
La campanella di inizio Anno Scolastico è ormai suonata in diverse regioni.
E iniziato o sta per iniziare un nuovo anno scolastico e, come spesso accade, all’insegna del caos, delle diverse difficoltà di avvio e delle polemiche. Al di là delle difficoltà oggettive riguardanti quelle di organici ancora non completi,
di strutture con lavori ancora in corso, quest’anno mi sembra che ci siano ancor più problematiche irrisolte (precari che fanno sit-in in pianta stabile davanti agli Uffici Regionali che hanno visto, dopo anni di precariato, sottrarsi il proprio posto di lavoro, novità varie all’interno delle scuole di ogni ordine e grado di istruzione ecc). Ma il punto sul quale vorrei soffermarmi di più è l’ennesima riorganizzazione e riforma della scuola Primaria (ex elementare). Quante volte è cambiata negli ultimi anni???? Non si contano più. Mentre alunni ed insegnanti cominciano ad abituarsi al nuovo regime…puff... arriva il Ministro di turno e cambia, in toto o quasi, le “regole di gioco”, sempre in nome di una scuola migliore, frase che invece maschera la necessità di tagli economici a scapito dell'apprendimento e della didattica.
Non è mio intento polemizzare su questo o quel governo, ma cio’ che mi interessa mettere in risalto è questo: ”Com'è cambiata la Scuola Primaria in questi ultimi 30/35 anni e in che misura tutto ciò ha contribuito al cosiddetto “benessere dei bambini”? Quanto hanno influito sui docenti e sugli stessi bambini tutti questi cambiamenti????”
Mi limiterò solo a fare un excursus delle riforme di questi ultimi 30/35 anni.
Ma andiamo con ordine.
Senza voler andare troppo indietro nel tempo, una delle prime grandi riforme fu quella del 1971 con la nascita della “scuola a tempo pieno”. Erano all'inizio organizzazioni legate al fatto che il tempo del mattino, secondo alcuni, non bastava più per fare la scuola adeguata ai bambini, alle loro esigenze di apprendimento e soprattutto alle esigenze lavorative dei genitori. Così al pomeriggio alcuni insegnanti con le loro classi, si ritrovavano per discutere, dipingere, stampare giornalini, dedicarsi a quelle attività non concluse o non sufficientemente approfondite al mattino. Una sorta di laboratorio, insomma. Questo tipo di fare scuola non ha mai trovato sbocco in toto nelle varie scuole italiane e soprattutto al Sud, dove, come sempre, mancavano e mancano tuttora le strutture idonee a svolgere tali attivita’.
Passa qualche anno (siamo nel 1977) e nasce la Legge quadro 517 che, fra le altre cose, introduceva il principio “dell'integrazione” mediante l'assegnazione di insegnanti di sostegno alle classi che accoglievano alunni portatori di handicap; si aprì poi la possibilità di attivare interventi programmati individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni, si stabilirono nuove norme sulla valutazione (vennero introdotte le schede di valutazione con i giudizi al posto dei voti che erano molto più "immediati").
Una novità importante è rappresentata dai "decreti delegati", approvati proprio nel 1974, che introducevano nella vita della scuola una rappresentanza dei genitori, del personale ATA (Amministrativo, Tecnico, Ausiliario) e degli studenti (solo nella scuola superiore).
Significativi invece i mutamenti della scuola elementare con i Programmi del 1985 e la legge del 1990, che ebbe come conseguenza l’ introduzione di una pluralità di docenti per la stessa classe. Nasceva il cosiddetto “modulo”. Secondo alcuni questa introduzione fu talvolta realizzata senza tenere conto delle specifiche abilità/competenze degli insegnanti (furono resi necessari alcuni corsi di aggiornamento per docenti che naufragarono ben presto) e spesso furono fonte di dinamiche perturbanti relativamente alla "prevalenza" dell'uno o dell'altro componente.
Arriviamo alla Riforma Moratti, che presentava una proposta di radicale riforma del sistema scolastico, suscitando consensi e dissensi accesi.
La riforma voluta dal Ministro Letizia Moratti, partita nell'anno scolastico 2003/04 con la sperimentazione nelle classi prime e seconde della scuola primaria (ex elementare), divenne poi a pieno regime, nella scuola primaria, a partire dall'anno scolastico 2004/05.

Essa, in relazione alla scuola elementare, introduceva, insieme a tante altre novità e a tante “carte” inutili da compilare, l'insegnamento di una lingua straniera dell'Unione Europea fin dal primo anno; così pure l'uso del computer diventò obbligatorio fin dalla prima elementare.
Nell'insegnamento base vennero però introdotte 300 ore annue di «laboratori» (con altri registri da compilare) e destinate ad attività atte ad incrementare le attività del mattino in modalità laboratoriale da svolgersi nel prolungamento orario dei giorni lunghi.
La scuola prevista dalla riforma conservò, in sostanza, la vecchia struttura fondamentale, ma vennero apportate delle modifiche che avrebbero dovuto “consentire di raggiungere risultati eccellenti in tutti i tipi di scuola”.
Questo fu in teoria, ma in pratica la riforma risultò lacunosa, oscura e mai applicata del tutto. Ci furono molti corsi di aggiornamento per far luce appunto sui punti oscuri, ma mentre si tentava di dipanare la matassa e ci si avviava ad un qualcosa di veramente fattivo (perché poi qualcosa di buono all’interno di essa poteva esserci ), ecco che arrivò un’altra riforma.
Il ministro Fioroni annullò in parte alcuni punti della precedente, lasciando i docenti ed indirettamente anche gli alunni, ancora più nel caos e a gestire il tutto con il solito “buon senso e fai da te”, come spesso era già accaduto negli anni precedenti con le altre riforme. Ci si trovò nella situazione in cui molte scuole gestivano “questa riforma”, già prima “nebulosa”, ognuna nel modo in cui l’aveva interpretata e più consona alle esigenze locali.
Si arriva, così, all’ultimo cambiamento, la cosiddetta “ciliegina sulla torta”.
Ed eccoci al 2008 (anno scolastico in cui per fortuna sono andata in pensione). Il Parlamento converte in legge il decreto proposto dal Ministro Gelmini che modifica il metodo di valutazione degli studenti nella scuola primaria, introducendo di nuovo "il voto al posto dei giudizi" (è un continuo “corsi e ricorsi”) e reintroducendo il “maestro unico”
nella scuola elementare, provocando diverse manifestazioni contrarie in tutta Italia. La riforma Gelmini riaccende il dibattito sul “maestro prevalente nella scuola primaria”. Sul piano pedagogico si è sottolineato che da un lato potrebbe favorire l'unità interiore degli alunni, in una società che è caratterizzata dall'eccesso di informazioni e di stimoli, dall'altro che però potrebbe causare una minore specializzazione disciplinare dei docenti.
Sul piano sociale viene sottolineata la grave situazione in cui verranno a trovarsi i docenti precari in conseguenza delle riduzioni di personale.
A questo proposito viene obiettato però che la funzione della scuola non è quella di essere un “ammortizzatore
sociale”, e che l'errore è stato fatto a monte, quando nel 1990 si scelse di introdurre “il modulo” per ragioni completamente opposte a quelle di ora: creare nuovi posti di lavoro.
In realtà la riforma Gelmini vuole solo ottenere un taglio economico e nulla ha a che fare con la didattica. Si ha l'impressione che nessuna delle persone che ogni giorno interviene nei vari programmi televisivi o sui giornali (dal ministro stesso alle altre persone di turno che di volta in volta vengono coinvolte in tali dibattiti), conosca bene la scuola e che forse mai abbiano messo piede in una classe.
A tal proposito sarebbe interessante “informare” il ministro Gelmini che l'insegnamento della lingua straniera, della religione cattolica, dell'informatica, i progetti per l'integrazione degli stranieri (spero che non intenda sopprimerli, ma lo temo fortemente) e non ultima cosa il completamento delle ore dei docenti distribuite in più classi, fanno sì che di docenti nelle classi ne entrino più di prima. Certamente tutte queste situazioni impediscono il mantenimento di un “maestro unico” per classe. Da qui, quindi, si capisce ancora una volta che la "manovra" è solo di carattere economico e non di carattere didattico come si vuole dare a credere.
Ed occorre anche dirle che le ore di contemporaneità che si vengono a creare con il modulo con questa riforma verrebbero annullate; in precedenza venivano usate per progetti di recupero a favore di alunni in difficoltà.
E c’è ancora da aggiungere che nella scuola del maestro unico di una volta (obiettivo principale di questa riforma):
1- c'erano le CLASSI DIFFERENZIALI e le SCUOLE SPECIALI per gli alunni portatori di handycap (oggi chiamati diversamente abili)
2- Oggi (ed è bene che cosi’ sia) tali alunni sono inseriti nelle classi normali con l'accompagnamento di un insegnante di sostegno, ma solo per alcune ore; nel tempo restante è l'insegnante di classe che se ne occupa.
3-Nelle classi di una volta non c'erano bambini stranieri e quindi soggetti ad essere aiutati con attivita’ individuali ed individualizzate (il maestro unico da solo non puo’ farlo anche in virtù del fatto che questa riforma prevede anche l’aumento di numero di alunni per classe, si parla di 30/35).
4- Prima i bambini che non imparavano venivano semplicemente BOCCIATI , ora per sostenere i bambini in difficoltà si prevedono progetti di recupero utilizzando le "poche" ore di contemporaneità disponibili o progetti in orari extrascolastici.
Oltre alle voci del personale della scuola contro questa riforma, ci sono anche le voci dei genitori che lavorano che vedono man mano ridurre il l tempo di permanenza a scuola ( il famoso “tempo prolungato” in cui il bambino è a scuola per 30 ore e il “tempo pieno” in cui il bambino è a scuola per 40 ore). In clima di tagli economici ciò è possibile che avvenga e oltretutto con il maestro “unico” ciò non è più attuabile (per una disparità di numero di ore tra alunni e docenti). Chi coprirebbe le ore in eccedenza????. Nemmeno a parlarne di nuove assunzioni...anzi ci sono molte soppressioni di posti e i docenti "perdenti posto", devono cambiare sede ed adattarsi ad andare anche su più scuole per completare il loro orario di lavoro).
Queste solo alcune delle cose negative di questa riforma, per non parlare poi del disagio apportato ai bambini stessi che, abituati comunque a vedere più maestre, si ritroveranno a vederne una sola per molte ore della giornata. Infine, e non in ordine di importanza, è anche l’empatia che scatta o non scatta con la maestra che, se è da sola al “timone”, non può fare altro che sforzarsi di entrare nelle grazie del bambino. Se ci riesce bene, altrimenti…..Diverso, invece, il discorso derivato dal rapporto con più insegnanti…se non scatta con una ce ne sono sempre altre due. E cosa dire , poi, dell’ulteriore specializzazione che ogni docente ha acquisito nel corso di questi anni nelle proprie materie di insegnamento????? La figura del maestro oggi è vista come “specialistica” e per continuare ad essere veramente tale e poter affrontare ogni singolo problema dal punto di vista della didattica (e non solo), non puo’ ricoprire la vecchia figura del maestro “tuttologo”. Andava bene molti anni fa quando i bambini non erano come quelli di oggi, molto più intuitivi, più curiosi, ma più distratti da altre cose. Occorre pertanto usare sempre nuove strategie didattiche per appassionarli ed incuriosirli sempre di più. Cio’ ovviamente richiede molto più tempo ed interventi piu' mirati.
Infine c’è anche da dire che prima il sapere era solo nozionistico (era un travaso di nozioni che passava dal maestro all’alunno senza preoccuparsi molto del fatto che tutti apprendessero o meno; bastava che un gruppo imparasse e gli altri erano considerati “asini” con conseguente bocciatura). Oggi invece questo è cambiato, si cerca di entrare nella psicologia del bambino cercando capire il perché del ”non apprendimento" e cercando di capirne le motivazioni interagendo con altri interventi didattici a loro più consoni. Inoltre oggi i bambini chiedono il perché delle cose e non si accontentano più delle nozioni “belle e fatte”. Li si induce al ragionamento al fine di far scoprire loro la cosiddetta “nozione”. Quindi la “nozione” è un punto di arrivo e non più un punto di partenza.
Tutto ciò ovviamente richiede una maggiore specializzazione nella materia ed una ricerca della strategia giusta.
Qui mi fermo perche’ credo di essere stata già abbastanza prolissa e spero sia stata abbastanza chiara, ma toccare questo argomento è stato per me come togliere un coperchio ad una pentola in ebollizione.
Mi dispiace di essermi limitata solo alle problematiche della Scuola Primaria, in primo luogo perchè è quella che sento a me più vicina, secondo perchè ci sarebbero volute moltissime altre pagine per affrontare anche le problematiche delle scuole di altri gradi di istruzione (medie, superiori e anche Università).
Ribadisco che il mio sfogo non riguarda la politica (perché della scuola se ne sono occupati sia i governi di destra che quelli di sinistra), quanto un voler esprimere ciò che avevo dentro da diversi anni e soprattutto portare a conoscenza di chi legge la voce di “qualcuno” che nella scuola ha vissuto questi cambiamenti in prima persona e che alla scuola ha anche dato sempre tanto nonostante le continue difficiltà.
Un’ultima preghiera e precisazione che ho gia’ fatto all’inizio, ma che ripeto……non vorrei che i commenti fossero indirizzati verso la politica, bensì sul problema che veramente è sentito da tutti noi, in un modo o nell’altro, sia in qualità di docenti, sia in qualità di genitori e perché no, anche in qualità di nonni. Riflettiamo su ciò ed eventualmente discutiamone…tutti abbiamo o abbiamo avuto delle esperienze di bambini a scuola, sia ieri (come genitori), sia oggi come nonni. Grazie per l’attenzione.....

Grande incontro di Eldy
Tutti gli utenti di Eldy, i volontari, collaboratori ecc sono invitati
Mercoledì 22 Settembre 2010
Dalle ore 11.00 presso area pedonale adiacente al Centro Commerciale Bonola, in via Cechov, Milano per un grande incontro insieme, ci scambieremo consigli, opinioni, aiuti, sorrisi, e tanto altro ancora....
NON MANCARE TI ASPETTIAMO
Eldy Staff



