scritto da francesca il 20 02 2012
Mi piacciono gli aforismi e spesso mi diletto a leggerli, quelli che più mi colpiscono li trascrivo aggiungendoli alla mia  piccola collezione. Ma mi piace anche la musica e, cercando in rete, ho trovato un video che raccoglie alcune frasi di Jim Morrison. Lui è stato il leader di una band statunitense, The Doors che tanti di voi ricorderanno perchè hanno fatto parte del panorama musicale degli anni Settanta che con l'impetuoso Jim Morrison hanno dato vita a quella parte di rivoluzione culturale nella storia della musica.

Se devo essere sincera non ero una fanatica del suo genere musicale e neppure condividevo pienamente tutti i suoi atteggiamenti, peraltro molto provocatori e spesso deliranti, ma da adolescente  partecipavo ad una certa inquietudine giovanile che trovava riscontro in alcune sue frasi che, rispolverate oggi, trovo ancora più attuali.

Pubblico questo video riportandone  alcune, secondo me, le più significative.

- Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire.

- Non pentirti di quello che hai fatto se quando l'hai fatto eri felice.

- Non arrenderti mai perchè quando pensi che  sia tutto finito è il momento in cui  tutto ha inizio.

- Chi ama per gioco se ne pentirà quando per gioco sarà amato.

- La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno.

- Non tradire chi ti sorride: potrebbe avere la morte nel cuore e regalarti ugualmente un pò di vita.

- La felicità è fatta di niente che al momento in cui la vivi sembra TUTTO.

- Non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà, e per questo bisognerà che tu la perdoni.

- Non fuggire in cerca di libertà quando la più grande prigione è dentro di te.

- Amare significa pensare intensamente a qualcuno dimenticando sè stessi.

- Solo chi non conosce il dolore può ridere di chi soffre.

-  Nella vita sorridi sempre perchè nessuno è così importante da toglierti il sorriso.

- Non piangere se una persona ti ha lasciato, solo quando ti avrà dimenticato potrai dire di averlo perso per sempre.

- La vera felicità non è in  fondo a un bicchiere, non è dentro una siringa, la trovi solo nel cuore di chi ti ama.

- Non riempire la tua vita di attimi, riempi i tuoi  attimi di vita.

- Guarda le piccole cose perchè un giorno ti volterai e capirai che erano grandi.

- Non serve strappare le pagine della nostra vita, basta voltare pagine e ricominciare.

Tutto sommato, malgrado la sua vita sregolata e la sua perenne irrequietezza, penso sia riuscito a costruire qualcosa di geniale, diventata mito proprio soltanto dopo la sua morte. Al di là di tutto, il suo carisma resterà inspiegabile quasi come la vera causa della sua  morte.

 
scritto da francesca il 15 02 2012

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere  un commento fatto da un amico di questo blog che citava, nella circostanza, una tendenza al narcisismo. Devo essere sincera, mi è successo più volte di pensare ai “narcisi”, in senso benevolo e col sorriso sulle labbra, ovviamente. Così, un po’ per gioco e un po’ per curiosità, ho voluto documentarmi  ed è con questo spirito, tra il serio e il faceto, (visto che un pò "narcisi" lo siamo tutti..), che mi accingo ad esporre alcune mie considerazioni.

Il mito di Narciso, così come tramandato dalla mitologia greca, è uno dei più conosciuti e sfruttati, persino in pittura. Non a caso, ho aperto questo scritto con l’immagine di un famoso dipinto attribuito al Caravaggio che rispecchia, appunto (..in tutti i sensi, direi..!) l’immagine dell’insensibile e bellissimo giovinetto del quale la ninfa Eco si innamora perdutamente e, non ricambiata si lascia morire. Quel Narciso era troppo impegnato ad ammirare se stesso e bearsi della propria immagine. Ed è così che Afrodite decise che quel Narciso meritava una bella punizione facendolo innamorare perdutamente di sé stesso riflesso in uno specchio d’acqua al punto tale che, “persa la testa” vi annega. Ma questo è vanità e autocompiacimento esasperati all’estremo.

Ma senza scomodare la mitologia, sembra che,  nella vita di tutti i giorni, non sia poi così difficile identificare almeno un soggetto, tra le proprie conoscenze, che corrisponda allo stereotipo dell’individuo incapace di amare qualcuno all’infuori di sé stesso, insensibile ai bisogni del prossimo, un individuo, insomma, sempre pronto a compiacersi della seducente visione del proprio “io”.

Ma è proprio vero che per avere la consapevolezza del proprio valore è necessario riflettersi negli occhi di qualcuno? Le forme nelle quali si manifesta la sindrome di “narciso” sono svariate e molteplici. Per molte donne e molti uomini l’esasperata ricerca dell’affermazione personale attraverso la bellezza trova fondamento in una inguaribile insicurezza affettiva. Per queste persone, essere amati vuol dire sentirsi “belli”. Gli uomini, da sempre, si specchiano negli occhi delle donne per alimentare la stima in sé stessi, per apparire più luminosi, per sentirsi apprezzati, affascinanti, intelligenti, simpatici e convincersi di essere speciali. Speciali  lo sono sicuramente, quando una donna si innamora di loro, ma l’apprezzamento femminile non è costituito esclusivamente da canoni estetici ma ha a che fare con l’attaccamento e l’affetto, l’emozione e la sensibilità, l’intesa e la complicità. Eppure molti uomini vivono storie parallele rifugiandosi nell’evasione e coltivando relazioni multiple in contemporanea, ciò consente loro di sentirsi al centro della sfera affettiva di più donne. In un unico concetto: hanno la pretesa infantile di possedere il mondo!

Una buona dose di esibizionismo è indispensabile ingrediente per costruire un’immagine personale seducente, se il metro di misura è basato su apparenza e finzione. Avere spettatori è esaltante e stimola il desiderio di esporsi, l’ammirazione e il successo sono un richiamo a cui è impossibile sottrarsi.

E la vita, si sa, è un palcoscenico dove spesso si commette l’errore di recitare per ricevere consensi con i quali superare limiti e imperfezioni che inevitabilmente  creano insicurezze, senza tenere conto che la realtà, in modo del tutto imprevedibile, ci costringe a mettere in discussione le nostre comode certezze.

Può sembrare un paradosso ma esiste anche l’altra faccia del “narciso”, quella del non vanitoso, di colui che non passa la vita a compiacersi della propria avvenenza ma ha forti riferimenti al proprio ingegno, al proprio successo professionale, alla propria abilità sportiva, alla propria fama di conquistatore, al proprio (spesso..presunto..) senso dell’umorismo.

Si tratta spesso di persone che assillano il prossimo con narrazioni prolisse relative alle loro imprese, che non nutrono alcuna incertezza riguardo alla loro superiorità, quelle persone, insomma, che tutto sanno e tutto fanno meglio di chiunque altro (..secondo loro..). Non vorrei puntare ancora il dito verso il “panorama” maschile (e non me ne vogliano i maschietti..), ma pare siano proprio loro, gli uomini, ad autoincensarsi con inesauribile esibizionismo, uomini accentratori dell’attenzione che, in fatto di protagonismo, non accettano rivali. Quasi completamente carenti di autocritica e sprovvisti del benché minimo senso del limite.

Io li definisco i “gusci vuoti” dell’insopportabile sapere.

Del mito di Narciso possiamo comunque salvare una caratteristica positiva. Piacersi, apprezzarsi, valorizzarsi, senza nulla togliere al rispetto e al riconoscimento dei meriti altrui, rappresentano buone premesse per avere fiducia in noi stessi e realizzare le nostre aspirazioni aumentando autostima e bocciando autolesionismo.

In conclusione dovremmo essere tutti (uomini e donne) così equilibrati da dosare il nostro narcisismo per poter conciliare le esigenze reciproche.

Ma una domanda mi sorge spontanea: dov’è , allora il confine tra narcisismo e insicurezza e immaturità? Dovrò pensarci per un mio prossimo scritto, per ora aspetto i vostri pensieri e chiarimenti.