scritto da francesca il 11 06 2016
Merlo maschio  

Qualcuno, visto il titolo , dirà: “Ma che gli piglia al toscano di parlare del merlo?”

Vi dirò subito che uno come me, nato e cresciuto fra castagni, carpini, corbezzoli, eriche etc, ha appreso dalla natura tante cose che non trovi scritte in nessun libro didattico . Per esempio , il merlo non vuole intrusi nel suo spazio territoriale, diventa terribilmente pericoloso per i suoi simili fino ad ucciderli se non volano altrove . Non è che scopro l’acqua calda, molti di voi sapranno di questi comportamenti dai libri di ornitologia , ma vederli con i propri occhi ti lasciano di stucco.

Come altre volte ho detto, ho un piccolo frutteto e vado spesso per i lavori di potatura , segare l’erba etc etc, preferisco arrivare sul posto, ai piedi delle Apuane molto presto. Assistere alla levata del sole da dietro la Pania della Croce è sempre uno spettacolo. S’accende una luce rosa che aumenta di intensità fino ad illuminare i canaloni più nascosti. Il bosco riprende i suoi colori e gli uccelli intonano i loro inni nel silenzio delle selve : non c’è un solista che sia stonato o calante .

 

Ora ci sono gli uccellini “voloni” che volano insicuri sui rami bassi, sarebbe facile prenderli perché il loro ire è stracco. Da ragazzi ne facevamo delle gabbiate e ci divertivamo ad allevarli in cattività: eravamo molto bravi.Poi, imitavamo il “chioccare” della mamma e ti venivano fra i piedi spalancando il becco.

Una mattina ho assistito alla lotta fra due maschi, seduto in silenzio e immobile guardavo chi dei due poteva avere il sopravvento. La battaglia è durata assai: prendevano fiato e subito si beccavano proprio sulla testina, il più debole si è allontanato. Ho cominciato a fare i miei lavori e non ho più seguito il combattimento. Ma non è passato molto tempo che il forestiero è ritornato all’attacco, ne ha prese così tante che è rimasto fermo fra l’erba senza volare mentre il maschio dominante continuava a beccarlo sulla testa: mi sono precipitato per salvarlo ma ormai era morto. Ci sono rimasto male e l’ho seppellito . Non è la prima volta che assisto a certi combattimenti fra merli, e tutte le volte, ci scappa il morto.

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La proprietà è sacra e inviolabile; non voglio fare nessun riferimento , ma quel merlo, ha difeso il suo spazio, la sua “casa”.

Qui da noi, non passa giorno che qualcuno non trovi la sua abitazione violata ,depredata, devastata, sporcata e, quello che ti fa arrabbiare è che spesso rimangono impuniti. Qualcuno, con coraggio, ha fatto come il merlo , ha difeso il suo nido e ha sparato. Ha fatto bene ? Ha fatto male perché non doveva usare armi? Per la giustizia ha fatto male e in diversi casi è stato condannato e, addirittura, a risarcire il ladro…

Vi dico subito senza tanti preamboli che, per me, è un eroe .

Ci nascondiamo dietro un falso buonismo.

Sono andato pochi giorni fa a dare una mano ad un amico al quale hanno devastato la casa, rubato tutto, tutto. Armadi svuotati, cassetti rovesciati…un disastro: fortuna che non erano in casa le figlie. Ti prende una rabbia , uno sgomento, anche la paura di ciò che poteva succedere. Ecco che ti assale un senso di Legittima Difesa . Si sono formate anche ronde che vigilano la notte, ma molte abitazioni rimangono incontrollate e questi mascalzoni agiscono indisturbati .

Pensatela come volete: io mi schiero con il merlo.

   

Giulio

scritto da francesca il 7 06 2016
Baracche di Ponte Carrega

Baracche di Ponte Carrega

 

I miei ricordi ballano nella mia testa e qualche volta non so se ho vissuto veramente quello che ricordo.

Ora la mia testa è piena di neve e penso ogni tanto alla mia infanzia con un po’ di nostalgia e un po’ di tristezza.

È passata quasi senza sentirla. Peccato!

 

La vita è come un film noi siamo gli attori.

La sola differenza è che la vita non ha copioni, non possiamo scegliere o immaginare le scene.

Le pagine sono bianche, sta a noi scriverle ogni giorno.

Sta a noi essere registi di noi stessi.

Allora siccome io questo film lo conosco a memoria vi faccio la recensione e poi giudicherete .

 

Titolo: VIVERE SENZA DIO

Restauro: per conservazione della memoria 2016-05-29

Scenografia : in bianco e nero: 64 baracche su un terreno argilloso ospitano 120 famiglie molto numerose.

La loro costruzione è a tempo del fascio, assomigliano molto alle baracche nei lager. .

 

Lo sfondo: il grande cimitero di Staglieno e il torrente Bisagno famoso per le sue alluvioni.

   
A sinistra il cimitero di Staglieno, a destra le baracche di P.za Adriatico, al centro il Bisagno

A sinistra il cimitero di Staglieno, a destra le baracche di P.za Adriatico, al centro il Bisagno

Protagonista: Alba una bambina di otto anni

Trama: La protagonista, Alba, è una bimba irrequieta, ribelle, caratterialmente forte, non accetta di vivere come gli zingari. Lei vuole valere, studiare, odia i pidocchi, le pulci.

Si è tagliata i capelli da sola a zero pur di essere pulita e risanata dai parassiti.

 

La sua vita è un inferno. Da sola, ha imparato a chiudere le fessure di legno della baracca con la segatura, per non fare entrare il vento freddo.

Il suo compito è stare di guardia alla conca di zinco e svuotarla dall’acqua piovana che filtra dalle travi vecchie e rotte del tetto.

Alba, per potersi scaldare, ha imparato a rubare il carbone da un treno a vapore che attraversava la città.

 

Molto difficile accettare che una famiglia di 5 persone dormano nello stesso letto, chi dai piedi chi dalla testa. E allora Alba sogna una casa, odia il rumore delle tarme che di notte si mangiano il legno.

Nel frattempo è in corso la seconda Guerra Mondiale ed una bomba dà fuoco alle baracche. Molti compagni di Alba volano in cielo.

Come in tutti i film che si rispettano, la storia ha un lieto fine. Alba e la sua famiglia trovano un casolare abbandonato in mezzo al verde con tanti alberi da frutta.

Alleluia, si mangia tutti i giorni.

 

E vissero felici e contenti.

   

Alba