scritto da francesca il 7 04 2015

Sorvolando sulla noiosa biografia da copia-incolla, mi piace andare direttamente al "cuore" delle opere che ammiro di persona. E in una delle ultime mie visite al Museo degli Impressionisti, mi ha colpito questo dipinto di Edgar Degas.

   

Si intitola: "LA VASCA DA BAGNO" e io lo interpreto così.

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Anche se di Degas sono più celebri le sue danzatrici, le bagnanti costituiscono uno dei temi dominanti delle sue opere. Questo soggetto rappresenta, infatti, un terzo della sua produzione.

L'artista sosteneva che queste donne sono persone normali che si interessano al loro stato fisico. E' importante ricordare che siamo alla fine del XIX secolo e la vasca da bagno era appannaggio di due classi sociali: la borghesia agiata e le prostitute. Anzi, la vasca da bagno era proprio il simbolo delle prostitute.

Questa riflessione sottolinea tutta l'ambiguità del tema delle bagnanti, ambiguità che, alla fine del XIX secolo, non sfuggiva a nessuno. Degas compone quest'opera come un voyeur testimone di una scena intima. Le braccia alzate che liberano la curva del seno, le natiche posate sul bordo della vasca, sono elementi erotici che fanno di questo pastello un vero e proprio inno alla donna nell'atto di mostrare la propria nudità. Ed è raro che Degas mostri contemporaneamente sia il corpo che

la testa di una donna. La seconda non lo interessa. Si interessa solo a due cose: al movimento e alla "resa" della carne.

Borghese o donnaccia? Degas non risolverà mai il mistero....

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scritto da francesca il 3 04 2015

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I proverbi popolari sono un concentrato di storia e saggezza. A proposito della Pasqua ce n'è uno che recita così: 

 

"Pasqua: che sia alta, che sia bassa, vigilia magra e festa grassa".

 

E siccome la Pasqua è la festa più antica e più importante della cristianità le abitudini alimentari collegate sono altrettanto forti.

Durante la Quaresima, e soprattutto nei giorni di vigilia, si impone una cucina di magro con astinenza dalle carni.

 

Il menù tradizionale del Sabato Santo prevede frittatine con le novelle erbette di campo, paste asciutte con intingoli vegetali o di pesce, risotti e zuppe di verdura o cereali. Secondi piatti di pesce: merluzzo, baccalà o anguilla.

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Naturalmente ogni regione ha le sue tradizioni. Ma a Pasqua, quasi ovunque, sulle mense imbandite ritorna la carne, che per me non è  nè agnello nè capretto, ma un bel  Brasato al Barolo.

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Poi c'è l'uovo, e non solo quello di cioccolato. L'uovo è il simbolo della fecondità, della vita che riprende e a tavola trionfa dall'antipasto al dolce. Può essere salato, ripieno con tonno e acciughe o dolce, quello di cioccolata con la sorpresa per i più piccoli.

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Ma vogliamo parlare della famosa torta pasqualina? In Liguria, ad esempio c'è un tipo di ricotta, la prescinsêua (pre∫ĩ'søa, in italiano chiamata anche quagliata, o cagliata, genovese o ligure). E' un prodotto tipico caseario che si trova particolarmente a Genova e nella provincia.

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E vi assicuro che la torta pasqualina preparata con bietole, parmigiano reggiano e prescinseua è una vera libidine. Se poi, al centro della torta, si fanno un paio di fossette dentro alle quali si depositano dolcemente due uova (senza guscio ovviamente), il risultato finale sarà un portento di bontà e bellezza.

 

E il lunedì di Pasquetta? Si va tutti fuori porta per la famosa gita, o pic-nic all'aperto (tempo permettendo).

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Da noi si fanno le merendine con i cibi tipici: frittate, uova sode, salumi, formaggi, insalate di sarset (soncino) con l'aggiunta di un saporitissimo cipollotto, tonno e acciughe.

 

Ma al di là del cibo c'è anche una tradizione pasquale nelle Langhe che si chiama "Cantè j’Euv" - Cantare le uova -.

E'  un’antica usanza contadina delle terre Langarole, durante la quale gruppi di contadini si riuniscono nel periodo della “Settimana Santa” e si recano presso le cascine questuando uova che serviranno poi a preparare gustose frittate.

 

Dene d’euv, dene d’euv

dele vostre galine

vostri ausin a l’an ben dic

che l’evi le gorbe pine

Dateci delle uova, dateci delle uova

delle vostre galline

I vostri vicini ce l’han ben detto

che ne avete le ceste piene

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