scritto da francesca il 1 10 2017
 

"Ve la siete cercata", questo è lo slogan che ha aperto i cortei dei giorni scorsi indetti contro lo stupro alle donne. Slogan che allude beffardamente ad un modo di pensare antiquato ma purtroppo ancora presente nel nostro paese, secondo il quale certi atti di violenza subiti dalle donne sarebbero provocati dalle stesse con una volontaria complicità.

"Voi donne provocate, andate in giro vestite in modo succinto, ci guardate dritto negli occhi con sfrontatezza e poi vi lamentate se noi, poveri uomini (sigh..) non riusciamo a resistervi (leggi violentarvi) perchè voi attivate il nostro istinto primordiale (???)". Anche Adamo diceva di essere stato provocato da Eva.

Io inorridisco a sentire queste cose, vaneggiamenti di idioti che vogliono pretendere di considerarsi vittima anzichè carnefice. Pensare che nel 2017 ci sia una complicità da parte della vittima nel subire la violenza è assolutamente ASSURDO! Ma che c'entra l'abbigliamento? Che c'entra lo sguardo provocatorio? Questo autorizzerebbe i maschi a perpetrare violenza sulle donne? Ma siamo impazziti?

Sono motivazioni puerili, inaccettabili. Mi chiedo: ma che gli passa per la testa allo stupratore? Che si racconta? Lo capisce quello che sta facendo o no? Purtroppo si autogiustifica sempre, e pensare che questo non è solo nella testa di un uomo che violenta ma fa parte di una cultura purtroppo diffusa nel nostro paese, meccanismi socialmente condivisi. Siamo ancora all'età della pietra!Non accetto.

Bisogna fare educazione, insegnare, parlarne nelle scuole soprattutto. Non mi dilungo oltre anche se ne avrei da dire, ma vorrei che ciascuno di voi facesse le proprie riflessioni e ne parlassimo assieme. Quello che mi sento di dire, in conclusione, è: QUANDO E' NO, E' NO!!!

 

Francesca

 
scritto da francesca il 26 09 2017

Siamo costantemente bombardati da messaggi , visioni, sollecitazioni emotive e il nostro cervello non è fatto per seguire una logica nel trarre le conclusioni.

Siamo condizionati spesso da pre-concetti e da idealizzazioni sul mondo che ci circonda .

Anche nel nostro piccolo ambito di Eldy , dove si interagisce con la scrittura , spesso compressa e sintetica, può accadere che chi esprime un concetto non si faccia capire o non è capito. Spesso si parte da pensieri dicotomici o manichei ( bianco o nero) , che mal si coniugano con la marea di sfumature dei modi di pensare e qui possono nascere le prime difficoltà di comunicazione.

Poi si può sopravvalutare o sottovalutare un problema , mettendosi così di partenza in competizione di idee.

Altro peccato è la generalizzazione che ovviamente, non considerando i singoli casi, può essere letta in maniera distorta.

Spesso invece sono i giudizi emozionali , soprattutto se l'argomento tocca corde personali , ad entrare in conflitto con i propri vissuti e quello che è esposto in un articolo o un commento.

Anche l' eccessiva selettività di argomento può portare ad una lettura pregiudiziale che si scontra con quello che viene esposto.

Non è facile quindi in poche parole trovare l'accordo , anche perché quelle "poche parole" possono essere travisate e scritte in modo forse non ben comprensivo.

Tutto questo per dire che non è semplice comunicare non essendoci dialogo diretto e le parole scritte , spesso lette in fretta, non hanno il beneficio di un possibile chiarimento immediato ,portando appunto a distorsioni nel ragionamento comunicativo.

Forse dobbiamo fare lo sforzo di interagire senza tirare immediatamente le somme , ma usando i punti interrogativi. Chiedendo il perché di un pensiero , di una presa di posizione , di un concetto che non si condivide, forse così la comunicazione può essere più efficace e la comprensione maggiore.

Se ci limitassimo a scrivere ritratti di vita o descrizioni turistiche e ambientali forse il problema non ci sarebbe , ma non è anche interessante ogni tanto occuparci delle grandi o piccole problematiche della società ?

 

Franco