scritto da francesca il 25 09 2016

No-mano-dire-no

Saper dire di no, ogni tanto, ci aiuterebbe a vivere meglio e più serenamente. Potrebbe servire, magari, a tenere lontano gli scocciatori, per esempio o evitare incarichi di lavoro eccessivi, fuori orario che magari esulano dalle nostre mansioni e dalle nostre competenze.  Anche questo contribuirebbe a migliorare la nostra vita.

In questo, gli uomini rispetto alle donne, hanno una capacità superiore a districarsi tra i grossi problemi, a sfuggire alle richieste pressanti di lavori extra. Insomma gli uomini sanno dire di NO meglio, e più spesso, di noi donne davanti alla richiesta di effettuare un lavoro che non ci compete, compresi i semplici lavori che scaturiscono nell'ambito domestico, quotidiano.

Noi donne ci facciamo tormentare dai sensi di colpa e diciamo più spesso di SI.

Lo sostiene una ricerca effettuata da una società statunitense di psicologia del lavoro che rileva che questa propensione delle donne ad accettare lavori extra, sia entro le mura domestiche che nell'ambito professionale, non ha nulla a che vedere con la differenza di personalità dei soggetti presi in esame ma piuttosto sono una serie di norme sociali condivise.

Tutti noi, in recente passato, ci siamo trovati davanti ad una proposta di un incarico di lavoro che esulava dai nostri normali impegni e spesso ci siamo dibattuti nell'antico dilemma: "ma cosa penseranno di me se rifiuto, magari crederanno che sono un fannullone, che non ho voglia di fare niente, che non ho senso di responsabilità".

Tuttavia sono molto di più gli uomini che hanno il coraggio di rifiutare un incarico extra, che le donne.

Se è una donna a rifiutare,  l'impatto sulla sua valutazione professionale sarà maggiore. Una donna che eviti di lavorare un pò di più verrà giudicata più negativamente di un uomo che rifiuti, e la sua posizione non verrà presa in considerazione per eventuali promozioni.  E questo perchè le donne sono in genere ritenute aiutanti, collaboratrici. Dunque, un NO da parte loro è il contrario di quello che ci si attende.

Difficile che una donna si rifiuti, comunque, perchè sono loro le prime a sentirsi in  colpa nel timore di essere criticate, di non essere apprezzate abbastanza. Ma accettare comuque non basta a risolvere il problema perchè il carico di lavoro eccessivo  si traduce spesso in stress.

Come fare allora per evitare di aderire al vecchio clichè di "Donna arrendevole, accomodante, disponibile"?

La passività ci viene insegnata fin da piccoli come buona educazione, capacità di essere affidabili, di sapere stare in società.  Essere accomodanti ci favorisce nelle relazioni, ma solo quando a scegliere è la donna, però, non quando è un comportamento imposto. Quando una donna dice SI ad un lavoro extra, non per libera scelta ma perchè non è in grado di dire "mi dispiace, non posso, non ci riesco", alla fine si sente insoddisfatta e risentita anche verso chi l'ha costretta a dire SI quando in realtà voleva dire di NO.

Ma allora, come si esce da questa trappola sociale? Si potrebbe, per esempio, evitare di dare una risposta tagliata con l'accetta, non occorre dire subito SI o NO. Si può prender tempo evitando di dare una risposta di primo acchito, d'istinto.

CERVELLISi tratta, insomma di piccoli accorgimenti in  attesa di rifondare e rinegoziare le relazioni tra sessi tenendo sempre presente il vecchio principio secondo cui cambiare una norma è semplice, basta scrivere una nuova regola e applicarla. Ma modificare un atteggiamento culturale è una cosa più complessa e lunga.

   

Occorre, dunque, tatto e pazienza? O si tratta di atteggiamenti sacrificali?

Voi che ne pensate?

scritto da francesca il 20 09 2016
silenzio

Un bel tacer (o un bel silenzio) non fu mai scritto , recita l'antico adagio , anche perché i rumori "quelli veri " , tolgono ore alla salute .

In un articolo Riccardo Stagliano su il "Venerdì" scrive ..." ..il primo manuale sull'esorcismo , apparso nel 1400 , stilava lunghe liste per individuare il maligno e quasi la metà di queste erano di tipo acustico. Anche Dante si accorse della "città dolente " ben prima di vederla per "le grida e gli alti lai".

Mentre stiamo imparando a preoccuparci dell'inquinamento dell'ambiente , siamo piuttosto inconsapevoli di quello acustico . Il giornalista dice ancora ..."... il rumore toglie ogni anno circa un milione di ore ai cittadini europei e si ipotizza che siano circa 3.000 i morti per infarto (da rumore). "

Impazzano ovunque locali open-space dove il rumore o "il suono" dilaga , moltiplicato da altoparlanti sempre più potenti, i locali tranquilli senza "colonna sonora" sono una rarità.

La soglia del rumore fastidioso è sui 90 dB e non può essere sopportato che per qualche tempo, oltre in 120 dB ci possono essere dei veri e propri danni fisici come : fischi e ronzii alle orecchie che possono diventare permanenti , accelerazioni del battito cardiaco , ansia , sensazioni di disadattamento , vertigini , nausea , perdita dell'equilibrio , difficoltà respiratoria.

La soglia del rumore sopportabile dovrebbe non superare i 55 dB dalle 6 alle 22 e di 10 dB di notte.

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Certe volte non ci accorgiamo di questi danni perché assuefatti dal rumore : ...una strada trafficata provoca mediamente 70 dB , un martello pneumatico a 3 mt può superare i 100 dB , una lavatrice in centrifuga (forse non nuovissima ) può arrivare a 60 dB , l'abbaiare di un cane può arrivare a 100 dB.

Mentre sto scrivendo mi viene da fare l'ennesimo peana ad Eldy . Qui si scrive , si legge, si commenta ...se si vuole a dB 0 ...!

silenzio 2

Anche le baruffe in chat , che spesso son pepate e violente , non provocano nessun rumore , anche se si possono immaginare i dB di insulti gridati e di porte sbattute .

Passare più tempo in silenzio aumenta la chimica del cervello  con una maggiore capacità di concentrazione.

Il silenzio è come ricaricare un cellulare , la mente ha bisogno di "ricaricarsi" e lo fa durante il silenzio più di quanto non lo faccia durante il sonno.

Quindi ssstttt..! Silenzio..........e qui voglio proprio vedere chi lo rompe !

 

Franco