scritto da francesca il 11 11 2021
LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLALA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA     JAN VERMEER Pittore magico, misterioso, ammirato dai critici e dal pubblico. So che adesso qualcuno di voi mi contesterà, presentando Vermeer tra i Fiamminghi in quanto vissuto circa un secolo dopo Bosch ma, al di la che era comunque un olandese ritengo che la sua tecnica pittorica sia memore di una pittura fiamminga del Quattrocento. Al contrario del suo antenato conterraneo , Vermeer dipinge il vero visto con l’amore per le cose che conosce da sempre, per la sua città, per la sua casa, per le persone che gli sono vicine. E’ sempre presente nelle sue pitture qualcosa di vibrante, che rende vivo l’ambiente pacato e silenzioso ove vivono le figure. LA RAGAZZA CON IL TURBANTE (o LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA) Bellissimo ritratto di giovane donna, probabilmente una domestica, che l’artista dipinge di tre quarti con il volto leggermente inclinato; indossa una veste gialla in tessuto lucido e un turbante azzurro con un’ampia fascia, anch’essa gialla che le ricade sulle spalle. L’elemento catalizzante del dipinto è sicuramente il giovane e bellissimo volto della ragazza: la pelle morbida e candida, gli occhi incredibilmente espressivi, le labbra leggermente dischiuse appaiono assolutamente realistici, quasi intrisi di sacralità. La luce illumina il viso con sapienza e delicatezza riflettendosi nella perla iridescente che la fanciulla porta all’orecchio sinistro. Con lo sfondo in ombra si focalizza ancor più l’attenzione sulla giovane cogliendone l’anima. LEZIONI DI MUSICALEZIONI DI MUSICA     Ho potuto ammirare questo dipinto alle collezioni reali di Buckingham Palace a Londra e ne ho assegnato un sottotitolo, “lo spazio attorno”. Nel dipinto, Vermeer lambisce la spoglia parete di fondo ove spicca, inclinato, uno specchio che riflette il volto e la spalla della donna, con la luce che penetra dalla vicina finestra. Le accese note di colore dell’abito, del violoncello steso a terra scandiscono uno spazio tra il tavolo e il centro-camera ricoperto da un ricco tappeto (a sua volta illuminato da un’altra finestra) sul quale si erge una bianchissima brocca di ceramica. Attorno alla brocca torna lo spazio, vuoto che cattura non soltanto la luce ma anche l’insieme del teatrino visivo.                             ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- HIERONYMUS BOSCH - IL GIARDINO DELLE DELIZIE IL GIARDINO DELLE DELIZIE   Ho avuto modo di ammirare un paio di dipinti di questo imprevedibile, ironico e, a volte inquietante artista a Londra, National Gallery “L’incoronazione di Spine” e al Louvre “La nave dei folli”. Purtroppo non esistono esposizioni “permanenti” di sue opere in Italia anche se in questi giorni è in corso una mostra a Venezia, città che l’ha visto pittore attivo tra il 1500 e il 1504 e che conserva molte sue opere in collezioni private. Però, i due dipinti dei quali voglio parlarvi in questo mio scritto sono altri. Ritengo quest’uomo un artista che, al contrario di altri che si sforzavano di dipingere gli uomini così come sono, egli osa rappresentarli quali sono dentro. IL GIARDINO DELLE DELIZIE (per visualizzare interamente il dipinto aprire tutta la pagina facendo scorrere la barra di destra) IL GIARDINO DELLE DELIZIEE’ un trittico carico di simbolismi che vuol mostrare visivamente come la corruzione interiore riduca l’uomo a bestia. Un’immensa allegoria in cui il pittore si scaglia contro un’umanità avida di piaceri e intrappolata nella follia e nella smodatezza. Il fascino di quest’opera risiede nell’inesauribile fantasia e nell’enorme inventiva in grado di creare scene ed ambientazioni estremamente ricche e originali, surreali e oniriche. Nel pannello centrale è rappresentato un luogo immaginario in cui l’uomo si abbandona al piacere dei sensi. E’ un pullulare di uomini e donne, uniti in coppia o in gruppi i quali si lasciano andare alle dolcezze dei sensi secondo o contro natura. Da osservare, in alto, personaggi che cavalcano strane e fantastiche creature a simboleggiare l’umanità trascinata dai vizi. Possiamo scorgere, altresì, figure umane intente a cogliere avidamente frutti rossi, fragole e corbezzoli che in virtù del loro colore rimandano ai piaceri della carne. E che dire dei due amanti che racchiusi nella sfera di cristallo sembra vogliano comunicare che il piacere è fragile come il vetro? Siete d’accordo con me? Aspetto, come sempre, vostre interessantissime interpretazioni. Nel pannello di sinistra è raffigurata la creazione di Eva, evento alla base dei mali del mondo….secondo Bosch, ovviamente (…donne, state calme..!!). Ultima mia nota per la tavola di destra, l’Inferno dove vi è una rappresentazione chiarissima della dissacrazione religiosa con castigo infernale e punizione dei peccati. La scrofa col copricapo da suora che abbraccia un uomo, l’uomo-albero, figura pallida con il corpo a forma di un uovo aperto entro il quale si intravede una bettola mentre sulla testa regge un piatto sormontato da una cornamusa rosa, simbolo sessuale.   L'ASCESA ALL'EMPIREO L’ASCESA ALL’EMPIREO     Sembra impossibile eppure nel lontano 1500 questo pittore fiammingo riuscì ad immaginare lo spazio extraterrestre immerso nel buio più assoluto. Io definisco questo dipinto “notte cosmica” nel quale le anime degli eletti, sospinte nella loro fisica nudità da figure angeliche, si dirigono verso un tunnel di luce metallica come un imbuto che trafigge la compatta notte siderale. In lontananza, sul margine interno di quel tunnel luminoso, enigmatiche e quasi evanescenti le sembianze ancora umane di due anime che sembrano dissolversi nella luce accecante e misteriosa dell’Assoluto. Mi rimane del tutto inspiegabile come la fantasia di Bosch abbia potuto concepire, e rappresentare, il transito nell’aldilà anticipando la moderna conoscenza della notte cosmica che tutto pervade al di sopra dell’atmosfera che avvolge il nostro pianeta. Per un pittore visionario nulla di più scientificamente vero. Che ne pensate voi?       BUON SAN MARTINO E BUON FINE SETTIMANA A TUTTI GLI AMICI DEI BLOG!!     Francesca
scritto da francesca il 7 11 2021

Partirò dalla fine.

Toscana 1610. Michelangelo Merisi da Caravaggio è in fuga, ancora una volta. Conosce il pericolo, lui ha vissuto nell'illegalità gran parte della sua vita. Ma questa volta è diverso. Questa volta è ricercato per omicidio. C'è una taglia sulla sua testa, lo vogliono vivo o morto. Allora fa quello che ha sempre fatto, quello che gli riesce meglio. Per tirarsi fuori dai guai, CREA!

Ecco che cosa dipinge:

DAVIDE CON LA TESTA DI GOLIA

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E' un autoritratto. Ma perchè il suo volto non è il volto dell'eroe, Davide? Perchè Caravaggio si è ritratto nei panni del cattivo, il mostro Golia? Forse sperava che questa ammissione di colpevolezza bastasse? Forse, offrendo la sua testa in un dipinto sperava di riuscire a salvarsi nella vita reale. A noi piace pensare che  il genio sia sempre l'eroe, che i buoni vincano sempre, ma questo è Caravaggio! Il genio è il cattivo!

Ma facciamo un salto all'indietro di una ventina d'anni circa. Siamo nella Roma dei mercenari senza scrupoli pronti a tagliarti la gola per pochi soldi, nella Roma dei ragazzi di strada pronti a scipparti, nella Roma dei mendicanti, dei saltimbanchi, dei ciarlatani, e delle prostitute costrette a lavorare in quel lordo "eden" maledetto vicino al Tevere.

Questa è la Roma di Caravaggio fatta di notti di sbornie in osterie malfamate, in compagnia di pittori squattrinati che, come lui, vivono di espedienti e sono sempre pronti a cacciarsi nei guai.

Caravaggio arriva a Roma nel 1593. Subito gli viene spiegato che cosa deve fare se vuole diventare un grande artista. Primo, disegnare le sculture antiche, Roma ne è piena. Secondo, studiare i grandi maestri, Raffaello per esempio. Essere umile, copiare, imparare. Quello che si trova alla fine del suo apprendistato è la vera essenza dell'ARTE.

Ma per i potenti romani, Arte significa la visione del Paradiso. Ma Caravaggio non la pensa così, lui conosce solo la visione del mondo, quello che vede, che tocca con mano. Disegnare? A che serve? Caravaggio non disegna mai nulla nel corso della sua vita, tutto quello che fa è guardare e poi dipingere.

Quando gli chiedono dove avrebbe cercato i modelli, lui indica la strada. Ecco, dice, e fa entrare il popolo nel suo studio.

La cruda rappresentazione del "FANCIULLO CON CANESTRA DI FRUTTA" è molto distante dalla raffinata bellezza dei Maestri del Rinascimento. Da subito, Caravaggio si allontana dai canoni del tempo.

  caravaggio_-_fanciullo_con_canestro_di_frutta

Questa è la risposta di Caravaggio alla servile imitazione dei classici. Un autoritratto nelle vesti di Bacco, il dio del vino. Tenete presente che Bacco non è solo il dio dei bagordi, è anche il simbolo della giovinezza, della bellezza, della fonte di ispirazione di poesia, musica e pittura. Guardate che cosa fa Caravaggio.

BACCHINO MALATO

Bacchino-Malato-Caravaggio-analisi

Invece dell'eterna giovinezza, ci offre l'immagine del suo contrario, una figura dall'aspetto malato. La pelle è verdastra, le labbra grigie, gli occhi cerchiati, la bocca contratta in un ghigno. Caravaggio prende un dio e lo rende troppo umano. Anche Bacco è distrutto dopo una notte di baldoria. Ora osserviamo il grappolo d'uva. I chicchi sono in parte guasti, a reggerli è una mano unta e con le unghie sporche. Le sue opere non rispondono certo ai canoni vigenti.

Ma la qualità della sua Arte non può passare inosservata. La nota, infatti, un Cardinale, Francesco Maria Del Monte. Sempre in cerca di talenti, era il maggior protagonista del mercato dell'Arte.

 

Sul banco dei mercanti d'arte, il Cardinale vede un quadro che attira la sua attenzione:  

I BARI

 

 The_Cardsharps_by_Caravaggio

 

Del Monte è colpito dalla vivacità dei colori, dal soggetto e dal modo in cui l'inganno è presentato. Non solo, quegli individui gli sembrano veri. Il giovane ingenuo dalle guance rosate e il Bravo che con freddezza sta per imbrogliarlo. L'azione sembra svolgersi davanti ai suoi  occhi e compra il quadro. Poi fa a Caravaggio un'offerta che non può rifiutare. "Che ne dici di trasferirti nel mio palazzo? Avrai vitto e alloggio nel miglior salotto di Roma. Conoscerai poi tutti i filosofi. La cucina è ottima, vedrai ti piacerà. E poi la musica, ti piace la musica, no?"

A   Caravaggio piace la musica. Eccolo che si raffigura ne "I MUSICI" dietro un piccolo gruppo di suonatori.

 

Concerto-di-giovani-Caravaggio-analisi

 

Non c'è bisogno di ricordare che quello sulla sinistra è Cupido per capire che i giovani stanno intonando canti d'amore. Il ragazzo al centro ha gli occhi visibilmente lucidi, e sta solo accordando uno strumento. Nella Roma barocca i dipinti che ritraggono i fanciulli col liuto sono molto comuni, ma nessuno è come questo. Nessuno è così intenso, così reale, e così vicino a noi. La vicinanza quasi soffocante dei corpi non è di natura erotica. Caravaggio vuole eliminare la distanza che separa il dipinto dall'osservatore. L'Arte di Caravaggio esce dalla cornice,  elimina la distanza per raggiungere lo spettatore.

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 BUONA DOMENICA A TUTTI!!!

Francesca