scritto da francesca il 3 04 2015

I proverbi popolari sono un concentrato di storia e saggezza. A proposito della Pasqua ce n'è uno che recita così:
"Pasqua: che sia alta, che sia bassa, vigilia magra e festa grassa".
E siccome la Pasqua è la festa più antica e più importante della cristianità le abitudini alimentari collegate sono altrettanto forti.
Durante la Quaresima, e soprattutto nei giorni di vigilia, si impone una cucina di magro con astinenza dalle carni.
Il menù tradizionale del Sabato Santo prevede frittatine con le novelle erbette di campo, paste asciutte con intingoli vegetali o di pesce, risotti e zuppe di verdura o cereali. Secondi piatti di pesce: merluzzo, baccalà o anguilla.
Naturalmente ogni regione ha le sue tradizioni. Ma a Pasqua, quasi ovunque, sulle mense imbandite ritorna la carne, che per me non è nè agnello nè capretto, ma un bel Brasato al Barolo.

Poi c'è l'uovo, e non solo quello di cioccolato. L'uovo è il simbolo della fecondità, della vita che riprende e a tavola trionfa dall'antipasto al dolce. Può essere salato, ripieno con tonno e acciughe o dolce, quello di cioccolata con la sorpresa per i più piccoli.
Ma vogliamo parlare della famosa torta pasqualina? In Liguria, ad esempio c'è un tipo di ricotta, la prescinsêua (pre∫ĩ'søa, in italiano chiamata anche quagliata, o cagliata, genovese o ligure). E' un prodotto tipico caseario che si trova particolarmente a Genova e nella provincia.
E vi assicuro che la torta pasqualina preparata con bietole, parmigiano reggiano e prescinseua è una vera libidine. Se poi, al centro della torta, si fanno un paio di fossette dentro alle quali si depositano dolcemente due uova (senza guscio ovviamente), il risultato finale sarà un portento di bontà e bellezza.
E il lunedì di Pasquetta? Si va tutti fuori porta per la famosa gita, o pic-nic all'aperto (tempo permettendo).
Da noi si fanno le merendine con i cibi tipici: frittate, uova sode, salumi, formaggi, insalate di sarset (soncino) con l'aggiunta di un saporitissimo cipollotto, tonno e acciughe.
Ma al di là del cibo c'è anche una tradizione pasquale nelle Langhe che si chiama "Cantè j’Euv" - Cantare le uova -.
E' un’antica usanza contadina delle terre Langarole, durante la quale gruppi di contadini si riuniscono nel periodo della “Settimana Santa” e si recano presso le cascine questuando uova che serviranno poi a preparare gustose frittate.
Dene d’euv, dene d’euv
dele vostre galine
vostri ausin a l’an ben dic
che l’evi le gorbe pine
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Dateci delle uova, dateci delle uova
delle vostre galline
I vostri vicini ce l’han ben detto
che ne avete le ceste piene
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