scritto da francesca il 17 09 2014

Da circa due giorni sono iniziate le scuole. E mi ritrovo a fare delle riflessioni, un po’ strambe, ma che mettono in relazione il mondo degli attuali studenti col “ciò che accadrà dopo lo studio”.
Dopo l’entusiasmo e la speranza che una buona laurea possa aprire le porte al mondo del lavoro, questi ragazzi si guardano indietro e magari pensano che tutti quei sacrifici non sono serviti a nulla. Laureati che sono a spasso, che hanno enormi difficoltà a trovare un posto di lavoro, al pari di loro coetanei che hanno smesso di studiare prima.
E ALLORA, COS'E' LA CULTURA? A COSA SERVE?
A questo proposito voglio proporvi un articolo di Ilvo Diamanti, apparso tempo fa su Repubblica, che, con intelligente ironia, entra nel vivo dell’argomento “Scuola-Lavoro”. Ne pubblico uno stralcio dei passaggi più significativi, e per ora mi astengo dal fare commenti, ne parliamo dopo.
E' importante però, che io aggiunga a titolo informativo, per chi non lo conoscesse, che Ilvo Diamanti è un sociologo, politologo e saggista italiano. E’ professore ordinario di Scienza Politica presso l'Università di Urbino, dove ha fondato e dirige il Laboratorio di Studi Politici e Sociali, che si occupa di formazione e di ricerca in ambito nazionale e internazionale. Dirige, inoltre, il Corso di Alta Formazione in Opinione Pubblica e Rappresentanza (OPERA). Insegna « Régimes Politiques Comparées » nel Master in « Etudes Politiques » presso l'Università Paris II, Panthéon-Assas. Ha collaborato e collabora con importanti testate nazionali. È membro del comitato scientifico ed editoriale delle riviste: Rassegna Italiana di Sociologia, Rivista Italiana di Scienza Politica, Political and Economic Trends, Limes, Sviluppo locale, Economia e Società Regionale, Critique Internationale.
Direi, insomma, che è uno che la scuola, l'istruzione, lo studio l'ha amato sin dalla nascita e lo "mangia" a colazione, pranzo e cena.
Giudicate voi...
“CARI RAGAZZI, cari giovani: non studiate! Ve lo dice uno che ha sempre studiato e studia da sempre. Che senza studiare non saprebbe che fare. Che a scuola si sente a casa propria.
Ascoltatemi: non studiate. Non vi garantisce un lavoro, né un reddito. Allunga la vostra precarietà. La vostra dipendenza dalla famiglia. Non vi garantisce prestigio sociale. Vi pare che i vostri maestri e i vostri professori ne abbiano? Meritano il vostro rispetto, la vostra deferenza? I vostri genitori li considerano “classe dirigente”? Difficile.
Qualsiasi libero professionista, commerciante, artigiano, non dico imprenditore, guadagna più di loro. E poi vi pare che godano di considerazione sociale? I ministri li definiscono fannulloni. Il governo una categoria da “tagliare”. Ed effettivamente “tagliata”, dal punto di vista degli organici, degli stipendi, dei fondi per l’attività ordinaria e per la ricerca.
E, poi, che cosa hanno da insegnare ancora? Oggi la “cultura” passa tutta attraverso Internet e i New media. A proposito dei quali, voi, ragazzi, ne sapete molto più di loro. Perché voi siete, in larga parte e in larga misura, “nativi digitali”, mentre loro (noi), gli insegnanti, i professori, di “digitali”, spesso, hanno solo le impronte. E poi quanti di voi e dei vostri genitori ne accettano i giudizi? Quanti di voi e dei vostri genitori, quando si tratta di giudizi – e di voti – negativi, non li considerano pre-giudizi, viziati da malanimo?
Per cui, cari ragazzi, non studiate! Non andate a scuola. Non avete nulla da imparare e neppure da ottenere. Per fare il precario, la velina o il tronista non sono richiesti titoli di studio. Per avere una retribuzione alta e magari una pensione sicura a 25 anni: basta andare in Parlamento o in Regione. Basta essere figli o parenti di un parlamentare o di un uomo politico. Uno di quelli che sparano sulla scuola, sulla cultura e sullo Stato. Sul Pubblico. Sui privilegi della Casta. (Cioè: degli altri). L’Istruzione, la Cultura, a questo fine, non servono.
Non studiate, ragazzi. Non andate a scuola. Tanto meno in quella pubblica. Anni buttati. Non vi serviranno neppure a maturare anzianità di servizio, in vista della pensione. Che, d’altronde, non riuscirete mai ad avere. Perché la vostra generazione è destinata a un presente lavorativo incerto e a un futuro certamente senza pensione. Gli anni passati a studiare all’università. Scordateveli. Non riuscirete a utilizzarli per la vostra anzianità. Il governo li considera, comunque, “inutili”. Tanto più come incentivo. A studiare.
Per cui, cari ragazzi, non studiate. Se necessario, fingete, visto che, comunque, è meglio studiare che andare a lavorare, quando il lavoro non c’è. E se c’è, è intermittente, temporaneo. Precario. Ma, se potete, guardate i maestri e i professori con indulgenza. Sono una categoria residua (e “protetta”). Una specie in via d’estinzione, mal sopportata. Sopravvissuta a un’era ormai passata. Quando la scuola e la cultura servivano. Erano fattori di prestigio.
Oggi non è più così. I Professori: verranno aboliti per legge, insieme alla Scuola. D’altronde, studiare non serve. E la cultura vi creerà più guai che vantaggi. Perché la cultura rende liberi, critici e consapevoli. Ma oggi non conviene. Si tratta di vizi insopportabili. Cari ragazzi, ascoltatemi: meglio furbi che colti!”.
E’ solo un “fondo” di amara verità racchiusa in un involucro di ironica arguzia? Aspetto i vostri pensieri.
E ora qualche vignetta per sorridere... (ma non troppo)!


