scritto da francesca il 10 04 2018

Diciamo la verità,  i poveri sono davvero fastidiosi, mettono a disagio con la sola presenza, costringono tutti quelli che non vivono in condizioni disagiate come loro, a farsi scomodi esami di coscienza. Cosa pretendono i poveri con l’ostentazione sfacciata dei loro bisogni, la continua denuncia delle loro necessità, i segni della differenza sociale ostentati come stigmate? Un po’ di contegno insomma, che stiano al posto loro, che restino nei loro quartieri, nelle loro periferie, che spingano il carrello nei discounts di borgata e non diano fastidio.

 

E anche i disabili in fondo, ammettiamolo, con tutte le loro esigenze, le rivendicazioni, le pretese di accettazione, l’abbattimento delle barriere architettoniche, i percorsi scolastici dedicati a loro.

 

Insomma, Ugo Foscolo espresse così questo fastidio: " la povertà è vergogna che nessun merito lava. E’ diritto non perseguitato dalla legge ma perseguitato più crudelmente dal mondo".

 

La povertà è diventata una colpa, una vergogna, di questi tempi, uno stigma sociale. Come la differenza fisica, la diversità, che mette così a disagio i normodotati. Questo sembra almeno l’orientamento inconfessato di alcuni tra i migliori licei classici di alcune città del nostro Paese che alla ricerca degli studenti pubblicizzano la loro scuola nei siti del Ministero dell’Istruzione con toni tra il classista e il razzista. E l’ansia di mostrare che nelle loro scuole non ci sono impedimenti alla didattica normale e al raggiungimento degli obiettivi scolastici. I toni utilizzati da questi Istituti  sono quelli da razza superiore che rassicura i genitori dei quartieri bene che tra le mura delle loro scuole non ci sono né poveri, né nomadi, né stranieri, né disabili. Insomma, si tratta di scuole che ci tengono a mostrarsi come luoghi esclusivi per gente esclusiva. E lo dicono senza vergogna, senza neanche rendersi conto di quello che scrivono.

 

Ho letto alcune pubblicità su licei famosi locati in diverse città italiane. Sentite qua:

 

Liceo di Roma: "L’essere il liceo classico più antico di Roma conferisce alla scuola fama e prestigio consolidati. Le famiglie che scelgono questo liceo sono di estrazione medio-alto-borghese per lo più residenti in centro ma anche provenienti da diversi quartieri richiamati dalla fama del liceo. (Ed ecco la "perla"): Tutti gli studenti, tranne un paio, sono di nazionalità italiana e nessuno di loro è disabile".

   

Capito che roba? Manca solo che scrivano che sono di pelle bianca, razza ariana purissima.

 

Ma continuiamo la lettura.

 

Liceo di Genova: "Il contesto socio economico e culturale propriamente di livello medio alto, e l’assenza di studenti con caratteristiche particolari dal punto di vista della provenienza culturale , come ad esempio nomadi o studenti particolarmente svantaggiati, costituiscono un background favorevole alla collaborazione e al dialogo scuola famiglia".

 

Ma che vuol dire tutto questo? Significa, in soldini, iscrivete pure qui da noi i vostri figli perché qui ci sono solo ricchi, non ci sono né figli di poveri né studenti disabili. E ancora: Se siete poveri non iscrivete da noi i vostri figli perchè si troverebbero a disagio. Poi, forse presi da un lievissimo senso di colpa, precisano: " scusate abbiamo una decina di figli di disgraziati portieri e custodi, di cui purtroppo non sappiamo come liberarci, ma sono pochi però vi garantiamo che faremo del nostro meglio perché non vi diano fastidio".

   

Sono così sfacciatamente classiste queste pubblicità che violano la Costituzione negando il ruolo che la scuola pubblica dovrebbe avere.

Io sono sempre andata a scuola negli Istituti frequentati sia dal basso proletariato che dalla borghesia milanese, ma studiavamo e crescevamo tutti insieme nella unità ed integrazione totale.

 

Ma come diceva Giovenale, si sa che, la reputazione e il credito dipendono soltanto dai quattrini che uno ha in cassaforte.

   

Francesca

scritto da francesca il 5 04 2018

Il Circo che meraviglia !

Nell'era delle iper-comunicazioni e iper-digitazioni andare al Circo può sembrare retrò, fuori moda o folle.

Siamo abituati a stare attaccati allo smartphone, tablet, tv, pc.

Sembra strano eppure è così, smanettiamo, clicchiamo continuamente su qualsiasi cosa ci capiti sotto agli occhi, chattiamo con tante persone, il più delle volte sconosciute, ma siamo sempre più soli.

Soli con noi stessi, con le nostre dita intente a digitare le lettere sulla tastiera per comporne frasi.

Andare al Circo mi ha fatto tornare bambina, due ore di risate, due ore  durante le quali non ho pensato a nulla.

Mi è sembrato di entrare in un altro mondo, non ero la nonna ma l'amichetta dei miei nipotini, si è scatenato in me il lato infantile, quella parte emozionale che tutti abbiamo dentro.

Un insieme di ricordi e sensazioni dimenticate. Qualcosa di meraviglioso che io, quasi ottantenne, non pensavo di provare.

Entrare sotto quell'enorme tendone è stato come ritrovarmi in un luogo incantevole, l'odore del Circo è particolare. I miei nipotini, però, hanno subito percepito il profumo dei popcorn, è bastata un'occhiata per capirci e Linda, Diego e Nonna avevano tra le mani il loro bicchiere.

Ero felice io ma anche loro.

Il Circo parla ai bambini, ma non solo. Gli spettatori non sono solo tali ma partecipano anche allo spettacolo.

Ecco, si spengono le luci, la musica aumenta di volume, silenzio... arriva il presentatore, lo spettacolo comincia.

Clown, trapezisti, maghi, illusionisti, domatori di tigri e cavalli, giocolieri, acrobati, ballerine ecc...

Gli artisti circensi sono capaci di fare tutto senza 3D o informatiche.

Tutto al Circo è autentico e reale mentre là fuori, nel mondo siamo schiavizzati da cellulari e computer, programmati per essere condizionanti, per relegarci alla solitudine senza vere relazioni.

Penso al passato quando i nostri genitori ci portavano al Circo, gli adulti erano adulti non c'erano tablet, tv o pc, c'erano persone intorno a noi, soltanto loro. Tutta la società, allora, era centralizzata sui bambini.

Avevamo poco o niente ma si era felici. L'essere ritornata oggi al Circo mi ha fatto riflettere anche su questo.

 

Alba