Sono passati solo quattro giorni dall’ultima volta che ho sentito la tua voce e solo poche settimane dal nostro ultimo incontro. Ricordi Fernando? Nevicava, quel sabato, a Milano. Ed io ho tanto insistito perché tu, già provato da tanti malesseri fisici procurati dalle troppe terapie che, ultimamente, devastavano il tuo corpo, te ne rimanessi al caldo dentro casa tua. Ma tu, ostinato e irremovibile nella tua decisione hai voluto assolutamente questo incontro.
Ti ho visto da lontano, figura immobile, in attesa… Il tuo sguardo vagava alla ricerca di un volto conosciuto tra quelli che,frettolosamente, ti sfilavano accanto. Mi si è stretto il cuore. Ho ricacciato una lacrima nel fondo dell’anima, ho calato un velo sorridente sul mio volto e ti sono venuta incontro. Al vedermi il tuo viso si è illuminato. Il tuo radioso sorriso è stato quanto di più importante potessi desiderare in quel momento. Ci siamo abbracciati e poi, sottobraccio ci siamo avviati al calduccio dentro un bar. Avevo ritrovato il Fernando dei mesi passati. Dimenticando la tua malattia, ti ho visto gioioso, sereno, brillante come sempre, felice di poter finalmente comunicare e condividere quei momenti che ti mancavano da troppo tempo.
Ora so di averti regalato, quel pomeriggio, le ultime due ore di serenità e spensieratezza del tuo già provato e difficile percorso finale. E questo mette a tacere, un po’, i miei sensi di colpa.
Tu mi parlavi del tuo progetto. Volevi che lo portassi avanti io. Ma da sola, ti dissi, non ce l’avrei mai fatta. Aggiunsi “aspetto il tuo ritorno”. Allora ti sei infervorato in una spiegazione, con supporto scritto che ti eri portato appresso, di tutti gli elementi che potevano essermi utili per compierlo.
Lo farò, Fernando. Te lo prometto.
Poi mi hai donato il libretto delle tue poesie. E’ qui, davanti a me, un po’ bagnato. Lo apro ad una qualunque pagina. Leggo:
“Riuscirò a raccogliere i frammenti del passato?
“Passerò tra la folla anch’io senza lasciare traccia?
“Quanti interrogativi!
“E’ questa la vita?”
No, caro Fernando, le tue tracce non scompariranno, resteranno tra la folla, e in mezzo a noi. I frammenti del tuo passato saranno le poesie che ci hai regalato e che mai moriranno. Insieme alla tua generosità, alla tua disponibilità, alla tua premura nei confronti di tutti. Quante volte eri tu a consolare me, nei momenti difficili, quando mi prendeva lo sconforto? Seduti su una panchina in Piazza della Scala oppure al bar del centro?
Che brutto scherzo ci hai fatto Fernando. Non abbiamo perso solo l’amico che scriveva poesie ma unapersona di rara sensibilità e dolcezza.
Il tuo è un viaggio senza ritorno dentro una dimensione di uomo straordinario qual’eri ma lasci dietro di te un giardino pieno di alberi e fiori che noi custodiremo con grande cura e inesauribile affetto.
Vai amico mio, ma ogni tanto guarda ai tuoi giardinieri. Potrebbero sbagliare strappando fiori anziché erbacce.
Le ultime tue parole sono state “spero di trovare qualcosa di buono, Franci”. Le mie, in risposta “TI VOGLIO TANTO BENE, FERNANDO”.
Ho appena ripiegato il giornale e da poco ho ascoltato un paio di notiziari televisivi , se non fosse per il giorno quieto ed uggioso che vedo oltre i vetri della finestra , direi che siamo nel bel mezzo di una guerra , di un ciclone , di un caos cosmico dal quale non se ne esce.
Il Papa si è dimesso , sono ormai più i politici ed i manager indagati o in galera , di quelli che si presume siano ancora degni di rispetto , la disoccupazione è alle stelle , la fame è alle porte , siamo scivolati in una crisi economica dalla quale sembra di non vedere nessuna via d'uscita.
Alzo lo sguardo ancora verso l'esterno, oltre la finestra , è una strada di poco traffico , non c'è un anima viva.....non sarò per caso in una dimensione diversa?
Adorno disse " il compito dell'arte attuale è introdurre il caos nell'ordine" , dato che l'arte ha sempre precorso i tempi e ha portato le maggiori trasformazioni...è questo il vaticinio?
C'è chi ha detto che senza caos non c'è conoscenza , quindi questo turbine che ci avvolge ci porterà a nuove prospettive?
Dal caos Dio creò il mondo , ma noi saremo capaci di uscire da questa confusione per fondare una nuova società più giusta , equa e matura?
Quello che mi rattrista e preoccupa è che questo "cambiamento" lo lasceremo come eredità ai nostri figli e nipoti , saranno loro che dovranno scegliere il cammino , noi , per ora lasciamo incertezza , mancanza di punti fermi ed ideali.
Gandhi disse ..." la democrazia disciplinata ed illuminata è la più bella cosa del mondo. Una democrazia piena di pregiudizi , ignoranza (e immoralità) piomberà nel caos e potrà autodistruggersi ".....
E' qui che stiamo andando?
Che cosa possiamo fare per uscire dal caos ?
Lamentarci e stare alla finestra o cominciare a ribellarci e partecipare?
Scusate i numerosi punti interrogativi , ma dato che non mi sento di proporre soluzioni ...il dibattito è il miglior modo per sommare idee ad idee.