Esiste ancora l’amicizia nel mondo d’oggi? Quella vera, intendo. Io sarò forse un'illusa e un pò ingenua ma sosterrò sempre, a spada tratta, che esiste, eccome! Anche se, da una sommaria riflessione , sembrerebbe di no. Eppure l’amicizia è fondamentale per la nostra vita, non possiamo farne a meno. Anche se in diverse situazioni e differenti società si può presentare in forme diverse.
Non confondiamo, però, le due forme di amicizia, quella che si basa sull’utile (io do una mano a te e tu la dai a me…) e quella, invece, basata sulla virtù.
Vorrei innanzitutto fare una distinzione tra il significato di “conoscenti” e “amici”. Due cose completamente differenti. Sento tante persone affermare “io ho tantissimi amici”, e magari, fanno addirittura riferimento a quelli virtuali, dei social-network. Non c’è nulla di più frainteso e sbagliato. La maggior parte delle persone che noi conosciamo e che, spesso, nominiamo come amici, sono in realtà solo dei conoscenti. Si, è vero, abbiamo con loro buoni rapporti, ci sono simpatici e magari ci scambiamo favori e aiuti ma non ci unisce quella profonda confidenza e conoscenza che ci permette di confidare loro le nostre ansie più segrete, le nostre gioie e le nostre sofferenze più intime.
Cosa intendiamo allora con la parola amicizia? Io direi che amicizia è, innanzitutto, un sentimento profondo, trasparente, sereno, fatto di reciproca fiducia e di confidenza, oltre che di solidale complicità. Ma questi sentimenti vanno ricambiati con altrettanti sentimenti altruistici e sinceri. Assolutamente vietate interferenze con calcolo e potere.
Ma il vero amico non è colui che ti dà sempre ragione. Un vero amico non deve essere sempre generoso nei nostri confronti solo per compiacerci, ma deve “amarci” al punto tale da farci riconoscere anche i nostri errori o i pericoli nascosti laddove noi, vuoi per semplicità o per esaltazione non possiamo o non vogliamo vedere. L’amico, però, in questi frangenti ci starà accanto accompagnandoci passo passo verso una soluzione che ci impedisca di sprofondare cadendo malamente.
E’ risaputo che caratterialmente non siamo tutti uguali, e questo si nota maggiormente all’interno dell’amicizia. C’è chi si apre all’amico raccontando tutto e svuotando la propria anima da sofferenze, ansie e tormenti e c’è chi invece trattiene tutte le proprie spine all’interno del proprio essere.
Ci vuole molta confidenza e complicità per aprirsi ad un amico ma soprattutto si deve avere la consapevolezza che l’amico vuole ascoltarci, è sinceramente intenzionato ad aiutarci e desidera condividere con noi il difficile momento che stiamo attraversando. E’ una forma di empatia che, purtroppo, non è comune a molti. Ma serve a comunicare i propri stati d’animo e le proprie pene all’unica persona che più si ritiene in grado di comprenderci e aiutarci, magari anche solo con parole di conforto o con la vicinanza pregna d’affetto.
Chi, invece trattiene tutto dentro di sé, soffre molto di più. In questo caso, però, deve essere l’amico vero a comprendere che deve fare un passo verso l’altro, dimostrandogli, anche silenziosamente, tutta la sua vicinanza e la sua comprensione. Non servono molte parole per aiutare un amico in difficoltà, quando non si è in grado di risolvere i suoi problemi, ma basta un semplice gesto, un messaggio, una breve telefonata, Basta dirgli “comprendo il difficile momento che stai attraversando, rispetto il tuo silenzio e condivido il tuo dolore. Sappi che io ci sono, sono qua, al tuo fianco, non ti abbandono, silenziosamente ti cammino accanto e, in qualunque momento tu lo desideri, potrai bussare alla mia porta, e io ci sarò…..SEMPRE!”.
Esiste poi un tipo di amicizia che io definirei “comunitaria”, cioè un insieme di amici che costituiscono una specie di comunità fondata sull’amicizia. E’ questa una forma molto più complessa e difficile da gestire perché, nella sua vastità, io la ritengo piuttosto dispersiva. Ma d’altro canto ha un vantaggio in più: uniamo le forze e saremmo, come si dice, uno per tutti e tutti per uno. Dovrebbe essere questo una specie di “movimento” fondato sulla solidarietà e la fratellanza ma può generare conflitti allorquando vengono a crearsi discordie tra uno o più membri del gruppo provocando imbarazzo e difficoltà negli altri compagni. I quali non possono prendere posizioni perché è contro l’etica morale del “movimento” ma si sentono impotenti e rimangono ad assistere, turbati e confusi, alla diatriba, nella speranza che presto tutto si chiarisca e il clima ritorni ad essere quello sereno di prima. Ma i rapporti resteranno, comunque, modificati per sempre.
L’amicizia non accetta compromessi. L’amicizia deve essere leale, sincera, limpida, sgombra da false ipocrisie e da invidie e calunnie. Nell’amicizia non possiamo affermare una cosa e farne un’altra. Nell’amicizia i patti vanno rispettati e l’amico deve volere il bene dell’altro, ma non solo a parole. Deve essere presente nel momento del bisogno, ma non necessariamente, come dicevo sopra, fisicamente. Può esserlo anche con parole di conforto e il silenzio della vicinanza. Nell’amicizia non si può ingannare ma nemmeno esagerare con smancerie e affettazioni di falsi convenevoli.
Un’amicizia può diventare eroica.
Pensate a quando vi viene a mancare un amico. Fareste di tutto per non vederlo soffrire, dareste non so cosa per farlo guarire e invece vi trovate a guardarlo, impotenti, scivolare verso un destino ingrato che, ferocemente e senza riguardo alcuno, compie la più atroce delle ingiustizie. L’amicizia è anche sorridergli quando avreste voglia di piangere e urlare tutto il vostro dolore.
L’amicizia vera non punisce, non minaccia, non ricatta. Semplicemente accetta.
L’amicizia però, chiede una sola cosa: di essere rispettata.
Un dettagliato articolo di Concita De Gregorio su Repubblica , porta questo titolo.
" Otto milioni di italiani vivono con meno di 1.000 euro a mese . L'ascensore sociale è tornato indietro di 27 anni . La crisi ha massacrato la classe media , che si trova così a fare i conti con le bollette ammucchiate sul frigo , l'assillo dell'affitto da pagare e la retta dei bambini a scuola".
La giornalista si dilunga poi ad esaminare casi specifici , come il laureato disoccupato che fa il cameriere a 400 euro a mese. Tre donne con quattro figli che per arrivare a fine mese hanno la stessa casa in comune. C'è chi affitta la stanza del figlio , il forno che vende a metà prezzo il pane del giorno prima e ha la fila davanti al negozio, chi strozzato dai debiti si ammazza e lascia ai figli un'azienda fallita.
Sono aumentate le file davanti alla Caritas , sfrattati che dormono in macchina , anziani che si avviliscono a stendere la manoper strada.
Con il malgoverno e le ruberie che vediamo ogni giorno , ti monta la rabbia e non ti basta la compassione , la pietas o l'azione singola di un modesto volontariato.
Poi ti guardi intorno ...nel resto dell'Europa ...ad esempio in Germania ....e stenti a capire.
Ho esaminato le buste paga di un operaio metalmeccanico italiano ed uno tedesco , stesso livello , stesse mansioni..............stupite :
Vuol dire che il costo lordo dell'operaio italiano è più del doppio (+ 51,8%) del suo stipendio netto , che è di circa 1.200 euro mensili.
mentre per il tedesco è solo del 36,9%.......che porta ad uno stipendio netto di circa 1.800 euro mensili.
E' chiaro che se il nostro operaio percepisse un assegno mensile di 1.800 euro ..tantissimi problemi li avrebbe risolti...consumerebbe di più, l'economia riprenderebbe ....e forse usciremmo dal baratro.
Sia ben chiaro , questo vale anche per gli altri lavoratori ed in buona parte anche per i pensionati.
Questo è il momento dei perchè...
come mai abbiamo aliquote così alte?
Come mai non tassiamo di più rendite , grossi capitali , mettiamo in galera ( e gettiamo la chiave ) i grossi evasori e con quei soldi diminuiamo l'IRPEF e ci portiamo verso l'operaio teutonico?
Ma vorrei che altre domande le faceste anche voi ...e con quel tanto di incazzatura che in certi momenti è necessaria.