scritto da francesca il 1 12 2015

Ho trovato in un baule in soffitta un album sgualcito di fotografie. Sapevo che mia madre le aveva messe da parte, ma non ricordavo dove, finchè, sollevando delle vecchie lenzuola di canapa fatte sul telare, è affiorato un involucro legato con uno spago.
Quanti ricordi.
Nella prima foto si vede una giovane donna, mia madre e altre due ragazze, le sorelle, sui vent’anni. Tutte e tre munite di una falce innalzata verso il cielo in assetto per la segagione del fieno o la rimonda delle selve per la raccolta delle castagne. Facce serene, fresche, forti con i capelli al vento.
Peccato che le foto sono in bianco-nero, altrimenti si sarebbe visto il colore roseo delle loro facce : donne abituate a lavorare alle intemperie .
Poi una donna anziana , alta, severa, con un fazzoletto in testa e un vestitone fino sulle scarpe che tiene per mano un bambino: forse sono io, ma non mi riconosco, la foto è sbiadita.
Già da piccolo dovevo essere un birbantello, lo si capisce dall’espressione :sporco, capelli al vento tenuti giù da un cappelletto fatto con le foglie di castagno, calzoncini corti fino al ginocchio con le tasche rattoppate e, due stinchi secchi come i gambi della sedia: i piedi sparivano in zoccoletti troppo larghi. Nella mano teneva una fionda .Mi immagino quel fotografo quanto avrà tribolato per farlo stare fermo.
Stendo le foto sul tavolo ed ecco mio nonno. Baffoni neri, un cappello da bandito, un fazzoletto annodato al collo , un gilet di fustagno con dei taschini nei quali , ricordo, nascondeva mozziconi di sigari toscani che ogni tanto masticava sputacchiando. L’inseparabile bastone di frassino , con la crocchia, fatto da lui : era bravo a intagliare il legno, teneva sempre a portata di mano un coltello affilatissimo.
Quando il nonno ritornava a casa , si sentiva il toc toc del bastone perché all’estremità aveva messo un puntone di ferro : un'arma insomma .
Ho cercato di dare un po’ di ordine alle foto ma non è semplice. Mi raccontava mia madre che , la nonna e il nonno avevano messo al mondo una decina di figlioli e, visto che tutte quelle bocche non potevano mangiare al tavolo del babbo ,raggiunta l’età per scappare, avevano preso le vie del mondo. Belgio, Francia . Argentina…al paese erano rimaste solo tre figliole compresa mia madre.
Ogni tanto , ma molto raramente ,arrivava dal Belgio un pacchetto con qualche cioccolata e dello zucchero a quadretti. Ma la nonna era tirchia, tanto tirchia che raramente mi dava qualche zolletta di zucchero, e nonostante tutto il mio ingegno, non riuscivo mai a sapere dove nascondesse tutte quelle cose buone.Se volevo la cioccolata, dovevo andare nel bosco a raccogliere i ricci dei castagni per avviare il fuoco, dopo, e solamente dopo che li avevo sistemati nella stalla, sortiva dai tasconi della gonna la sospirata ricompensa .
Il nonno, oltre ai lavori nei campi e nel bosco, faceva il becchino .Si racconta che, un giorno ebbe la visita al Camposanto delle maestranze del Comune, i quali chiesero come intendesse procedere con i lavori . Il vecchio rispose :-Ora faccio una fila di tombe fino infondo al Cimitero, poi, il lato a destra , poi quello a sinistra fino al cancello - Ma scusate, nonno , ma quanti anni avete ?- Chiese il funzionario. – 86 anni - rispose fiero . Insomma, voleva sotterrare tutti gli abitanti del paese.
In quelle foto, scorre parte della mia vita.
Un mondo che non esiste più ma che ha tracciato la via maestra intrisa di cose semplici ,dove bastava lo sguardo severo del nonno per riportare ordine e rispetto. Dove qualunque cosa aveva un senso, dove tutto era utile e non si buttava via nulla .
Quei figli che erano partiti per altri paesi, non sono mai ritornati :non mi risulta che abbiano fatto fortuna, tutt’altro: chi ha lasciato la vita sulle cave del Belgio, chi nelle miniere di Marsinel .
Un figlio, pare che fosse stato comandante partigiano in Spagna sotto falso nome.
Il tempo cancella tutto. Sono rimaste queste poche foto a raccontare le vicende della famiglia Marchetti . Una famiglia come tante avvezza alla fatica e alle sofferenze di quei tempi.
Riavvolgo con cura quelle foto e le rimetto nel baule con un una carezza. Chissà, se un giorno qualcuno le scoprirà .
Giulio Salvatori , o se preferite. Il solito –Maledetto toscano
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Preciso che tutte le immagini -foto inserite in questo post sono tratte dal web.
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