scritto da francesca il 11 05 2020
Cari amici, proprio adesso che siamo in un momento storico del nostro Paese io voglio credere che qualcosa di buono può ancora accadere. Ho bisogno di pensare positivo. So benissimo, e non sottovaluto, la gravità del momento e la profonda crisi che stiamo attraversando. I grandi problemi che attanagliano il nostro Paese. Da quello sanitario, in primis, a quello economico e quant'altro. E poi le guerre. le violenze, le tragedie, gli eccidi e i massacri mondiali che, al di là del Covid, non hanno mai smesso di colpire. Forse il mio è un sogno, un'utopia,ma voglio crederci ancora una volta. Forse la mia è una malattia cronica che si chiama "ottimismo" e quindi ho speranza. Credo fermamente che esista comunque, qualcuno che, come me, abbia il desiderio di Abbracci e Speranza. In questi mesi siamo stati obbligati a traslocare dentro un computer o dentro lo spazio ancor più claustrofobico di un cellulare, asettico e a distanza di sicurezza da ogni essere umano, anche il più caro. Abbiamo messo in pausa amori e sensi, baci e abbracci, progetti e rimpianti, ma non la voglia di riviverli ancora. Un virus, tanto minuscolo quanto prepotente, ha scombussolato le nostre vite, ha modificato in maniera transitoria il nostro modo di amare, ma non ha tarpato le ali al bisogno di abbracciare e baciare ancora, di condividere sentimenti e affetti dai quali adesso dobbiamo mantenere la "distanza sociale". Lo so che non è facile vivere senza baci e abbracci. Ci vuole un gran talento per resistere a quest’anestesia totale dei sensi e delle emozioni libere. È un assurdo quotidiano, fatto di attesa ma io sono certa che continuando a combattere, prima o poi raggiungeremo l'agognato traguardo. E NON MI ARRENDO! Voglio costruire speranza dentro di me, perché l’Italia che produce risultati di successo c’è. E’ viva e vitale, diffusa in mezzo a noi. È l’Italia che non si rassegna al declino. Datemi pure della pazza idealista, dell'illusa ingenua e magari dell'inveterata ottimista ma OGGI HO PROPRIO BISOGNO DI UNA SANA INIEZIONE DI FIDUCIA!!! E con queste prospettive.....aspetto! ---------------------------------------------------------------------------------------------------- Francesca
scritto da francesca il 5 05 2020
Mi ha ricordato il giorno della liberazione a Campogalliano il 23 aprile 1945 , avevo sei anni e mezzo e colsi la gioia negli occhi della mamma , dei nonni e degli zii , penso che la stessa gioia l'abbia colta anche Leonardo pur solo ad un anno , nel vedere genitori, nonna e bisnonni insieme dopo mesi. Il 4 aprile è stato un piccolo giorno della liberazione . In un primo momento abbiamo tenuto le mascherine , poi Leo con sorrisi continui e la gioia di tutte quelle persone attorno ha rotto il ghiaccio , ci siamo tolti quegli orpelli di protezione e abbiamo vissuto qualche ora di vita ritrovata. La bisnonna aveva fatto la torta con la farina di castagne e come nei conviviali che si rispettano l'abbiamo assaporata alla giusta distanza gli uni dagli altri, senza abbracci e strette di mano. Ma Leo saltellava da uno e dall'altro mangiucchiando il suo pezzo di torta , gioia dei merli per tutte le briciole cadute . Poi si sono uditi i trilli di Marta , tre anni , figlia dei vicini e siamo usciti tutti nel parco condominiale attiguo al nostro giardino . Le corse , le grida , il vociare felice , ecco la vita è cosa semplice in fondo , ritrovarsi nella gioia , nella natura e negli affetti. Forse è questo il viatico che dobbiamo portare avanti dopo questa tragedia , ritrovare le piccole cose , la gioia della comunità. Non c'è bisogno di volare in paradisi esotici, basta una fetta di torta , il sole , gli alberi e tanto amore. Franco