scritto da francesca il 27 04 2017

"Fu come un'apparizione, lei sedeva in mezzo alla panchina, sola o così gli parve, abbacinato com'era dalla forte lucidità dello sguardo di lei. E mentre passava, lei alzò la testa, lui inclinò leggermente le spalle e quando si fu messo più lontano dallo stesso lato, la guardò. Aveva un ampio cappello di paglia con nastri rosa che palpitavano al vento dietro di lei. I suoi capelli neri divisi a metà incoronavano da una parte e dall'altra. Le sue sopracciglia scendevano in giù a pressare teneramente l'ovale del suo viso. Il suo abito chiaro, di mussola a piccoli pois le cadeva addosso in mille minuscole pieghe, stava ricamando qualcosa e il suo naso diritto, il suo mento, tutta la sua persona si stagliavano sullo sfondo dell'aria blu".
Ecco, vi ho appena descritto un colpo di fulmine. E' quello che Gustave Flaubert fa vivere al liceale Frèdèric Moreau quando incontra la signora Arnoux, protagonista dell' "Educazione sentimentale", il suo più grande romanzo insieme a Madame Bovary. Questo era l'amore ai tempi della penna e del calamaio, diciamo, ma come ci si approccia ai tempi del web? Se "L'amore ai tempi del colera" descritto da Gabriel Garcia Marquez era quello delle lettere profumate e delle attese sterminate lunghe a volte l'intera esistenza, com'è l'amore ai tempi delle app, invece? E qui c'è bisogno di sgombrare subito il campo da qualunque possibile equivoco. Quello di cui parliamo non è l'amor cortese, diciamo, e non è neppure quel palpitar di sguardi e sospiri che alimenta i versi dei poeti romantici. L'amore ai tempi del web è piuttosto il figlio dei tempi, della solitudine, della fretta, dell'incapacità di tessere relazioni che superino il limite delle 140 battute consentite a chi comunica con un twuit.
L'amore ai tempi del web è "incontriamoci subito e vediamo dove arriviamo". E se non arriviamo oltre domattina, comunque è stato piacevole incontrarsi.
Leggo che esistono apposite applicazioni (le chiamerò app) per questi tipi di incontri ed è una specie di boom. Sono app per gente che non legge romanzi e di sicuro non conosce le poesie di Alda Merini. Sono app per chi, diciamo così, non ha tempo da perdere, neppure per scaricare profili e iniziare magari conversazioni via web per cercare di socializzare e poi...magari...provare a superare lo scoglio della conoscenza passando dal virtuale al reale. Queste nuove app fanno saltare preamboli e preliminari. Chi vuole può mettersi subito in contatto e, se la cosa funziona, l'incontro può essere immediato. Niente corteggiamenti, niente appuntamenti, niente aperitivi, cene , cinema, balli. Niente, si va subito al sodo, diciamo. Se funziona, bene e se no si passa ad altri.
L'amore ai tempi del web, almeno questo tipo di amore lasciatemelo dire, a me sembra triste e squallido. Ma forse io appartengo ad un'altra generazione. Perchè il successo è planetario. Secondo le stime di un Gruppo che gestisce le app più famose, nel 2011 c'erano 360 milioni di utenti nel mondo, divenuti 511 milioni nel 2016. Ma che diventeranno quest'anno, 672 milioni stando alle previsioni del Gruppo. E c'è da scommetterci che hanno ragione loro. Dal momento che i single costituiscono un mondo a parte, una vera risorsa, sul mercato delle app si sono gettati in tanti e adesso esistono sezioni di ogni tipo, super targhetizzate.
Si va dalle app per single eterosessuali a quelle per gay. Esistono app per single cristiani e per ebrei, musulmani. Ci sono app per over 50 così come ci sono app per chi ha hobby specifici, quelli che fumano e quelli che detestano il fumo, per gli amanti dei personaggi della Disney e per chi ama il trekking.
Eppure, a dispetto di questa corsa frenetica alla ricerca di un partner di una sera, purchè sia, io continuerò a pensare che sarebbe importante provare a parlarsi di nuovo, magari a incontrarsi guardandosi negli occhi quando si parla. Si potrebbero scoprire cose fantastiche, per esempio si potrebbe scoprire il potere della parola.
Sentite questa: "L'amore mio mi chiede di scoprire qual'è la differenza tra me e il cielo. La differenza è che se tu ridi, amore mio, io mi dimentico il cielo".
Questa è poesia. E' di Nizar Qabbani, uno dei più grandi potei siriani.
E non c'è app che ne valga neppure un verso!!
Francesca