scritto da francesca il 4 04 2012
                  Una canzone di alcuni anni fa iniziava così: “..apro il giornale  e leggo che..”. Oggi qualunque mezzo di comunicazione si apra, si legga o si accenda, tv, giornali, Internet, non parlano d’altro: “imprenditore indebitato, oppresso dalle banche si uccide con…”, “… padre di famiglia perde il lavoro, disperato, si suicida…”, “..schiacciato dai debiti tenta il suicidio dandosi alle fiamme..”. Da Bari a Verona, da Bologna a Padova è una guerra senza armi, persa sempre dai più deboli.

 E’ orribile quello che sta accadendo.

 Il mondo del lavoro ha dimenticato i suoi figli. I ministri e le loro nuove leggi “salvastato” li stanno sacrificando, immolandoli sull’altare della crisi, con l' "Estrema Unzione" fornita direttamente da Equitalia. La disoccupazione, i debiti, le tasse, la difficoltà del quotidiano vivere, l’ostruzionismo e lo strozzinaggio delle banche sono il nuovo cancro, quella malattia terminale che sta colpendo tutti i lavoratori, i padri di famiglia, i piccoli imprenditori, i giovani che si affacciano al mondo del lavoro che di lavoro ha solo la raccolta dei cadaveri. Negli ultimi due mesi 12 persone si sono suicidate a causa della crisi economica.

 E’ spaventoso!

 Storie che fanno riflettere. Imprenditori sull’orlo del fallimento, senza più alcuna speranza né futuro, pressati dalle banche, con crediti, (..da parte dello Stato..!), che non vengono onorati, di fronte alla vergogna di non poter pagare i propri dipendenti decidono di compiere l’ultimo viaggio. E’ la disperazione che deriva dalla consapevolezza  di aver rovinato anche la vita di altre persone con le quali, magari, si intrattenevano rapporti di amicizia, oltre che di lavoro. Nelle piccole aziende spesso i dipendenti sono anche parenti o famigliari. Di fatto, queste piccole aziende, sono eredità di famiglia, tramandate di padre in figlio da generazioni e questo aggiunge dolore all’angoscia fino a sfociare in una vera e propria depressione. Lavoratori che perdono il posto,  espulsi dal mondo del lavoro ad un’età in cui sono considerati troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per rientrare a lavorare con la vana speranza di trovare un altro posto. E’ una realtà, quella che viviamo ogni giorno, che punta il dito contro la responsabilità morale di uno Stato che non tutela affatto i diritti costituzionali dei cittadini ma soltanto le proprie pretese, contro la responsabilità di tutti i governanti, siano essi politici o tecnici, nonché di tutti gli esponenti dei principali sindacati che stanno decidendo il destino degli esseri umani. Sono drammi ad effetto domino. Lo stillicidio di fallimenti di piccole industrie crea la perdita del posto di lavoro dei dipendenti e la conseguente impossibilità di far fronte, sia per imprenditori che per lavoratori, ai propri doveri, alle necessità della famiglia. Tutto questo  vuol dire perdere la fonte primaria di sostentamento. Ma non possiamo rimanere indifferenti neppure di fronte ai risvolti psicologici che questi effetti negativi producono nell’individuo.    In quale coscienza si fermeranno queste macchie? Riusciremo mai ad archiviarle nei meandri della nostra memoria come spettatori impotenti al grido de “...la vita continua...”? O sotto la voce “...inevitabili conseguenze... “ di una crisi che uccide i più deboli avremo ancora il coraggio di alzare la testa per urlare tutta la nostra disperazione, tutto il nostro dolore per questa  crisi che, oltre a togliere sogni e speranze, insieme al lavoro toglie anche la vita?

E i sopravvissuti risolveranno il

problema

alle mense della Caritas..

      E con questo triste epilogo auguro la Buona Pasqua a tutti voi e alle vostre famiglie. Anche se sarà molto difficile ritrovare quella serenità che il momento richiede, cerchiamo di dare ai nostri figli e nipoti una parvenza di speranza in un futuro migliore.

Un'amica mi ha mandato queste belle fotografie. Si tratta di ciliegi giapponesi di un bel colore rosa. Le pubblico col desiderio che lo sbocciare di questi bei fiori sia premessa positiva per un futuro meno sconfortante.

                                    

BUONA PASQUA A TUTTI DA

" INCONTRIAMOCI"

           
scritto da francesca il 31 03 2012

“Gli occhi parlano, raccontano, abbagliano…gli occhi non mentono mai…” Questo scrive Franci, come risposta a un commento sul suo articolo “La fisiognomica nell’Arte”.

C’è una credenza comune secondo cui lo sguardo dice tutto di chi ha di fronte; per altro sono in molti a ritenere che basti osservare qualcuno negli occhi per capire se mente.

 

Il nostro sguardo è la parte più espressiva del volto grazie ad una sofisticatissima e articolata rete di muscoli, dimostrato da ricerche scientifiche.

E ' noto che gli occhi sono lo " specchio dell'anima ", cosa significa in realtà?

Beh, in effetti, in genere significa che guardando gli occhi si può dare uno sguardo su cosa la persona sta pensando. Così come quando vediamo una sottile emozione in faccia a qualcuno, diciamo che la vediamo nei suoi occhi. Alcuni ritengono addirittura che oltre a distinguere la verità dalla menzogna, sia possibile determinare la vera natura della personalità, semplicemente utilizzando questo metodo. Uno degli indici più conosciuti della menzogna (ma, secondo me, anche il meno attendibile) è lo sguardo sfuggente.

Quando qualcuno si sente in colpa o teme di venire scoperto spesso trova difficile sostenere lo sguardo dell’interlocutore e punta gli occhi altrove. Dal momento però che quasi tutti sanno che questo è un segno rivelatore, chi si trova in questa condizione cerca di non evitare di incrociare gli occhi dell’altro; però, si può tradire con brevi guizzi dell’occhio in un’altra direzione. Nel momento in cui dice una cosa falsa, fa cadere lo sguardo su un oggetto che comincia pretestuosamente a manipolare. Prendiamo il caso del poker: il giocatore deve decidere continuamente quale sarà il suo prossimo passo e per farlo molte volte tenta di interpretare il volto dei suoi avversari. Allora è davvero d’importanza vitale il controllo di ciò che è definito: “faccia da poker”, un’espressione in bianco che nasconde la decisione presa e i sentimenti.

Direi che in linea di massima l'occhio é, lo specchio di ciò che abbiamo dentro, del nostro livello di crescita interiore, della nostra serenità ma é pur vero, secondo me, che ci sono altri parametri che vanno valutati nella conoscenza del mondo interiore di chi ci sta dinanzi, più che altro per evitare di prendere abbagli straordinari. Credo che gli occhi siano, in effetti, l’unica parte del corpo che possa assumere tanti atteggiamenti diversi, quanti i moti dell’animo…

 

Gli occhi non mentono mai…o quasi?