scritto da francesca il 10 03 2015
La notte del quattro marzo, il giorno cinque e in parte anche il sei, rimarranno per molti anni nella memoria dei cittadini della Versilia .
Faccio un passo indietro: diversi anni fa, fondai il giornale della montagna dal titolo –Il Vento Cèrcine- . E’ un termine dialettale che ci riporta alla treccia di stoffa che le donne mettevano sulla testa per attutire il peso della stia che portavano sul capo.
E’ un vento tipico della mia zona montana: sono due venti che soffiano da diverse direzioni , s’incontrano e danno origine a quel cercine, a quel vortice, che ha sempre creato danni e preoccupazione alla gente di quassù.
Il vento che ha distrutto in questi giorni la Versilia ed oltre non saprei definirlo: tramontana, libeccio, bora, kibli,…non lo sapremo mai . Una cosa è certa : era fortissimo con raffiche che superavano anche i 180 /190 km orari. S’abbatteva con violenza e portava via tutto quello che trovava, sentivi in lontananza che arrivava fischiando come un caccia bombardiere e scaricava la sue bombe ovunque. Non c’è scampo, non c’è riparo, attendi impotente e guardi per l’ennesima volta se hai chiuso bene porte e finestre. “ un vento che ti porta via” dicevano i vecchi.
Al mattino presto scruti dalla finestra la scena : sedie sparse per il giardino aggrovigliate fra loro con pezzi di tavolo e conche dei fiori spaccate .Frantumi di tegoli sul tetto della macchina , rami di olivo incastrati nella ringhiera delle scale . Esci e t’allontani un po’ per vedere in che condizioni è il tetto : un valzer di embrici girati come pagine di un grosso libro è la sintesi più corretta. Tettoie colorate di plastica che provengono da chissà quali abitazioni, fanno da vela ad una immaginaria imbarcazione ,un accappatoio appiccato al ramo di un olivo sembra voglia dirti un'infinità di cose, alberi ultracentenari fiaccati come fiammiferi, insomma : una grande tela imbrattata degna di una struggente pittura astratta , fredda e angosciante.
Poi, passata la rabbia di Eolo, raccatti i cocci e tenti di ridare un po’ di ordine. Dalle abitazioni vicine, la solita nenia, lo stesso motivo e la consolazione che non ci sono stati morti o feriti. E la litania delle persone più vecchie ripetuta più volte :- non ho mai sentito un vento così forte -
Ho girato un po’, da tutte le parti vedi ponteggi , scale e macchinari che si alzano verso l’alto ricolmi di tegoli: ci sono più persone sui tetti che nelle vie. Ora, piano piano, si curano le ferite. E come spesso si dice : - Dai colpi che provengono dal cielo non c’è riparo.-
Avanti tutta .
Giulio Salvatori, o come volete : Il solito maledetto toscano
A.D. 7 marzo 2015