Tempo fa, se qualcuno mi ha letto, dissi che avevo innalzato il
Tricolore nel mio giardino più alto che potevo. Lo scopo era quello di
essere vicini a tutte quelle persone che soffrivano per i morti che la
pandemia aveva soffocato. Un dolore che ha toccato tutti noi. E,
quindi, quel Tricolore voleva dire tante cose che sarebbe inutile
elencare. Poi, in questi tre o quattro mesi, ci sono state le festività
del Venticinque Aprile, Primo maggio, Due Giugno, insomma quel
Tricolore mi faceva essere solidale.Ricordo che una domenica mattina,
verso le ore undici, a tutto volume suonai "Il Silenzio" Fuori ordinanza
per ricordare Tutti. Non fu facile, anch'io ho un cuore e mi commuovo
con facilità.
Quando entravo nel borgo, un nucleo di una decina di famiglie, vedere
sventolare la Nostra Bandiera mi faceva un piacere immenso. Voglio esere
breve e arrivare subito alla fine di questo mio intervento.
La gente in Cassa Integrazione, aspetta da mesi un aiuto, promesso dal
"governo", ma che non arriva o a pochi operai. Fare l'elenco di tutte le
promesse sarebbe troppo lungo. Però, sono stati velocissimi a mantenersi
i loro privilegi, i nostri "onorevoli" si sono regalati i vitalizi.
Gente messa al posto giusto in quella maledetta commissione dai partiti,
in pochi minuti hanno azzerato le aspirazioni di molti italiani.
Indifferenti al grido che si è levato: Vergogna!
Ieri sera, con rabbia e rassegnazione, ho tolto il Tricolore. Con
amarezza ho abbassato l'asta, l'ho ripiegato e messo in naftalina .
Sentivo mio padre, che ha passato anni nelle miniere e nelle cave ,darmi
una pacca sulle spalle come era solito fare in segno di approvazione.
Mi fermo qui. Non ho fatto riferimenti rossi o neri.Non cerco applausi
, né consensi. Ognuno è libero di pensarla come vuole Questo è il mio
pensiero.----------------------------------------------- Giulio Salvatori
La relazione con il tempo che passa è ciò che ci definisce umani. E' la consapevolezza dello scorrere del tempo, del passare della giovinezza, dell'avvicinarsi della vecchiaia. Tutti i processi d'identità e culturali della società sono connessi a questo: AL TEMPO. La cognizione del dolore, la gioia, l'angoscia e la felicità sono prodotti di quella parte della nostra mente in cui poniamo e rielaboriamo ricordi di momenti che abbiamo vissuto nel corso di tutta la nostra esistenza.
I nostri genitori, gli amici lasciati lungo la strada, i primi amori, i lutti. Senza il concetto di "tempo" non ci sarebbe letteratura, scienza, filosofia, progresso. Ecco cosa ci distingue dagli animali, anche quelli che amiamo, che ci fanno compagnia. Loro non hanno la coscienza e la consapevolezza dello scorrere del tempo.
Adesso proviamo ad immaginare come sarebbe la nostra vita se una parte della nostra memoria, quella legata alle cose recenti, la cosiddetta "memoria breve" smettesse all'improvviso di funzionare. Se insomma, il nostro cervello resettasse, ripulisse ogni minuto di quello che abbiamo appena fatto e ci costringesse a tornare neonati. D'improvviso saremmo privi di memoria e di cognizione temporale. Senza nè un prima, nè un dopo. Condannati, insomma ad un eterno presente.
Perdere la memoria "a breve termine" non significa non ricordare quello che si è mangiato ieri o l'altro ieri, ma significa dimenticare quello che si è fatto un minuto fa.
E' quello che succede quando si entra nel vortice del "male oscuro". Quella malattia che inesorabilmente ruba tasselli di vita ma anche di rapporti non avuti tra un passato e un “non ancora” e segna un’inquietudine a volte intrisa di rassegnazione e di rabbia. Quella malattia che ti cancella i contorni, ti cancella i ricordi, ti lascia perso.
Mi fermo qui. Andare oltre mi farebbe troppo soffrire perchè sono coinvolta in prima persona. Ciao papà.



