Alcune persone entrano nella tua vita per una ragione, altre per una stagione,… altre per sempre. Ognuna di loro prende qualcosa da noi e qualcosa ci dona… e così assieme condividiamo, cresciamo, soffriamo, ridiamo, ci odiamo e ci amiamo, ma soprattutto impariamo che ogni emozione che ne scaturisce è unica, ogni ricordo è un ricamo nell’anima. S.Shan


Spesso durante la vita s’incontrano tre persone straordinarie: una quando ne hai bisogno…per una ragione, una per poco tempo…per una stagione, e un'altra per sempre.

La prima è la persona che s‘incontra quando si hanno difficoltà da affrontare. Ti dà sostegno, ti aiuta nei momenti difficili della tua esistenza, dai quale è difficile uscire affidandosi solo alle proprie forze. E dopo aver compiuto la sua missione, scompare, quando meno te lo aspetti, si allontana senza motivi oppure sparisce perché viene a mancare.

La seconda  persona è quella che ti fa vivere ore piacevoli, t’insegna cose che non hai mai fatto, ti fa ridere, ti regala momenti di gioia e intensa felicità. Ma solo per poche settimane o mesi…una stagione!

Invece la persona per sempre è quella che t’insegna ad amare, e andando oltre l’amore uomo-donna, t’insegna cose che contribuiscono a darti una solida base emotiva. Il tuo compito è accettare questi insegnamenti e usare ciò che hai imparato al servizio di chi ne ha bisogno.

  Dal Web e liberamente riadattato.   Io ho avuto la fortuna di incontrare, non una ma due persone …per una ragione. La prima una suora, magra e segaligna, che prendendomi per mano mi accompagnò per un tratto di un buio e  lungo tunnel; affidandomi poi a una figura maschile che con passo sicuro mi portò fino a vedere la luce…alla fine del tunnel. Della prima non ho più notizie da tanto tempo, della seconda, dopo una brillante carriera dovuta a importanti evoluzioni di una tecnica chirurgica, so per certo che non c’è più, colpito dalla malattia alle mani che tante vite avevano salvato.

Due persone indimenticabili…straordinarie.

Voi avete avuto esperienze per una ragione,per una stagione o per sempre?

Se di queste persone custodite il ricordo in uno scrigno "protetto" del vostro cuore, o in un reparto esclusivo  della vostra mente o dell'anima, e se vi va di parlarne, raccontatelo qui. Ci siederemo intorno a voi, amici-ascoltatori(lettori)-silenziosi e condivideremo insieme, e con grande rispetto, quel vostro pezzo di strada che, sicuramente, porterà emozioni infinite dettate da una grande esperienza di vita.

   
scritto da francesca il 20 08 2012
Vi sembrerà strano ma, stamattina, ascoltando alla radio la commemorazione del cinquantottesimo anniversario della morte di quel grandissimo statista che è stato Alcide De Gasperi, m’è tornato alla mente un aneddoto che ho letto in una delle tante sue biografie. Si narrava che quando De Gasperi si recò per la prima volta negli Stati Uniti nell’immediato dopoguerra a svolgere l’amaro compito di rappresentare presso i vincitori la povera, piccola  Italia, andasse girando nei corridoi del fastoso albergo sfolgorante di luci che lo ospitava a New York, per spegnere le luci inutili. E’ questo un episodio che mette in rilevante contrasto l’economia della parsimonia e l’assurdità dello spreco.     In un momento critico come quello in cui stiamo vivendo, dove ricorre spesso quel termine che i nostri governanti, forse per farci meno male, ci propinano all’inglese, spending review, anche un rubinetto lasciato aperto più del necessario, una luce inutilmente accesa hanno la loro importanza.         Non voglio assolutamente fare della demagogia politica perché non ne ho né le capacità né la volontà ma il mio pensiero è rivolto a ciascuno di noi, la sottoscritta in primis, per riflettere, nel nostro piccolo e all’interno della nostra quotidianità su ciò che costituisce l’economia della nostra vita di ogni giorno che condividiamo con i nostri famigliari.     Credo che dobbiamo correggere i nostri stili di vita, rivedere le priorità, eliminare tante cose  inutili, soprattutto gli sprechi che vanno dal cibo all’abbigliamento, dalle risorse naturali come acqua, energia elettrica all’attenzione verso l’immenso debito ecologico che ci siamo costruiti.   Tutti quelli che si avvicinano ai sessant'anni,  se proprio non provengono da una famiglia ricca, ricordano sicuramente i cappotti rivoltati, le scarpe con i ferretti sotto le suole per non consumarle, l’acqua minerale fatta con le bustine dell’idrolitina Gazzoni , i palloni e le bambole fatti di stracci, il Natale con mandarini, arance e liquirizia per regalo (mica la PlayStation..), la carne rara e misurata compensata con abbondanti porzioni di polenta.   Io sono cresciuta a polenta e rane. Sembra strano dirlo ma, per un’assurdità incomprensibile oggi è uno dei piatti che si pagano più cari al ristorante (…non lo ordinerei per nessun motivo al mondo..!). Allora era il cibo più semplice ma soprattutto economico procurato tutto da mio papà che ogni notte, su una barchetta da lui costruita, percorreva i numerosi canali del veneto “armato” soltanto di una lampada a carburo e di una rudimentale fiocina (sempre da lui costruita) e cacciava le rane che sarebbero state il pasto del giorno successivo per tutta la famiglia con la polenta, rigorosamente bianca, che preparava mia mamma. Scusate la divagazione personale ma quell’economia povera era indispensabile per la sopravvivenza allora, ma mi fa riflettere sull’enorme contrasto tra sprechi (attuali) e parsimonia (quasi sconosciuta). Io mi chiedo: ma questi ultimi sessant’anni, non di pace ma di assenza di guerre (almeno da noi), l’infaticabile lavoro di milioni e milioni di uomini, gli importanti sviluppi tecnologici, l’incremento della produttività industriale e agricola  hanno forse portato ad una sovrabbondanza che, in totale assenza di etica, morale e responsabilità, ha determinato un’economia dello spreco? Credo sia giunto il momento di correggere la rotta, e ciascuno di noi, nel suo “piccolo” può farlo. Correggiamo i nostri stili di vita, non per ritornare ad un’economia di povertà di cui parlavo sopra (e vi assicuro che non mi sento di escluderla in toto, vista la follia umana che persiste ora), ma per passare da un’economia dello spreco ad un’economia della giusta misura. Ma è ovvio che questo processo va portato avanti anche dai governi e dalla macchina pubblica in generale. Però, perché non cominciare da noi?