scritto da francesca il 22 11 2015

PRINCIPATO DI LUCEDIO
Sono una persona curiosa, soprattutto curiosa del mondo. Mi piace viaggiare, ma anche scoprire posti strani, luoghi che non sono pubblicizzati nelle riviste del settore, piccoli borghi pieni di fascino ma anche di misteri.
Ed ecco che cercando qua e là scopro questo luogo mistico ma carico di storie e leggende esoteriche. Si racconta di cripte segrete, salme mummificate di abati seduti su dei troni disposti a cerchio, fiumi sotterranei e addirittura una colonna che "piange" a causa degli orrori di cui sarebbe stata silente testimone.
Ma partiamo dall'inizio.
E' una splendida giornata di questa splendida fine estate. Ci dirigiamo con amici verso il PRINCIPATO DI LUCEDIO.
Parcheggiamo la macchina fuori le mura, varchiamo il cancello e ci "tuffiamo", emozionati ma anche un pò intimiditi, nel Medioevo di questo complesso monastico fondato dai monaci cistercensi nell’anno 1123.
Non è solo un'Abbazia ricca di storia ma questo luogo mi affascina e mi intriga irresistibilmente.
Qui si tramandano leggende, romanzate e ricamate ritengo in parte, ma portate addirittura sullo schermo da un'emittente americana.
In mezzo a distese di campi coltivati a riso, anticamente chiamate grange, si specchia nelle basse e fertili acque il complesso monastico di Lucedio.
Siamo nell'allora Marchesato del Monferrato e i monaci godevano di pieni poteri e grandi libertà.
Diciamo che il loro comportamento ben poco aveva a che spartire con i dogmi della Chiesa Romana.
In quanto proprietari di tutti i terreni che circondavano l'Abbazia, distese di svariati chilometri, questi monaci utilizzavano agricoltori mercenari per bonificare le zone paludose circostanti e trasformare i terreni in solida agricoltura i cui ricavati venivano in parte versati direttamente nelle casse dell’Abbazia.
Oggi, come allora, il Principato di Lucedio è un’azienda agricola, di proprietà di una nobile famiglia monferrina che ne abita una parte.
Sul cortile in ghiaia si affacciano gli edifici in pietra e mattoni a vista oggi come allora destinati vuoi ad abitazioni, vuoi a depositi agricoli o fienili.
Ci dirigiamo, accompagnati dalla nostra guida, verso il Chiostro, la Sala Capitolare e la bellissima Sala dei Conversi in stile gotico lombardo. Tutto ancora ben conservato.

SALA CAPITOLARE

LA GALLERIA VISTA DALL'INGRESSO SUL CHIOSTRO

L'INGRESSO DAL CHIOSTRO ALLA SALA CAPITOLARE

SALA DEI CONVERSI
Ma veniamo alle leggende, misteriose e intriganti. Leggende? Forse no.
Dopo aver visitato tutto il complesso, usciamo e facciamo quattro passi intorno al perimetro esterno del Principato. Scorgo, nascosta tra rovi, fogliame, irti cespugli una cappella abbandonata, in rovina. Mi faccio strada tra la boscaglia e scopro che si trova al centro di un cimitero.

ANTICO CIMITERO
Al suo interno desolazione, iscrizioni rotte, pavimenti sfondati, decorazioni rimosse e rubate, altare distrutto. Sopra ad esso una terrificante macchia di nero fumo a forma di croce latina inversa, concreto segno che qualcuno appiccò il fuoco ad una grande croce di legno, volutamente appoggiata al contrario sopra l’altare. Un rituale satanico? Mah... Un’apparizione luciferina?

CAPPELLA
Si racconta che nel 1684 venne evocata una presenza malvagia, nei pressi di questo cimitero, e che fu operata una magia nera ad opera di un demone che perse il controllo e vagò per le terre circostanti, impossessandosi delle menti dei monaci di Lucedio.
Non credo a tutto questo ma qualcuno del posto mi spiega che queste "favole" nere, di generazione in generazione, hanno generato nuove leggende.

LA COLONNA PIANGENTE
Addirittura si dice che ogni qualvolta si parla troppo di Lucedio, qualcuno muore.
Il primo esempio che viene citato è quello di un operaio, passato a migliore vita durante i restauri avvenuti verso la fine degli anni ’60. I contadini della zona tentarono di far desistere dai lavori l’impresa incaricata, sostenendo che l’abbazia voleva essere lasciata sola, senza seccatori ne curiosi e che, altrimenti, avrebbe richiesto una vittima. Un incidente al cantiere ferì a morte l’uomo.
Anni addietro venne ritrovato, nelle vicinanze dell’abbazia, il corpo di una ragazza, completamente bruciato. Le storpiature del racconto non tardarono a nascere, depistando l’attenzione su macabri rituali satanici.
Un altro racconto analogo ci parla di un bambino annegato in un fosso accanto all’Abbazia. Chi lo rapì? Venne sacrificato da qualche setta segreta? Pare invece che il piccolo, facendo una passeggiata col nonno in riva al fiumiciattolo scivolò dentro le acque e il nonno non riuscì a salvarlo.
E' ovvio che queste sono leggende, storie che si continuano a far rivivere, raccontandole e tramandandole, così come facevano i nostri nonni, nelle serate invernali, magari davanti ad un camino acceso.
Però, al di là di tutto, credetemi la mia tranquillità e serenità ne sono rimaste particolarmente colpite e impressionate.
Soprattutto quando di notte l’Abbazia fa ancora più venire i brividi!