scritto da francesca il 9 07 2012
L’evento della settimana passata è stato l’annuncio della scoperta del bosone di Higgs. Avrete certamente letto la notizia di questa particella, ancora sconosciuta, che sarebbe l’origine della materia del cosmo. Il video che segue aiuta a comprendere meglio di cosa si tratta. Quest’articolo vuole essere una breve riflessione su quanto queste scoperte vanno a lambire il mistero della creazione dell’universo e dell’esistenza Divina. http://www.youtube.com/watch?v=qxJprDMUDqI L'astrofisica Margherita Hack afferma che il bosone è la particella di Dio: "Io lo chiamo addirittura Dio poiché é la particella che spiega come si forma la materia delle altre particelle e siccome queste sono quelle da cui poi deriva tutto - le stelle, gli elementi che abbiamo sulla terra, compresi quelli che compongono gli esseri umani - questa particella è veramente Dio".   La risposta della Chiesa non si è fatta attendere, così il teologo Monsignor Elio Sgreccia: "Questa particella è “di Dio” come è “di Dio” tutto il resto del mondo. È soltanto una componente, magari originaria, della materia, ma non spiega la realtà che ci circonda. Aleggia in essa, ma non la codifica. Perché la realtà non ha bisogno di una spiegazione fisica, bensì metafisica. E la definizione di questo non pertiene alla scienza". Insomma ha voluto dire che anche questa particella è causata da Dio. Per i fisici, è l'equivalente della scoperta dell'America, del Dna o dell'approdo sulla Luna. L’uomo riuscirà, finalmente, a scoprire quando e com’è nato l'universo in cui viviamo? La mia convinzione è SI. E la vostra?   Mentre riflettete, se vi va, queste le impressioni più pittoresche del Web, quelle dei non addetti ai lavori, per i quali il "bosone" resta un mistero e, nel peggiore dei casi, una barzelletta. Le migliori: "Il bosone di Higgs esiste ma può avere anomalie. E’ l’eterno problema di Dio: pieno d’iniziativa, ma poi si distrae e fa qualche cazzata". "Cern: scoperta, domenica mattina, la particella di Geova', era attaccata al citofono". "Dicono che la particella di Dio sia un bosone. E vediamo se la Chiesa, foss’anche solo per assonanza, riesce a diventare più tollerante".   “Adesso che al Cern hanno scoperto la particella di Dio, pensate ci sia il rischio che torni a riprendersela?”   Peter Higgs e Fabiola Gianotti, responsabile esperimento Atlas.         Ultima notizia seria e molto importante:

La Malvestiti di Cinisello Balsamo ha fornito il 70% dei componenti del superacceleratore del Cern sbaragliando la concorrenza dei colossi tedeschi e americani e ritagliandosi un ruolo di leadership mondiale nello stampaggio dei metalli speciali.

 Date a Cesare quello che è di Cesare e lasciamo a Dio quel che è di Dio, ma la scienza non si ferma mai e la storia si riscrive ogni giorno!

Credevate vi lasciassi tranquilli a godervi l’estate senza tediarvi con la mia mania dell’ arte, vero? E invece no, eccomi qui a “parlare” con voi raccontandovi di un pittore che io considero uno dei più grandi manieristi e che ha vissuto intensamente e con foga pittorica, tutta la sua vita artistica. Proprio oggi, andando a visitare la Reggia di Venaria Reale ho avuto il piacere di ammirare un suo dipinto che si trovava in esposizione all’interno della Chiesa di Sant’Uberto che si trova appunto dentro la Reggia (della quale vi parlerò più avanti).  Il dipinto è:

LA CROCIFISSIONE

Un dipinto restaurato dal Centro di Venaria e vi assicuro che è un vero spettacolo ammirarlo. Abbinato vi è un video che mostra, in dettaglio, l’opera prima del restauro e dopo l’intervento. Il risultato è davvero spettacolare! Condannato alla pittura, una condanna a vita, novizio nella bottega di Tiziano, Jacopo Robusti,  a dispetto del nomignolo col quale la tradizione ha voluto suggellarne la fama,  avrà una vita artistica costellata di opere gigantesche. Era diffuso costume dei tempi soprannominare i giovani dai mestieri dei padri e siccome Giovan Battista Robusti esercitava l’arte del tingere le sete, il suo figliolo Jacopo aveva già il destino segnato nel nome: figlio del Tintore, cioè Tintoretto. Stessa cosa accadde, ad esempio,  al Vannucchi, più noto come Andrea del Sarto, appunto dalla professione paterna. Riporta il Vasari nelle sue  “Vite” che, nel 1564, per aggiudicarsi la commissione degli affreschi della Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco in Venezia, Tintoretto mise in pratica subdole strategie.  Quando i membri della confraternita si riunirono sotto il soffitto che avrebbe dovuto essere affrescato, si accorsero che Tintoretto li aveva preceduti installando una versione a colori e a grandezza naturale del proprio progetto. Naturalmente vinse l’incarico. Tutti i migliori  dipinti del Tintoretto sono penetrati da una grande idea, tutti derivano da un autentico amore per l’uomo, dai tragici problemi della lotta per la vita, ai fondamenti più profondi di una cosciente visione del mondo. L’opera del Tintoretto si distingue per l’immensa varietà di temi, per l’ampiezza dei procedimenti stilistici, in un’associazione, quasi contradditoria, di slanci luminosi e tragiche “fratture”. Anzi di più, direi che le opere di Tintoretto sono caratterizzate da un intimo dinamismo e da un’energia quasi incontrollabile. Profonde ombreggiature aggiungono un tono mistico alle composizioni; i personaggi si riversano nella luce, esternando emozioni estreme. Emozioni che esplodono nelle  morbidezze sensualissime di dame nude ed eccitanti. Nelle dee come Venere che, non solo  erano apprezzate dagli aristocratici e dai ricchi commercianti della Venezia del Cinquecento ma gli stessi le desideravano nelle loro case, raffigurate dai più grandi maestri in pose nude e sexi. E qui il mio riferimento è palese, prendo ad esempio alcuni dipinti che hanno fatto parte di una mostra che da pochi giorni si è conclusa alle Scuderie del Quirinale e che era, forse, la più completa esposizione artistica del “pittore di tutti”.

 VENERE, VULCANO, CUPIDO E MARTE

 DANAE

 LEDA E IL CIGNO

e, non ultimo, perché di questo voglio parlarvi, il meraviglioso  

SUSANNA E I VECCHIONI

  E’ questa una composizione ricchissima di particolari, dove domina la figura nuda della donna che si stacca radiosa, teneramente modellata, appena accarezzata nelle sue morbide e sinuose forme da chiaroscuri e penombre create sul terreno, oltre i bordi della vasca, dalla siepe fiorita che si allunga verso il fondo. Fingendosi ignara ma, nel vero, consapevole degli sguardi dei due anziani giudici che, in agguato alle estremità della siepe, la spiano turbando la solitudine del vasto, incantevole giardino, Susanna si contempla, serenamente compiacendosi della sua bellezza. La luce calma che si diffonde scivola lentamente sul suo corpo, facendone risaltare i contorni sinuosi, senza modificare minimamente la meravigliosa integrità delle forme. Infiniti sono i particolari che, l’artista, con tocchi sensibilissimi e leggeri evoca in questo dipinto. Dal complicato annodarsi delle minuscole trecce bionde allo scintillio dell’orecchino di perla, dallo zampillare delle acque limpidissime ai monili sparsi sul terreno, dai tronchi alle fronde, ai cespugli, agli animali. Furono diversi gli artisti che rappresentarono questo episodio biblico ma, in particolare, amo questo del Tintoretto perché, a differenza di altri che immortalarono l’attimo più malvagio o lussurioso del tema, egli ha scelto quello più lirico nel quale i due “vecchioni” sono solo una lontana minaccia, quasi ignota, al felice abbandono contemplativo della donna. Nella sua “Carta del navegar pittoresco”, Marco Boschini, scrittore e pittore  veneziano, barocco come non mai, scrive del Tintoretto:   “Che gran stupori, che cose tremende, che pensieroni pregni e che fierezze! Co’l dar al Tentoreto encomij tanti. Qua tuti i venti, Maistro e Siroco, conduse la gran Nave tentoresca in sto’ profondo Mar, che sola pesca. Basta a dir: L’è la Scuola de San Roco… Chi avesse visto el nostro Tentoreto Quando el fece ‘sti quadri che xè qua, con che bravura e che facilità, s’averia visto un spirito foleto”.