Il mare di Sturla ogni giorno cambia colore, è azzurro quando il vento soffia da sud-est, è opaco quando il libeccio, che porta tante nuvole, solleva la terra dal fondo e con essa le pietre. In quei giorni il mare è proprio arrabbiato, e io più di lui, perchè se entro in acqua le pietre mi si rigirano addosso.
Per chi non sapesse cos'è Sturla spiego che è un quartiere di Genova, già antico borgo di pescatori.
E' vero, non è la spiaggia della Sardegna ma il rumore dei sassi che sbattono avanti e indietro con la risacca, a me dà una sensazione di ritmico canto.
La pubblicità turistica si ferma al borgo di Boccadasse che, se pur incantevole, nasconde altri borghi di pescatori , non per questo figli minori.
Le "crose de ma" (in genovese creuza de ma) non sono altro che mulattiere che scendono e salgono dalle colline sulle quali Genova è adagiata.
A levante di Genova sorge il borgo di Boccadasse con una crosa in salita dalla quale si può ammirare un panorama del mare, a dir poco, da mozzafiato. Si chiama la "crosa dell'amore" dove le coppiette si appartano (..vecchi ricordi..!). E' una zona residenziale costituita in prevalenza da ville settecentesche e villini più recenti. Arrivati in cima della salita, la fatica è ripagata dall'impareggiabile vista del monte di Portofino, e della bellissima villa fatta a castello: siamo a Capo Santa Chiara, un piccolo promontorio naturale.
In stile Coppedè, dall'omonimo architetto fiorentino che ne ha progettato la costruzione nell'anno 1910, questa Villa ha molti richiami storici e medievali come, ad esempio, il Palazzo della Signoria a Firenze.
Genova è tutta un sali-scendi. Ed ecco un'altra crosa tutta in discesa, ripida e stretta dove il passaggio è concesso solo in fila indiana. Ai lati grandi muri di protezione ricoperti di glicine.
Fabrizio De Andrè trasse ispirazione da queste crose per la sua canzone "Crêuza de mä" nel 1984.
Tra crose chiamate vie, a causa del capriccio di un sindaco che amava la mitologia classica, oggi facciamo un giretto in via del Tritone, attraversiamo via Urania, e "atterriamo" in via Icaro.
Risento il rumore del mare che si infrange contro gli scogli e capisco di essere arrivata a Vernazzola, altro caratteristico borgo marinaro alla foce del rio Vernazza .
Case colorate dai classici colori genovesi che vanno dal giallo-ocra al rosso-mattone, panni stesi al sole, gatti, tanti gatti che aspettano la loro quotidiana razione di cibo.
Sembra di essere in un altro mondo, gli uomini con ago e spago cuciono le reti, le donne sedute sui gradini di casa chiacchierano in dialetto.
Non posso fermarmi, devo assolutamente arrivare a Sturla, là dov'è il "mio mare". Stavolta la crosa non c'è più, devo percorrere questo tratto per via mare. Salgo sugli scogli attenta a non scivolare.
Sturla ! Eccola la mia spiaggia , il mio borgo, ricordi di gioventù, il mio mare.
Sturla è un borgo di pescatori con una grande spiaggia libera, è un'insenatura naturale. Barche colorate, mollemente adagiate sulla rena si lasciano accarezzare dalle onde. Case di pescatori che resistono alle mareggiate, alla salsedine costituiscono questo borgo di persone che hanno fatto la storia del luogo. Sturla ora fa parte della città ed è ben servita dai mezzi.
Io amo il mio mare, specialmente d'inverno. Quella dolce brezza che soffia mi crea una speciale maliconia. Un'emozione piena di fascino e mistero. Mi siedo, guardo i gabbiani che col loro volo, mi procurano sensazioni inebrianti, senso di libertà e partecipazione della vita...e penso... Ma cosa ci sarà al di là, oltre quell'immensità?
Dimenticavo, in via del Tritone c'è un antico oratorio, quello di S. Carlo Celso che contiene importanti affreschi. In origine era una chiesa fondata da due martiri cristiani, S. Nazario e S. Celso la cui documentazione risale al 1311.
Sulla spiaggia di Sturla si compra il pesce azzurro ( le acciughe), un argento meraviglioso.
Ho scritto sopra che uomini, cantanti-poeti, hanno fatto conoscere al mondo il loro borgo. Sono la squadra dei "Canterini Vecchia Sturla" tutta al maschile , solo canto senza musica. Uno di loro canta in falsetto e la sua voce sembra quella di una donna. E' una musica che unisce in forma corale una umanità ricca di bei sentimenti! Ricordi di un'infanzia che si fa' sempre piu' lontana.
Un altro cantautore dialettale è Benito Merli ( detto Bunni), il canta-pittore di genere folk-genovese che sa esprimere l'amore e i sentimenti in modo esemplare.
Questa è la spiaggia dove io vado, dove trovo l'amicizia, la salsedine, le pietre, e la cosa più importante, la pace.
Quando viene sera, all'ora del tramonto, benedico Dio di avermi dato la vista per poter godere di tutta questa meraviglia del creato. Peccato io non sappia mettere in versi quello che provo, perchè è tutto POESIA: la terra, il mare, il paradiso che mi circonda e dentro al quale io vivo.
Alba
Il telefono ha squillato la mattina presto del 24 agosto 2016. Leonardo si è preparato, è uscito di casa, ha raggiunto il magazzino e, dopo aver preparato il necessario, è partito con gli altri per Montegallo, in provincia di Ascoli Piceno. Il paese, nemmeno 600 abitanti, è ai margini del cratere. È lì che Leonardo e la sua squadra hanno montato il campo della Protezione civile. «Qui non ci sono molti danni», racconta ad un quotidiano durante una breve pausa pranzo, «ma credo che subito sopra sia tutto distrutto».«Le persone che ho incontrato vivono nel terrore», ammette solo per un attimo Leonardo. «A un certo punto c'è stata una scossa un po' più forte delle altre e alcune signore si sono messe a piangere spaventate. Noi non l'avevamo quasi percepita, loro invece...».
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Mercoledì mattina quando Luca Giudici ha caricato i cani da macerie sul fuoristrada della Forestale ed è partito da Gromo era ancora buio. È arrivato sulle zone terremotate alle tre del pomeriggio e si è buttato sulle rovine di Amatrice e delle frazioni vicine, lavorando per due giorni di fila. Sfinito davanti a una villetta sventrata dal sisma sulla strada principale di Saletta, un piccolo borgo con poche decine di abitanti e uno spaventoso bilancio di 22 vittime, Giudici approfitta per tirare il fiato e rimettere ordine nei ricordi. «Io e altri colleghi dei gruppi cinofili siamo arrivati sul posto ormai quando i vivi ormai erano stati estratti — spiega il forestale della Val Seriana — e abbiamo lavorato soprattutto al recupero delle vittime. Eravamo tantissimi ma non è stato facile. Scavare in presenza di strutture pericolanti con la terra che non smetteva di tremare comportava seri rischi anche per le squadre dei soccorritori. Per mettersi in salvo la gente ha dovuto fuggire dalle proprie case, abbandonando tutto e siamo qui anche per impedire episodi di sciacallaggio».
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“Mentre ci avvicinavamo ad Amatrice provavo delle emozioni contrastanti. Ho avuto già una prima esperienza durante il sisma dell’Aquila, quindi immaginavo lo scenario in cui mi addentravo, ma al tempo stesso è difficile incrociare gli occhi interrogativi e terrorizzati della gente – racconta Andrea Grippo, rete G.O.P.I Caggiano – Ho conosciuto una signora che raggiungeva il campo ogni sera, cenava con il marito, ma non si addentrava né pernottava. Il suo era un gesto dettato dalla paura, ma anche dalla volontà di reagire e non sentire i racconti degli altri sfollati". -----------------------------------------------------------------------------------------------------
"La sera che siamo giunti al campo di Amatrice, ci siamo incamminati lungo il corso principale del piccolo paese, dove regnava un silenzio che incuteva paura – dice Antonio Adesso, rete G.O.P.I. Caggiano – intorno a noi solo cumuli di pietre e nel buio si notava imponente il campanile con l’orologio fermo alle 3:36, l’ora del sisma.”
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“Le persone hanno perso tutto, alcuni anche amici e parenti, non è semplice confrontarsi con i loro occhi pieni di paura e smarrimento – racconta Antonio Cafaro, rete G.O.P.I. di Pertosa – Ma ho avuto la consapevolezza che la macchina dei soccorsi per loro rappresenta una certezza in cui credere e aggrapparsi per proseguire la vita.”
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E poi c'è la storia di Andrea che in un attimo ha perso e salvato una vita. Andrea Pecci, volontario romano di 55 anni, ha recuperato l’amico dalla casa crollata ma una bimba gli è morta tra le braccia: «E' un dolore che porterò sempre con me».
La storia dei pompieri friulani che raccontano il loro lavoro tra le macerie: «Tentiamo di recuperare i beni dei residenti. Gioielli, medicine, chiavi dell’automobile, vestiti, denaro. Ci occupiamo di entrare in queste case che spesso stanno in piedi per miracolo per cercare di recuperare quello che la gente ci chiede».
La lettera del Vigile del fuoco alla piccola Giulia, che con il proprio corpo ha protetto quello della sorellina Giorgia.
La madre che scavando a mani nude ha salvato la figlia.
La Comunità islamica che, oltre a dedicare la raccolta fondi del venerdì, il giorno delle preghiere pubbliche, alle vittime del terremoto, ha sollecitato tutti i musulmani a donare il sangue.
La commuovente telefonata di un'anziana della provincia di Bologna, arrivata al comando il 25 agosto: “Pronto, Vigili del fuoco? Ho 70 anni, non è che possa fare molto, ma vi sono talmente vicina per quello che state facendo laggiù: ho messo su il brodo, avevo anche dei tortellini, se potessi farvi avere questa pentola lo farei così volentieri, purtroppo sono qui a Gaggio Montano e non posso venire”.
I migranti volontari che stanno lavorando per la costruzione di un centro operativo comunale nelle vicinanze di Arquata.
Il medico rianimatore di Mestre che con le mani e col cuore ha rianimato tanti superstiti.
I Frati Volontari del convento di San Francesco di Rotella che, muovendosi tra le macerie, danno una mano e portano generi di conforto agli sfollati. "Tornare alla quotidianità non è facile per queste persone, dopo una simile tragedia - spiega fra' Gaetano di Sant'Arcangelo - ma negli occhi dei bimbi vediamo la speranza".
Gli angeli in motocross. Alcuni motociclisti che sfruttano le proprie moto da enduro per aggirare i blocchi lungo le strade e consegnare medicinali e generi di prima necessità.
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STORIE...STORIE...STORIE..!!
Anche grazie a tutti loro sono fiera di essere Italiana!!!









