ci dà il benvenuto al primo incontro con il patrono del monastero: San Michele Arcangelo dipinto nei resti di due affreschi raffigurato nell’atto di trafiggere il demonio, sull’arco esterno della torretta. Usciamo e siamo a diretto confronto con la facciata dell’abbazia.

L’emozione è intensa e misteriosa. Sostiamo. Sopra di noi, le pietre squadrate del basamento grigio-ferro sembrano in fuga verso il cielo e sostengono le absidi verdognole della chiesa in un vortice di eleganza e di forza, di raffinata essenzialità. Superato il portone abbiamo di fronte lo “Scalone” e l’”Atrio dei Morti”, due rampe di scale ripidissime da togliere il respiro.

Scalone dei Morti

Scalone dei Morti

Qui venivano sepolti, fino al 1890, gli abati e i benefattori del monastero. Lo “Scalone” è in pura arte romanica, mentre tutt’intorno vi è un miscuglio di stili dove prevale il gotico. Regna il silenzio dell’eternità e delle ombre di chi ci ha preceduti nell’aldilà, eppure l’atmosfera non è cupa, direi serenamente spirituale. Lo “Scalone” acquista il significato simbolico della salita liberatoria verso l’alto.

Varchiamo la “Soglia dello Zodiaco” e dopo le ombre e i chiaroscuri dello Scalone, la salita alla chiesa assume la luminosità di un’ascesa mattutina.

Soglia dello Zodiaco

Soglia dello Zodiaco

Quasi come passare da un tempo carico di inquietudini e domande alla distensione di una risposta che sta per arrivare. Ed eccola qui, in uno splendido portale romanico, l’entrata alla chiesa mi scioglie i nodi che imprigionavano i miei pensieri ed è quasi come ricevere una spinta a guardare le cose e le persone da quella pace e da quella serenità.

Portale d'ingresso alla Chiesa Abbaziale

Portale d'ingresso alla Chiesa Abbaziale

Il silenzio intorno a me è perfetto, tutto diventa essenziale. Devo fare una precisazione che mi è d’obbligo: quel giorno non era né festivo né domenicale. I turisti e i pellegrini erano pochissimi, quasi assenti. Il tempo giusto e perfetto per visitare questo luogo. E adesso, difesa da quella pace regalatami dalla salita, entro nella chiesa, un magnifico esempio del progressivo trasformarsi dell’arte romanica in gotica.

Interno Chiesa Abbaziale

Interno Chiesa Abbaziale

   

Divisa in tre navate, la chiesa ha tre absidi, rivestite di caldi mattoni che creano un’atmosfera raccolta ed intima. Molti gli affreschi, a cominciare dalla Sepoltura di Gesù, la Madonna morta e la Madonna assunta. Sull’Altare Maggiore ammiro estasiata una dolcissima Vergine Maria avvolta in un lungo abito azzurro-verde che tiene i piedi sopra un arco di luna e allatta Gesù Bambino posato su di un lino bianco.

Affreschi dell'Abside

Affreschi dell'Abside

   

Nella chiesa vi sono sedici sarcofagi di pietra verde, Vi riposano ventiquattro salme di principi reali di casa Savoia.

Portale dei Monaci

Portale dei Monaci

Dalla chiesa, attraverso lo splendido “Portale dei monaci” in stile romanico si esce su un vasto terrazzo che offre una vista indimenticabile sulla Valle di Susa. Di fianco c’è il ballatoio roccioso dal quale si sarebbe buttata la “Bell’Alda” della leggenda.

   

Da questo terrazzo, un tempo, si accedeva al sottostante monastero costruito alla fine del X secolo, non solo per ospitare i monaci, ma anche i pellegrini che da nord si dirigevano a Roma.

I Liguri e i Celti, i Romani e i Goti, i Franchi e i Bizantini, i Longobardi e i Carolingi e infine i Saraceni, passarono di lì, lasciando tracce della loro presenza e dei loro saccheggi. In una stanza ristrutturata del monastero soggiornò Clemente Rebora, rosminiano poeta che veniva spesso qui a trascorrere alcuni mesi d’estate.

Nel 1943-44. durante la guerra partigiana, otto Rosminiani tennero a bada tedeschi e fascisti. La “Sacra” in quegli anni divenne rifugio non solo di partigiani, ma anche di uomini della valle, e i Rosminiani, più volte, durante le perquisizioni, rischiarono la vita.

Ogni anno quassù vengono migliaia di persone ma sono in pochi a ricordare che questa è anche un’abitazione sacra. Ecco, il mio viaggio all’interno della “Sacra di San Michele” è terminato. Ma prima godetevi questo video, parla più delle foto.

 

Non è stata una scampagnata, ho avuto la fortuna di evitare chiassose e alquanto fastidiose carovane di turisti come fiumi in piena.

Scendo lentamente verso la valle lasciando rocce, monti, vento e cipressi alla loro guardia eterna.

    francesca (3)
scritto da francesca il 29 03 2016
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Assemblare, in laboratorio, cellule in grado di auto-replicarsi....?

   

Vita artificiale costruita in laboratorio? Batterio sintetico dotato di un DNA da laboratorio in grado di sopravvivere?

   

No, non è fantascienza.  Pare che oggi sia realtà.

   

Un lungo cammino di genetica, iniziato negli anni '90, ha portato a termine una straordinaria scoperta (..potrebbe essere anche discutibile..!!).

   

E' notizia di questi giorni, ma per me, scusate, è sconvolgente.  E' un genoma, si chiama Syn 3.0, ha appena 473 geni e ognuno di essi svolge una funzione indispensabile alla vita. Se consideriamo che un batterio, finora indispensabile alla sopravvivenza, ha 4500 geni, è una scoperta strabiliante. Quindi quello che hanno scoperto gli scienziati è un gene capace di autoreplicarsi, di sopravvivere, cioè VIVERE.

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Io, da perfetta ignorante, trovo questa cosa un pò inquietante. Mi spaventa un sacco il fatto di creare la vita in laboratorio. Ma gli scienziati dicono che, in questo momento, questo piccolo "modello" da laboratorio, non sarebbe ancora in grado di sopravvivere al nostro ambiente, percio' non è un organismo pronto alla selezione (..per ora...).

   

Tutto questo è il sogno di Craig Venter uno scienziato, multimiliardario, americano che da circa 20 anni e con il suo team di ricercatori,  insegue il miraggio della vita costruita in laboratorio, anche per scopi commerciali.

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Ma per ora pare (e lo dico a ragion veduta...), questa scoperta verrà utilizzata in agricoltura, nella depurazione delle acque marine, nella bonifica dei terreni, nella realizzazione di nuove molecole farmacologiche. E' di certo una missione provocatoria quella di Venter, ma che contiene anche risvolti etici, una battaglia fra alti e bassi. Di certo questo statunitense è arrivato primo nella corsa per scoprire la sequenza del DNA umano finendo sulle pagine di tutti i giornali del Mondo, analizzando anche sè stesso.

   

In un'intervista televisiva lui ha dichiarato: "Ho scoperto che nella mia famiglia c'è il rischio di Alzheimer, cercherò di fare una vita più sana".

vita-artificiale-2Sarà anche uno scienziato da Nobel, ma mi chiedo (sempre da perfetta ignorante), qual'è la funzionalità pratica di questa cellula? Per ora gli scienziati dicono che può aiutare tantissimo in Medicina, nelle infezioni gravi, un modello per capire le resistenze degli antibiotici, ci  può aiutare a capire qual'è il ruolo della flora intestinale dell'uomo, e tanto altro all'interno di un percorso di avanzamento importantissimo.

   

Insomma, pare che per ora serva a curarci meglio. Se così è...ben venga!

       

MA..??? 

   

Dobbiamo dire "Evviva" o "Purtroppo"..??

   

Avremo l'essere umano perfetto? Quello al quale viene tolta la parte del cervello che contiene la violenza? O l'esatto contrario?

   

A voi l'ardua sentenza.

        Francy