scritto da francesca il 4 03 2015
 
PINACOTECA DI BRERA - MILANO

PINACOTECA DI BRERA - MILANO

   

E approfittando della splendida giornata domenicale che salutava l'arrivo del  mese di Marzo e della lodevole iniziativa messa in atto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dove vado secondo voi? Visto che sono a Milano, non posso resistere alla tentazione di entrare,  per l'ennesima volta, nella Pinacoteca di Brera.

Chi la conosce sa che è immensa ed immensamente costellata di capolavori di ineguagliabile pregio, distribuiti nelle sue 38 sale. Da Caravaggio a Mantegna, da Luca Giordano a Carracci, da Bellini a Cima da Conegliano, da Palma il Vecchio a Jusepe de Ribera, da Piero della Francesca a Raffaello, da Botticelli al Veronese e un'infinità di tanti altri artisti che sono stati protagonisti dell'arte, non solo nazionale,  dal XIII al XX secolo mi accolgono in tutto il loro splendore.

Non posso certo parlarvi di tutti i dipinti ma anche se tutti mi suscitano emozioni di volta in volta diverse, vorrei cominciare con queste due opere che, all'apparenza sembra abbiano nulla in comune, ma....

 

ANDREA MANTEGNA - IL CRISTO MORTO

Mantegna_Andrea_Dead_Christ  

Qui siamo nel decennio che va dal 1470 al 1480, naturalmente a Mantova patria dell'artista. Mantegna con questo quadro compie una rivoluzione all'interno della storia dell'arte. Ora vi dico perchè.

Allora...., mi posiziono davanti al dipinto e scopro che non è più qualcosa che mi sta di fronte, ma sono io, osservatore, ad "entrare" illusoriamente all'interno della rappresentazione. Con un arditissimo scorcio e una prospettica virtuosa, Mantegna mi sta dando l'impressione di trovarmi ai piedi della lastra tombale sulla quale è deposto il Cristo crocifisso.

Il corpo ucciso è ormai stato calato dalla croce ed è disteso su una lastra di pietra rossastra venata di macchie bianche (una leggenda le vorrebbe come le lacrime versate da Maria). Sulla destra c'è una piccola boccetta di unguento, ritengo siano gli olii con i quali veniva eseguita l'unzione del corpo prima di essere deposto nel sepolcro.

Sulla sinistra, invece, si scorgono tre volti umani: quello della Madonna piangente, quello di Giovanni che grida per il dolore, e infine quello deturpato della Maddalena.

Non ci sono forme composte in questa sublimazione del dolore, ma aspetti dell'umana verità, persino quelli più umilianti e dolorosi, come le ferite che tagliano la carne delle mani e dei piedi portati in primo piano con un naturalismo proprio dell'artista che vuole esprimere ad ogni costo, trasmettendolo a chi "entra" come me nella scena, il suo messaggio.

 

E ora, andiamo verso la fine del percorso, precisamente nella XXXVII° sala e cambiamo completamente argomento e scenografia.

 

FRANCESCO HAYEZ - IL BACIO

El_Beso_(Pinacoteca_de_Brera,_Milán,_1859)    

 

Trovo una panchina, mi siedo di fronte al dipinto,  respiro a fondo  e, come ogni opera d’arte ha il suo linguaggio, lascio che “lei” mi parli godendo appieno del suo romantico e affascinante contenuto.

 

Francesco Hayez  non è a caso  il pittore italiano considerato il massimo esponente del Romanticismo. Veneziano d’origine ma milanese d’adozione diventerà anche direttore dell’Accademia di Brera nel 1850. Nella piazza antistante vi è eretta la sua statua.

Ma veniamo al dipinto.

Innanzitutto la sensualità che traspare, quasi di gusto moderno, precede l’invenzione di certe inquadrature cinematografiche: i due volti sono tenuti abbastanza nascosti in modo da concentrare tutta l’attenzione sull’incontro delle loro labbra.

La grazia degli atteggiamenti, i corpi languidamente avvinti in un bacio che potrebbe sembrare di passione ma che è anche un bacio d’addio, mi imprimono un tocco magico che mi trasporta al di sopra dei due amanti, nell’ovattato silenzio creato dalla mia fantasia.

Vengo rapita dalla straordinaria dolcezza che pone l’uomo nel trattenere con la mano il volto dell’amata, dalla passione e, quasi dichiarazione di possesso che egli esprime nell’appoggiare la gamba sul gradino, quasi a voler completare l’abbraccio con tutto il corpo.

Ella si abbandona leziosamente al dolce incontro di labbra poggiando il suo braccio sul petto di lui quasi a volerlo trattenere allontanando il più possibile il momento dell’inevitabile distacco.

Anche Hayez è abilissimo nel dipingere effetti di luce-ombra. Luce nell’azzurro del bellissimo vestito indossato dalla protagonista, luce sul muro di fondo, ombre sfumate nel vano sulla sinistra che fa intravedere una misteriosa sagoma umana che si avvicina o si allontana dagli amanti.

Ma non pensiamo che il soggetto di questo quadro sia esclusivamente fresco e disimpegnato, in realtà il dipinto racchiude un forte messaggio politico e patriottico.

Così i due giovani che Hayez ci presenta sono si avvinti in un bacio d’addio ma ad entrambi viene rivolto l’invito ad impegnarsi per la Patria: lui è già pronto per partire (ecco il vero significato del piede sullo scalino…..ma io sono solo romantica), mentre lei rimarrà a casa ad attenderlo.

Ma c'è anche un altro significato simbolico che viene attribuito, dai  giovani innamorati, al dipinto. Una leggenda metropolitana racconta che porti fortuna alle coppie in procinto di sposarsi, baciarsi davanti a quel quadro e vi assicuro d’averli visti coi miei occhi.

 

Alla prossima visita, amici!  (se non vi ho troppo annoiato..).

  francesca (3)

 

scritto da francesca il 28 02 2015

Ho scelto  questo modo per presentare la mia regione.

liguria

La Liguria di Vincenzo Cardarelli.

 

E' la Liguria terra leggiadra il sasso ardente, l'argilla pulita, s'avvivono di pampini al sole. E' gigante l'ulivo. A primavera appare ovunque la mimosa effimera. Ombra e sole s'alternano per quelle valli che si celano al mare, per vie lastricate che fanno in su, fra campi di rose, pozzi di terra spaccate, costeggiando poderi e vigne chiuse. In quell'arida terra il sole striscia sulle pietre come un serpe. Il mar in certi giorni è un giardino fiorito, reca messaggi il vento, Venere torna a nascere ai soffi del maestrale. O chiese di Liguria come navi disposte a essere varate ! o aperti ai venti e all'onde liguri cimiteri. Una rosea tristezza vi colora quando di sera, simili ad un fiore che marcisce, la grande luce si va sfacendo e muore.

   

La natura ha dato alla Liguria la forma di un arco dove, nelle sue insenature, si sono formati dei bellissimi borghi sia a Ponente che a Levante ed io di questo voglio parlarvi: dei borghi più belli d'Italia. Solo in Liguria ve ne sono 21.

Oggi vi parlerò di tre di questi borghi, che si trovano a Ponente, in provincia di Imperia.

 

DOLCEACQUA

DOLCEACQUA

DOLCEACQUA

E' un villaggio che assomiglia ad un piccolo presepe. Si trova arroccato perchè il territorio non concede spazio alla pianura . Famoso è il suo ponte a "schiena d' asino" costruito dai romani e il Castello, ormai un rudere per visitare il quale, però, bisogna pagare 5 euro (senza poter ammirare, purtroppo, quasi nulla).

 

La Chiesa dedicata a San Giorgio risale al X secolo. Al suo interno si custodiscono,  ancora oggi, le tombe di Stefano e Giulio Doria.

Dolceacqua - Chiesa di San Giorgio

Dolceacqua - Chiesa di San Giorgio

   

Ecco un esempio di una cittadina che ha saputo valorizzarsi col turismo. Il castello,  le chiese, i caratteristici vicoli stretti, le case costruite a strati, i negozi d'arte, sono tutti mantenuti in maniera perfetta. Le ristrutturazioni vengono eseguite ad opera d'arte rendendo  sempre più bello e pittoresco questo luogo. Suggestivo e romantico,  pulito e ben organizzato. Tutto ciò mi rende felice e mi fa pensare che anche noi liguri abbiamo cura del nostro patrimonio artistico e storico. E non solo a nostro beneficio, ma anche dei turisti che vengono a visitare questi luoghi rimanendone incantati.

 

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Monet in uno dei suoi soggiorni,  si innamorò di questo posto e lo dipinse così:

Monet - Dolceacqua

Monet - Dolceacqua

   

APRICALE

 
APRICALE

APRICALE

   

Sempre in provincia di Imperia a 13 km dal mare vi è Apricale. Piccolo borgo, forse uno dei più antichi dove sono stati ritrovati reperti storici dell'età del bronzo. In cima al coccuzolo del monte vi è un agglomerato di case, vicoli in salita, scalinate, il tutto esposto al sole. Pieno di mimosa, alberi d'ulivo dai quali si ricavano le famose olive taggiasche e anche il buon olio extra vergine.

mieleMa vi sono anche altri ottimi prodotti, come il patè di olive, le olive in salamoia, il buonissimo pesto, il delizioso miele d'acacia e di castagno.

 

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Molti sono gli artisti esteri che vi vivono, poeti che raccontano in versi la storia di questo mitico borgo. La sua scenografia naturale ti fa entrare nel mondo delle favole e dei folletti.

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TRIORA

   
TRIORA

TRIORA

 

Triora, o anche  il borgo delle streghe. Si trova sempre in provincia di Imperia nella valle Argentina a quota 780 m. l. m. Dal mare ai monti cambia lo scenario. No, non sei in Trentino, ma c'è nell'aria la salsedine mista a neve. Difatti anche qui esiste una stazione sciistica, Monesi frazione di Triora.

Che c'entrano le streghe con Triora ? Non è una leggenda. Ci sono documenti conservati nell'Archivio di Stato di Genova che raccontano del rogo di 30 ragazze, artefici di grandi mali (pestilenze, cannibalismo). Dobbiamo, però, tornare indietro nel tempo e più esattamente al Medioevo quando la superstizione contagiava tutti.

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Tornando ai tempi nostri, purtroppo la guerra del  '40/45 rase quasi al suolo il borgo che si spopolò. Nell'ultimo censimento del 2011 gli abitanti risultavano solo 370.

Oggi Triora mi appare così, misteriosa, antica e ogni suo angolo mi racconta una storia.

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Il castello con i suoi ruderi. L'Oratorio di San Giovanni Battista, del 1632, custodisce al suo interno importanti dipinti di Luca Cambiaso e Lorenzo Gastaldi. Passando per le piccole viuzze si leggono tante lapidi dedicate a personaggi illustri del passato.

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La vita economica è basata sul turismo, cave di ardesia, pastorizia, agricoltura.

 

E voglio concludere questo mio tour con una bellissima canzone del grande Fabrizio de Andrè. Rigorosamente in genovese!

 

 

Alba