scritto da francesca il 12 05 2015
Without You - Al sax Giulio Salvatori - (video realizzato da Lucia)

Con l’avanzare degli anni i ricordi si offuscano, si annebbiano e non riesci a dare la giusta collocazione , l’esatto racconto, però certi tasselli colorati riesci sempre a collocarli nel mosaico della tua vita.

 images436

Al mio paese, come in altri paesi dell’Alta Versilia, c’erano le Bande musicali : le Filarmoniche, e molti ragazzi si cimentavano a suonare i più svariati strumenti.

I Musicanti più bravi, gli anziani, insegnavano la musica e gli strumenti che sarebbero serviti all’organico.

A me assegnarono il clarinetto e il mio Maestro era Adriano : un cavatore.

111  

Ricordo la prima lezione di musica , prese una mela , la posò sul tavolo, e chiese un coltello alla moglie Righetta. Non sapevo che la musica si insegnasse con una mela e il coltello. Iniziò :

- “ Questa è una semibreve e vale quattro quarti. “ Poi la tagliò a metà :-“Queste sono due minime e valgono due quarti “ La divise ancora : “ Queste sono semiminime e valgono un quarto “ E continuò a sminuzzare quella mela per farmi capire gli ottavi, i sedicesimi , i trentaduesimi .

E' ovvio che non avevo capito nulla ,la matematica non l’ho mai avuta simpatica.

Dopo diverse lezioni iniziai a capire la divisione e i valori delle note. Arrivò quindi a spiegare il pentagramma e dove stavano le note : quelle negli spazi , e quelle sui righi .Il problema incominciò quando arrivarono le note sotto e sopra il rigo, con “tagli in testa e in gola “. Queste definizioni, dette da un cavatore, mi facevano impressione ; e quando vedeva che non avevo capito, si prillava una sigaretta di trinciato forte e scuoteva la testa.

images

Un silenzio grave, attimi che sembravano eterni, le volute di fumo si alzavano verso la lampada appiccata al soffitto, la moglie richiamava il marito alla calma :

“ Se fai così lo spaventi quel bimbo ! “ Il bimbo ero io. Altri allievi, dopo alcune lezioni , rinunciarono e rimasi solo.

 

Ricordo che una domenica mattina, seduto in un angolo sul balcone con il metodo della musica sulle gambe, si aprì di botto nel mio adolescente cervello uno spiraglio : capii il modo di solfeggiare e, da quel momento ,divenni l’orgoglio del Maestro e in poco tempo entrai a far parte della Banda del mio paese.

Sono sempre stato magro, mingherlino e, il clarinetto era più lungo di me .Mio padre, che suonava il tromboncello da canto, si pavoneggiava a vedere il figlio fra i leggii della sala musica .Rimanevo affascinato fra tutti quegli strumenti : Corni, bombardini, genis, clarinetti, tromboni, trombe, percussioni, saxsofoni ,clarinetti, quartini, c’era perfino l’ottavino. E quando il maestro alzava la bacchetta, iniziavano le prove .

17009

Vi erano diverse marce sinfoniche che mi coinvolgevano ,riporto alcuni capitoli di un libro che conosco:

   

”(…) Mi sembrava di rotolare verso una valle senza fine spinto dal rullo dei tamburi, i baritonali vibravano possenti e tra i monti immaginavo Orlando che correva e soffiava nel corno come narra la storia(…) poi un finale pianissimo, chiudeva la marcia e il sogno. I bicchieri di vino giravano fra i leggii fra i commenti (…)Guardavo quelle facce segnate dalla fatica, le mani ruvide e callose, le labbra screpolate dal freddo posarsi sui bocchini degli strumenti come un bacio (…) e l’immancabile storica frase del Maestro : La musica ingentilisce i cuori . Ora il paese è silenzioso ,i componenti la Banda , suoneranno nei prati infiniti del cielo. Il loro suono però non giunge sulla terra “…

     

Conservo ancora quel clarinetto in una custodia scolorita, ma per me racchiude un periodo indimenticabile. All’interno ,fra alcuni spartiti ingialliti, ci sono le luci dei ricordi .

 

Giulio Salvatori

 

Ho voluto aprire con un video confezionato da Lucia e interpretato da Giulio e il suo sax, che rende visivamente  chiari,  gli inizi del suo percorso di musicista, come lui stesso li descrive in questo pezzo. Mi sembra importante concludere con altrettante belle note sempre di Giulio e del suo sax. Buon ascolto a tutti!

scritto da francesca il 9 05 2015

Viani_famiglia_poveri

Anche questa mattina il solito risveglio: rane.

 

Rane che gracidano dentro il bidone di latta in cortile.

 

Papà questa notte ha fatto la "spesa". Cibo assicurato anche oggi.

Fa tutto da solo. Gli basta un tronco per fare miracoli.

 

Mamma dice che riuscirebbe a fare le scarpe anche alle mosche. Io lo chiamo scherzosamente Geppetto.

 

Ha tagliato un albero e con il legname ha costruito una barchetta con la quale, quasi ogni notte, naviga i canali qui intorno a caccia di rane. Usa la lampada a carburo per abbagliarle e un retino per catturarle.

 

Per fortuna qui ci sono tanti canali.

 

Oggi, con la solita polenta, non ci sarà il solito baccalà, ma rane...gratis, offerte dalla natura.

 

Tra poco mamma e nonna si accingeranno a pulirle.

 

Non ho voglia di alzarmi presto anche oggi che è domenica e non devo farmi i tre chilometri a piedi per raggiungere la mia scuola,  in paese. Mi piacerebbe dormire ancora un pò o restare qui, nel letto, a pensare....a sognare. Ma so che tra poco la mamma verrà a chiamarmi, devo aiutare anch'io.

 

Le sento già trafficare in cucina.

 

Letto, quale letto? Un pagliericcio che funge da materasso sul quale non devo muovermi troppo o provoco un fastidioso rumore.

 

Mi piace pensare...sognare ad occhi aperti. Immagino cose meravigliose nelle quali posso credere perchè so che un giorno potrò realizzarle, ma solo studiando.

 

Mi piace studiare ma mi vergogno un pò davanti ai miei compagni. Quando il Preside entra nella mia classe con un pacco di quaderni, matite e colori i miei compagni mi indicano: "sono per lei, quella povera". Quella che ha bisogno dell'aiuto della sussistenza scolastica per studiare.

 

Io abbasso gli occhi, divento tutta rossa quando me li consegna, ringrazio educatamente ma ho un nodo in gola.

 

C'è tempo per piangere tornando a casa.

 

Anche quella volta che ho vinto il primo premio regionale per il tema sul risparmio. Che vergogna!

 

Non sapevo di aver vinto, sapevo solo che sarebbero arrivate persone importanti a scuola.

 

E invece mi hanno chiamata. Quando ho sentito il mio nome avrei voluto sprofondare.

 

Io, con gli zoccoli fatti da mio papà, il grembiule liso, anche se pulito, che era stato di mia sorella più grande, davanti a tutta la scuola a ricevere dalle mani del Direttore della Cassa di Risparmio il primo premio: un libretto con ben 2.000 lire di deposito.

 

E poi, dal Preside, una pergamena-diploma a ricordo e testimonianza del valore del mio scritto.

 

Quel giorno non c'erano i miei genitori, erano nei campi a lavorare la terra del padrone.

 

Loro non sapevano niente perchè, se avessero saputo ciò che accadeva a scuola, avrebbero trovato il modo di essere presenti.

 

Ma io non gliel'avevo detto, mi vergognavo della nostra povertà.

 

Oggi mi vergogno di averlo anche solo pensato.

 

Quindi ero sola, sola con il mio imbarazzo, la mia enorme timidezza, e il mio disorientamento per l'inaspetto evento mi faceva battere il cuore a mille.

E l'emozione era da svenimento.

 

E la Prima Comunione e Cresima?

 

Fatte nello stesso giorno, così non si spendevano soldi (che non c'erano).

 

Il mio abito era di terza mano. Usato da mia sorella maggiore e a lei passato dalla cugina "ricca".

 

Eppure mi sentivo una principessa.

 

Poi, a casa, c'era il pane.

 

Non la solita polenta o focaccia fatta da mamma e nonna, ma il pane, fresco, croccante, profumato, da odorare e assaporare in tutta la sua bontà.

 

Ricordi...di un'infanzia povera povera, ma sana e pulita.

 

E' passata una vita eppure mi sembra solo dietro l'angolo.

 

Ancora oggi, che ho qualche possibilità in più, vado a fare la spesa con la calcolatrice in testa. Raramente compro il superfluo.

 

Non ci si stacca da certi schemi.

 

Grazie papà, grazie mamma per avermi permesso di diventare quella che sono.

 

Ma cosa darei per risentire ancora quel gracidar di rane..!!

      francesca (3)